L’avvento della pandemia Covid-19 ha comportato un radicale cambiamento nella vita di tutti, compresa quella professionale. Per quanto riguarda i professionisti della salute, considerando ad esempio il settore del dentale, è da sottolineare un paradosso: l’evidente rischio di esposizione ha richiesto la messa a punto di protocolli adeguati di decontaminazione e disinfezione, che però rappresentano sostanzialmente forme implementate di procedure già in atto. Odontoiatri, igienisti dentali e assistenti di studio odontoiatrico sono infatti da sempre esposti al rischio di infezioni a trasmissione airborne, lavorando nell’immediata prossimità della bocca del paziente (evidentemente non protetta da DPI, che ovviamente vengono utilizzati dagli stessi professionisti), da cui originano i droplet salivari. In più, diversi strumenti odontoiatrici (manipoli, ablatori) favoriscono la produzione di aerosol.

Per assicurare la protezione dei clinici e di tutti coloro che frequentano la struttura, prevenendo cioè le infezioni crociate, è fondamentale predisporre protocolli di efficacia scientificamente supportata.

Una misura che diversi protocolli anti-Covid supportano è rappresentata dalla profilassi tramite l’utilizzo di collutori ad azione antisettica. Questi sono estensivamente impiegati, per esempio, nel trattamento delle parodontopatie, per il loro spettro d’azione antibatterico. Ciò, evidentemente, non garantisce necessariamente la protezione dalla carica virale, che nel fluido salivare può arrivare a superare il 90%. In alcuni pazienti, il Coronavirus è stato isolato solo nella saliva e non nelle vie aeree.

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Di fronte a questi dati, un risultato buono sarebbe già quello di abbattere la carica virale: la protezione finale sarebbe la somma di questo effetto con tutte le altre misure profilattiche. È quanto si è proposto di valutare, con il metodo della revisione sistematica, un gruppo di lavoro brasiliano, che ha recentemente pubblicato i propri risultati sul Journal of Clinical and Experimental Dentistry.

Covid-19 e antisettici: cosa succede a livello salivare?

I risultati fanno riferimento ai 6 principali database biomedici (PubMed/Medline, EMBASE, LILACS, Web of Science, Scopus, Cochrane Library) e considerano 3 diversi antisettici a uso odontoiatrico: clorexidina (sicuramente il più diffuso), perossido di idrogeno e iodopovidone (PVP-I). Partendo da una base di 885 record, gli autori hanno selezionato solamente 6 lavori, tra studi clinici e studi in vitro, utilizzabili.

Le conclusioni fanno, in realtà, riferimento a soli due lavori in vitro: uno ha impiegato lo iodopovidone all’1%, l’altro la stessa molecola al 7%, diluita però in proporzione 1:30. In entrambi i casi, il risultato è consistito in una riduzione di più del 99.99% dopo 15 secondi di esposizione.

Per quanto fragili e non conclusive, le evidenze disponibili in questo momento supportano, o quantomeno non controindicano, l’impiego dell’antisettico orale come misura di abbattimento della carica virale di Covid-19 a livello salivare.

Gli antisettici orali riducono la carica del Covid-19 a livello salivare? - Ultima modifica: 2021-02-19T06:58:04+00:00 da redazione

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