Fattori di rischio di fallimento implantare

DM_il dentista moderno_fallimento implantare

L’implantologia, se condotta secondo i criteri ormai codificati, rappresenta una fra le terapie riabilitative maggiormente predicibili, non solo in campo odontoiatrico. Come qualunque trattamento medico, d’altra parte, essa non è del tutto esente da complicanze le quali, intervenendo con diversa modalità in momenti diversi, possono condurre finanche a fallimento.

Il fumo rappresenta non una controindicazione all’implantologia, ma può essere indicato come il prototipo dei fattori eziologici del fallimento implantare. La metanalisi di Chrcanovic (2015), che ha indagato un pool complessivo di quasi 20mila impianti inseriti in pazienti fumatori e più di 60mila in non fumatori, ha rilevato un tasso di fallimento praticamente doppio nei primi (6.35% contro 3.18%).

Altri possibili fattori sono maggiormente oggetto di dibattito, l’osteoporosi ad esempio. La maggior parte delle fonti non reputa questa condizione un fattore di rischio per il successo implantare, rilevando tutt’al più differenze in termini di livelli di osso marginale. Alsaadi (2007), al contrario, ha rivalutato 2mila pazienti implantari consecutivi, riportando un legame con l’osteoporosi, così come con il fumo.

Analisi retrospettiva sul fallimento implantare

Partendo da presupposti come questi, Block e Christensen hanno deciso di condurre una valutazione retrospettiva, all’interno di una singola struttura ambulatoriale, dei casi di fallimento implantare eventualmente seguiti da rimozione, nel periodo fra dicembre 2007 e febbraio 2020. L’obiettivo era quello di riconoscere i fattori di rischio e le eventuali differenze sulla base del tempo trascorso dall’inserimento dell’impianto. I risultati sono stati recentemente pubblicati in un articolo apparso sul Journal of Oral and Maxillofacial Surgery.

Complessivamente sono stati inclusi 224 pazienti, un terzo dei quali (82, pari esattamente al 36.6%) soni andati incontro a fallimento implantare. Il campione è stato raggruppato a seconda del periodo in cui il fallimento si è manifestato: breve termine (1 anno, 32 impianti), medio termine (tra 1 e 4 anni, 16 impianti) e lungo termine (oltre i 4 anni, 34 impianti). Per ciascun gruppo è stato condotto un modello di regressione multivariata, mentre le cause effettive che hanno portato alla rimozione sono state mancata osteointegrazione, malposizioni, fratture, perdita ossea, infezione.

In primo luogo, età e sesso non sono risultati correlati in maniera significativa al al fallimento.

L’analisi statistica ha rilevato come il dato anamnestico dell’osteoporosi abbia significativamente condizionato il rischio di fallimento in tutti e 3 i periodi valutati. In più, gli ulteriori fattori di rischio riconosciuti sono, per il breve termine, il consumo di alcool e l’allergia a PCN, per il medio termine, fumo e depressione, infine, per il breve termine, ancora fumo, alcool e ipertensione.

In conclusione, compito dello studio considerato non è stato definire il processo causale, bensì di riconoscere un pattern di rischio e la sua evoluzione nel tempo. I risultati ricordano l’importanza della valutazione anamnestica del paziente implantare: a maggiore complessità dell'anamnesi e a storia di malattie pregresse tende a corrispondere un rischio maggiore di fallimento, il che dovrà risultare chiaro, sin da subito, al paziente.

Riferimenti bibliografici a proposito del fallimento implantare

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32956618/

Fattori di rischio di fallimento implantare - Ultima modifica: 2021-01-06T06:46:04+00:00 da redazione

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