Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha rafforzato l’idea che la salute orale non possa essere considerata isolatamente rispetto allo stato di salute generale. Un ampio studio osservazionale condotto presso la Rutgers School of Dental Medicine, The State University of New Jersey, Stati Uniti, ha analizzato il rapporto tra il numero di denti naturali residui e la presenza di patologie cardiometaboliche in una vasta popolazione adulta. I risultati suggeriscono che la dentizione non rappresenta solo un esito delle cure odontoiatriche, ma può configurarsi come un vero e proprio indicatore di rischio sistemico.
L'importanza dei denti naturali per il benessere
Lo studio ha avuto come obiettivo principale valutare l’associazione tra stato della dentizione e malattie cardiometaboliche, tra cui diabete mellito, ipertensione arteriosa, ictus e patologie cardiovascolari. Gli autori hanno analizzato i dati clinici di oltre 32mila adulti che si sono rivolti per cure odontoiatriche di routine, considerando sia il numero totale di denti residui sia la presenza di una dentizione funzionale, definita come almeno 21 denti naturali in arcata.
Principali risultati emersi
L’analisi statistica ha evidenziato che un numero maggiore di denti naturali è associato a una minore probabilità di una o più condizioni cardiometaboliche. Questo rapporto rimane significativo anche dopo l’aggiustamento per fattori di rischio noti, come l'età, il sesso, l'indice di massa corporea e l'abitudine al fumo. In particolare, i soggetti con una dentizione funzionale hanno un profilo di rischio inferiore rispetto a coloro che presentano una perdita dentaria estesa. Ogni dente perso sembra contribuire, in modo incrementale, a un aumento della probabilità di patologie sistemiche.
Interpretazione clinica dei dati
Pur trattandosi di uno studio trasversale, che non consente di stabilire un nesso causale diretto, i risultati rafforzano l’ipotesi di un legame bidirezionale tra la salute orale e la salute sistemica. Una dentizione compromessa può influenzare negativamente la funzione masticatoria, condizionando le scelte alimentari e favorendo diete meno equilibrate, con ricadute metaboliche e cardiovascolari. Allo stesso tempo, le malattie cardiometaboliche possono accelerare la progressione della patologia orale, creando un circolo vizioso clinicamente rilevante.
Le implicazioni per il dentista moderno
Per il clinico, questi dati sottolineano l’importanza di una valutazione globale del paziente. La salute orale e sistemica devono essere considerate parte di un unico continuum, in cui la conservazione dei denti naturali assume un valore che va oltre l’estetica e la funzione locale. In altre parole, la conservazione di una dentizione funzionale emerge come possibile marker di benessere generale e come obiettivo strategico nella prevenzione a lungo termine. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Oral Health, rafforza dunque il concetto di odontoiatria integrata e invita a considerare la perdita dei denti come un segnale clinico da non sottovalutare. Il dentista può svolgere un ruolo chiave nell’identificazione precoce di pazienti a rischio e nel dialogo interdisciplinare con il medico.



