Fratture di LeFort in traumatologia cranio-facciale

La traumatologia del distretto cranio-facciale è una materia estremamente articolata la cui trattazione richiede un approccio multidisciplinare. La diagnosi e il trattamento dei casi più impegnativi richiedono competenze ortopediche, maxillo-facciali, odontostomatologiche e otorinolaringoiatriche, se non la diretta collaborazione fra queste stesse figure specialistiche. In casi estremi può rendersi necessario anche un consulto neurochirurgico.

Rivolgendo l’attenzione ai traumi riguardanti le basi ossee e, specificamente, il mascellare superiore, è necessario rifarsi agli studi effettuati sul cranio secco da René Le Fort all’inizio del secolo scorso. Il chirurgo francese individuò la presenza di 3 paia di pilastri di resistenza (pari e simmetrici) che caratterizzano il terzo medio del volto. Questi sono:

  • pilastro anteriore (naso-frontale): inizia dall’apertura piriforme e segue la cornice orbitaria mediale, circondando inferiormente la regione canina;
  • pilastro laterale (zigomatico): dalla regione molare segue la parete laterale dell’orbita;
  • pilastro posteriore (pterigo-mascellare): dalla tuberosità del mascellare si porta ai processi pterigoidei dell’osso sfenoide.

Le linee di frattura tendono a presentarsi alla periferia delle zone attraversate da questi traiettori.

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Di conseguenza, le fratture sono tendenzialmente riconducibili ai 3 modelli descritti dall’Autore, i quali portano tuttora il suo nome:

  • LeFort I (“frattura bassa”): di solito deriva da un’impatto fra piramide nasale e labbro superiore, diretto verso il basso. La rima inizia anteriormente dal margine inferiore dell’apertura piriforme e coinvolge l’intero processo alveolare superiore e la volta palatina. Questo disegno viene ripreso nelle osteotomie del mascellare superiore, impiegate ad esempio nella chirurgia ortognatica.
  • LeFort II (“frattura media”): la linea decorre dall’alto verso il basso a partire dalla radice del naso (all’incirca in corrispondenza della sutura naso-frontale), lambisce il margine mediale dell’orbita, attraversa in diagonale la regione infraorbitaria del mascellare, per poi ricongiungersi orizzontalmente con il decorso della LeFort I. Può essere il risultato di un trauma del mascellare medio o inferiore.
  • LeFort III (“frattura alta”): definita efficacemente anche “disgiunzione cranio-facciale”, ha pure inizio a livello della radice nasale ma, scendendo lateralmente, attraversa la parete mediale, quindi il pavimento dell’orbita. Interessa medialmente la sutura zigomatico-frontale e lateralmente, dopo essere risalita, la sutura zigomatico-temporale: l’osso zigomatico, dunque, viene interamente coinvolto. La frattura, infine, si raccorda posteriormente guardando verso la fossa pterigo-palatina.
    Il canale ottico è solitamente protetto; al contrario, il danno al setto nasale e alla base cranica possono predisporre ad una copiosa rinorrea e, in alcuni casi, a liquorrea.
Fratture di LeFort in traumatologia cranio-facciale - Ultima modifica: 2016-01-23T07:12:33+00:00 da redazione

1 commento

  1. […] un articolo precedente è stata considerata la base teorica che sottende alle fratture del mascellare superiore secondo il […]

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