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Ecografia delle ghiandole salivari maggiori

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La diagnostica delle ghiandole salivari maggiori costituisce un ambito particolarmente delicato fra i campi di applicazione della disciplina odontostomatologica. L’odontoiatra, non solo perché specialista del distretto testa-collo, ma in quanto medico fra i più frequentemente consultati dai pazienti, è tra i responsabili dello screening di queste strutture e ha spesso un ruolo decisivo nell’intercettarne le patologie.

L’odontoiatra è anche uno tra gli specialisti che più si avvalgono della diagnostica per immagini, avendo competenze specifiche per la realizzazione di in prima persona di indagini radiografiche, ma anche nella lettura di esami di II livello. Nel momento in cui il clinico sospetti la presenza di un quadro patologico (infiammatorio, infettivo, neoplastico) a carico di una ghiandola salivare, potrà richiedere ad esempio l’indagine ecografica della struttura. L’esame e, conseguentemente, la terapia di alcune delle condizioni rilevabili potranno non essere più competenza esclusiva dell’odontoiatra, che potrà invece trovarsi a collaborare nell’ambito di un team multispecialistico. L’odontoiatra si trova anche facilmente ad avere il ruolo di informatore del paziente durante il percorso clinico.

L’ecografia è sicuramente una delle tecniche radiodiagnostiche più complesse, soprattutto per quanto concerne l’interpretazione dell’immagine. Verranno qui di seguito elencati alcuni dei quadri clinici più rilevanti a livello delle ghiandole salivari, con i relativi criteri ecografici principali.

Fisiologicamente, le due ghiandole più sviluppate, parotide e sottomandibolare, appaiono uniformemente ecogene. Le strutture duttali e vascolari principali risultano normalmente visibili, come anche il nervo faciale all’interno del parenchima parotideo. Nelle adiacenze sono presenti anche numerose stazioni linfonodali, lo stato delle quali viene normalmente verificato nel corso dell’esame.

Una ghiandola affetta da una condizione infiammatoria (sialoadenite) acuta può manifestare all’ecografia incremento di dimensioni e aumentata ipoepocogenicità. Al Color Doppler si possono evidenziare segni di iperemia. Nel caso di una condizione cronica, si può osservare un’accentuazione dell’aspetto granuloso, con possibili segni di atrofia.
La presenza di sialoliti, ovvero calcoli dei dotti salivari, può essere riferita a una serie di fattori, compresa la presenza di un’anatomia duttale sfavorevole, come spesso si osserva nel dotto di Wharton. La calcificazione risulta tipicamente iperecogena, con ombra acustica posteriore.

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Parlando di patologie infiammatorie croniche, la sindrome di Sjögren rappresenta sicuramente una condizione tra le più significative. Inizialmente le ghiandole salivari risultano normali all’ecografia: il primo segno è un allargamento del parenchima, che risulta iperecogeno. La fase conclamata prevede chiari segni di atrofia e fibrosi.

Per quanto riguarda infine le neoplasie, va ricordato innanzitutto l’adenoma pleomorfo, il più comune tumore benigno a carico delle ghiandole salivari e della parotide in particolare. Appare come una formazione ipoecogena, di forma tondeggiante e a margini ben definiti. Se molto voluminoso, possono essere osservati aspetti più complessi. Per quanto riguarda le lesioni maligne, le più piccole non presentano necessariamente un aspetto dissimile da quelle benigne. Con l’aumento di volume, sarà più facile osservare irregolarità di forma e margini, aspetto disomogeneo e altri segni suggestivi di malignità.

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