La profilassi antibiotica in chirurgia implantare è sempre indicata?

DM_il dentista moderno_antibiotici in odontoiatria

Gli antibiotici, nel corso del ventesimo secolo, hanno rivoluzionato positivamente la mortalità generale e l'approccio clinico alle infezioni batteriche, attraversano oggi una fase storica delicata. La problematica delle resistenze batteriche non può più essere considerata esclusivamente un timore in prospettiva (si stima che a metà del secolo in corso le infezioni resistenti uccideranno più del cancro) ma una realtà clinica di rilevante attualità. L'Italia, in questo senso, non è al sicuro e, anzi, a livello europeo detiene un preoccupante primato continentale: 10mila morti annue su 33mila a livello europeo.

L'insorgenza delle resistenze è un fenomeno complesso che contempla processi diversi e diverse cause: tra queste, non può in alcun modo essere sottostimata quella iatrogena, legata a un utilizzo scorretto dei farmaci.

Una delle misure preventive delle resistenze consiste in una generale e razionale diminuzione delle prescrizioni: la somministrazione di un antibiotico, in via profilattica o terapeutica, richiede un razionale preciso e provato dall'evidenza.

Antibiotici: in odontoiatria i farmaci più prescritti dopo gli antinfiammatori

Gli antibiotici seguono i soli antinfiammatori come classe di farmaci più utilizzata dagli odontoiatri, il che mette questi specialisti tra i principali prescrittori.

Il rischio di infezione del sito chirurgico è una delle principali indicazioni alla profilassi antibiotica contemplata dalle di linee guida di società scientifiche come Infectious Diseases Society of America (IDSA), Surgical Infection Society (SIS), American Society of Health System Pharmacists (ASHSP) e Society for Healthcare Epidemiology of America (SHEA), oltre che dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO). L'infezione del sito chirurgico, in implantologia, può condurre al fallimento della riabilitazione.

L'Antibiotic Study Group dell'International Team for Implantology (ITI) ha studiato l'influenza nel pattern di guarigione della ferita e nella valutazione soggettiva del postoperatorio, senza ritrovare differenze significative nel paziente sottoposto a profilassi.

Partendo da queste indicazioni contrastanti, Khouly, Braun e Chambrone hanno condotto una revisione sistematica con meta-analisi, con l'intento di valutare l'effettiva efficacia della profilassi, confrontata con placebo, in chirurgia implantare, nel caso del paziente sano. Il lavoro, le cui fonti sono aggiornate a metà 2017, è stato appena pubblicato su Clinical Oral Investigations.

L'indagine ha screenato le banche dati PubMed, CINAHL, Embase e Dentistry & Oral Sciences Source (DOSS): partendo da un pool di più di mille abstract, sono stati valutati 22 full text, 10 dei quali sono giunti alla valutazione finale.

Considerando l' outcome primario, non risultano differenze significative per quanto riguarda l'infezione nelle prime due settimane postoperatorie.

Sono stati anche valutati degli outcome secondari: non si rilevano differenze significative per quanto riguarda il rischio di deiscenza, mentre non sono risultati valutabili i dati del dolore e degli ulteriori eventi avversi.

Tali risultati conducono nell'indicare la profilassi come superflua nel caso di un paziente implantare con un quadro di salute generale complessivamente buono. Si tenga presente il fatto che comorbidità anche severe non rappresentano in molti casi controindicazioni alla riabilitazione implantologica ma, alle volte, rappresentano indicazioni alla profilassi antibiotica pre-chirurgica. È possibile pertanto attendersi adeguamenti delle linee guida nel prossimo futuro.

Riferimenti bibliografici

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/03/13/news/antibioticoresistenza_in_italia_il_primato_europeo_di_decessi-221467306/?refresh_ce

https://link.springer.com/article/10.1007/s00784-018-2762-x

La profilassi antibiotica in chirurgia implantare è sempre indicata? - Ultima modifica: 2019-04-16T07:52:00+00:00 da redazione
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