Il pH orale e le possibili fonti di acidità

Il pH orale e le possibili fonti di acidità

Nell’uomo il pH del cavo orale si attesta mediamente a 7.4, non rimanendo comunque costante nell’arco della giornata. Innanzitutto va incontro a decremento immediatamente dopo i pasti, come attestato dalla curva di Stephan. Si abbassa lievemente anche durante il sonno.

Si definisce critico il pH più elevato al quale lo scambio ionico in equilibrio tra un solido e una soluzione si mantiene in equilibrio. Volendo convertire nella clinica questo dato di laboratorio, si tratta del valore al di sotto del quale il tessuto inizia a cedere minerali. Il pH critico per lo smalto si attesta a 5.5-5.7. per la dentina il valore critico è ulteriormente meno acido (6.0-6.9). Va precisato che si tratta di valori di riferimento per la demineralizzazione cariosa, mentre al momento non è stato identificato un pH critico per l’erosione dentale.

È stato proposto che il dato del pH critico dipenda dalla concentrazione di sali minerali all’interno del fluido: questi devono però essere presenti oltre una certa misura per risultare efficaci. Il contenuto in sali minerali della saliva, per quanto spesso non considerato in termini assoluti, rappresenta una voce importante in questo senso.

Tra le determinanti del pH orale, la saliva ha dunque un ruolo fondamentale: il pH di questa, in fase di non stimolazione si attesta intorno a 6.8, dato che sale di un intero punto a flusso stimolato.

La saliva è dotata di sistemi tampone (bicarbonato ma anche fosfati), che non sono però i soli elementi da considerare. La saliva è sottoposta a ricambio e la sua funzione protettiva deriva proprio dal lavaggio continuo dei tessuti.

Il flusso salivare costituisce, in effetti, l’indice forse più valido della capacità tampone del fluido, che risulta potenziata in caso di iperstimolazione. In più, anche il contenuto in sali minerali può aumentare.

Le fonti di acidità per il cavo orale sono, in primo luogo, di tipo estrinseco legate alla dieta. Si considera in particolare l’acidità titolabile: se questa è elevata, l’alimento è in grado di abbassare il pH orale per un periodo prolungato. È il caso tipico delle bevande contenenti acido citrico, come i succhi di frutta e i cosiddetti soft drink. Va precisato che a un basso pH non corrisponde necessariamente elevata acidità titolabile: si distinguono quindi alimenti più o meno facilmente tamponabili a parità di pH.

Esistono anche delle fonti intrinseche, cioè endogene, di acidità. Il reflusso esofageo è l’esempio principale di patologia, ma vanno ricordati i casi di vomito conseguenti a disturbi alimentari o all’assunzione di alcune sostanze.

Il pH orale e le possibili fonti di acidità - Ultima modifica: 2018-01-16T07:33:00+00:00 da redazione

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