Il concetto di preparedness dal laureando al giovane professionista

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L'attuale organizzazione del corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria è quello di una laurea professionalizzante, che prevede cioè un'attività didattica, concentrata soprattutto sul sesto anno – di relativa recente introduzione – ma non esclusivamente, fortemente incentrata sulla gestione clinica del paziente. L'iter post-graduate dello studente di odontoiatria, infatti, porta in tempi mediamente rapidi il neo-laureato a intraprendere le prime collaborazioni professionali.

Certo è che il passo dall'atmosfera “protetta” – ma non per questa priva di responsabilità – del tirocinio professionalizzante al mondo del lavoro propriamente detto, se particolarmente rapido, può essere non facile per un giovane.

Preparedness: gestione di stati di emergenza

Nel linguaggio della sanità pubblica, il termine preparedness identifica nello specifico la prontezza alla gestione di stati di emergenza (epidemie, carestie o eventi bellici) da parte dei sistemi sanitari dei diversi paesi. Questo termine può essere mutuato e proiettato sulla realtà del giovane professionista, il quale deve essere preparato a gestire in prima persona quadri complessi – non necessariamente emergenze – per i quali ha ricevuto, beninteso, un training ben specifico.

Risulta perciò importante valutare la percezione della preparedness individuale, meglio se già a partire dal periodo del tirocinio. È quanto si è proposto di fare Ray in un lavoro, pubblicato lo scorso anno su British Dental Journal. L'autore ha pertanto indagato una realtà accademica simile a quella italiana, ossia il Regno Unito, paese dove, peraltro, diversi giovani odontoiatri italiani stanno trovando delle opportunità lavorative. Si legga su questo tema quanto raccontato in un precedente articolo, anche a proposito della Brexit.

Delle 13 facoltà britanniche inizialmente contattate, tre hanno partecipato allo studio: lo stesso autore indica nella ridotta numerosità del campione il limite principale dell'indagine, il che obbliga a soppesarne i risultati su scala maggiore.

Come comunque ci sarebbe potuti aspettare, l'elemento percepito dagli come maggiormente importante nella loro preparazione consiste nel contatto con il paziente.

Considerando invece le distinte fasi dell'approccio clinico, il giovane individua nel decision making, in altre parole nella definizione del piano di cure, il momento in cui richiede massimo supporto da parte dell'educatore.

Trasportando queste indicazioni nella pratica del neolaureato, si può supporre come questi sia in grado di autovalutare la propria preparedness nella pratica clinica generale, in quanto il contatto con un professionista più esperto induce un processo definito dagli autori outreach, cioè “sensibilizzazione”. È importante che i responsabili delle strutture sanitarie possano guidare il processo di maturazione del clinico per quanto concerne la fase clinica, con un occhio particolare alla prima visita, ancora più che sulle procedure vere e proprie.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30117498

https://www.epicentro.iss.it/politiche_sanitarie/HepsaPrepardness

Il concetto di preparedness dal laureando al giovane professionista - Ultima modifica: 2019-08-06T07:28:12+00:00 da redazione
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