Contaminazione della mascherina durante l’esecuzione di procedure odontoiatriche produttrici di aerosol

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La pandemia da Covid-19 ha condizionato e rimodulato l’attività professionale degli odontoiatri in maniera differente rispetto a quella della popolazione generale. Odontoiatri, igienisti dentali e assistenti di studio odontoiatrico, infatti, sono in primo luogo personale sanitario e, dato che la maggior parte delle procedure odontoiatriche prevedono la massiccia produzione di aerosol, essi sono da sempre preparati alla prevenzione delle infezioni crociate aerotrasmissibili.

L’aerosol viene liberato dall’ablazione del tartaro, così come dall’utilizzo di manipoli ad alta velocità nella preparazione di cavità e monconi, in endodonzia, in chirurgia orale e anche tramite il semplice utilizzo della siringa aria/acqua.

Per fronteggiare la problematica corrente, i protocolli sono stati implementati, con la diffusione maschere e visiere, camici monouso e, soprattutto, con l’introduzione delle mascherine FFP2 in sostituzione delle comuni mascherine chirurgiche.

Guardando al passato, effettivamente, l'uso corretto delle maschere per il viso finora non è stato un tema maggioritario nelle linee guida, se confrontato, ad esempio, con l’utilizzo dei guanti. Sono disponibili poche raccomandazioni e pochissimi studi sistematici, in letteratura, a questo proposito. La maggior parte dei lavori si concentra principalmente sulla sicurezza degli operatori contro i patogeni ad alto rischio. Il potenziale di contaminazione delle mascherine chirurgiche è stato esaminato in un solo studio, che ha rilevato come i microrganismi si accumulino sulla superficie esterna della mascherina dopo più di 2 ore di impiego. In quel caso, il modello sperimentale è stato reputato non rappresentativo della realtà della pratica odontoiatrica, in cui difficilmente la mascherina viene usata tanto a lungo, in maniera continuativa.

Partendo da queste basi, uno studio di recente pubblicazione (Gund e colleghi su Clinical Oral Investigations) ha studiato la contaminazione microbica della mascherina durante le diverse modalità di trattamento odontoiatriche produttrici di aerosol e, in più, ha voluto capire il potenziale di infezione crociata vera e propria, ovvero la possibilità di trasmissione microbica dalla mascherina contaminata alle altre superfici.

Quale contaminazione su mascherina e guanti durante la terapia con aerosol?

Lo studio ha analizzato 10 interventi per ciascuno dei 5 trattamenti considerati in grado di produrre aerosol: preparazione cavitaria, dentale, trattamento canalare, impiego di ultrasuoni sopra e sottogengiva. La contaminazione batterica della mascherina (tie band tipo II) e dei guanti sterili indossati durante il trattamento è stata testata mediante stampa su piastre di agar.

Al di là delle specie batteriche individuate (l’analisi ha impedito di studiare i microrganismi virali), rappresentative della flora residente del cavo orale, lo studio ha evidenziato come la mascherina venga sempre contaminata, indipendentemente dal tipo di trattamento. In più, essa è risultata potenzialmente in grado di contaminare le mani e di creare, quindi, le condizioni per un’infezione crociata. Al di là della situazione contingente, dunque, lo studio fornisce una base solida alla necessità sia cambiare la mascherina chirurgica che di disinfettare le mani tra un paziente e l’altro.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33108485/

Contaminazione della mascherina durante l’esecuzione di procedure odontoiatriche produttrici di aerosol - Ultima modifica: 2020-11-05T06:37:36+00:00 da redazione

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