Chirurgia implantare flapless nel settore posteriore del mascellare superiore

Queste stesse pagine si sono ampiamente interessate a diversi elementi di sviluppo, più o meno recenti, nell’ambito della chirurgia implantare. Nella fattispecie, anche nel recente passato è stata affrontata la tematica della chirurgia flapless, ossia l’insieme di tutti quei protocolli clinici che permettono l’inserimento di un impianto endosseo senza aver preventivamente disegnato ed elevato un lembo mucoperiostale. Pur costituendo un’opzione clinica non universalmente applicabile, almeno all’attuale stato dell’arte, questa tecnica rappresenta una realtà operativa in grado di facilitare l’operatore in una serie di casi, ferma restando l’assoluta necessità di una programmazione scrupolosa.

Un aspetto sul quale può essere interessante fare chiarezza è rappresentato dall’utilizzo della chirurgia flapless nelle regioni posteriori del mascellare superiore. Questa costituisce un’area anatomica che presenta alcuni fattori sfavorevoli alla riabilitazione sostenuta su impianti. Si tratta, in realtà, di considerazioni legate principalmente alla quantità e qualità della quota di osso a disposizione del chirurgo implantologo. È bene aggiungere però che i processi di riassorbimento in quest’area tendono a seguire modelli abbastanza costanti. Ci sono anche degli elementi anatomici che influenzano in maniera imprescindibile il piano di trattamento: si pensi in particolare alla prossimità del seno mascellare e al relativo grado di pneumatizzazione.


 

 

Per contro, una delle esigenze fondamentali nella programmazione di una chirurgia flapless concerne i tessuti molli di rivestimento, in particolare la quota di tessuto cheratinizzato presente.


 

 

Cliccando sull’immagine è possibile vedere un video di intervento implantare flapless:

Chirurgia implantare flapless settore posteriore del mascellare superiore

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È lecito perciò domandarsi quali possano essere le reali applicazioni della chirurgia flapless in tale regione. La letteratura è a riguardo piuttosto articolata.

Un interessante revisione, pubblicata da Doan e colleghi nel 2012 fornisce delle indicazioni apparentemente incoraggianti in tal senso. In realtà, considerando ad esempio le complicanze, gli stessi Autori vogliono ricordare l’eterogeneità del corpus di lavori sondato, ma riportano comunque dei dati utili. Ci si riferisce principalmente a quell’insieme di complicanze intraoperatorie compatibili con la definizione di deiscenza ossea, sia a livello vestibolare che palatale, i cui dati non sono di facile interpretazione, perché riguardano non tutti gli studi considerati. 

Volendo fornire delle considerazioni conclusive, diversi Autori paiono essere concordi sul fatto che per garantire la ripetibilità delle procedure e assicurare il più possibile il successo clinico, è fondamentale attenersi ai protocolli più sicuri. La diagnostica tridimensionale CBCT è ormai un ausilio indispensabile in una casistica sempre più ampia di ambito implantare. C’è poi il capitolo della chirurgia guidata: questa, pur non essendo un sinonimo della stessa chirurgia flapless, nella pratica la può accompagnare in maniera sicura e relativamente semplice per l’operatore.

Chirurgia implantare flapless nel settore posteriore del mascellare superiore - Ultima modifica: 2016-08-16T07:25:11+00:00 da redazione

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