Atrofia alveolare e riabilitazione implantoprotesica rappresentano un binomio che richiede un’attenta valutazione clinica. La quantità di osso disponibile può infatti condizionare la scelta dell’impianto e, più in generale, la strategia terapeutica. Un gruppo di ricercatori del Department of Stomatology del Nanjing First Hospital, Nanjing Medical University, in Cina, ha analizzato i risultati delle riabilitazioni implantoprotesiche nei pazienti con atrofia alveolare. L’obiettivo era individuare i fattori maggiormente associati all’insuccesso e alla sua comparsa nel tempo.

Due anni di osservazione

Lo studio ha coinvolto 150 pazienti con atrofia alveolare sottoposti a terapia implantare tra il 2021 e il 2022. I ricercatori li hanno seguiti per due anni e, al termine del periodo di osservazione, li hanno suddivisi in due gruppi sulla base dell'esito del trattamento. Il gruppo considerato di successo comprendeva 97 pazienti, pari al 64,7% del campione. I restanti 53 pazienti, il 35,3%, rientravano invece nel gruppo degli insuccessi. Gli autori hanno quindi confrontato numerose variabili. Tra queste figuravano età, sesso, abitudine al fumo, caratteristiche dell'atrofia ossea, lunghezza dell'impianto e tipologia di protesi. L'analisi statistica ha permesso di valutare sia i fattori associati al fallimento complessivo sia quelli in grado di influenzare il tempo necessario perché questo si verificasse.

Il ruolo della lunghezza implantare

Dalla prima analisi sono emerse associazioni significative per età, sesso, fumo, lunghezza dell'impianto e tipo di protesi. Tuttavia, quando gli autori hanno inserito le diverse variabili in un modello di regressione multivariata, il quadro è cambiato. La lunghezza implantare è risultata l'unico fattore di rischio indipendente significativamente associato all'insuccesso. In particolare, gli impianti di lunghezza inferiore a 10 mm presentavano una probabilità di fallimento circa 4,4 volte superiore rispetto agli impianti più lunghi. Il dato merita però un'interpretazione prudente. Non significa che un impianto corto sia destinato a fallire, né consente di mettere in discussione in termini generali l'utilizzo di questa soluzione. Il risultato riguarda infatti una specifica popolazione di pazienti caratterizzata da atrofia dell'osso alveolare e deriva da uno studio retrospettivo.

Atrofia alveolare severa e scelta terapeutica

La ridotta disponibilità ossea rappresenta una delle principali difficoltà nella pianificazione implantare. Quando l'atrofia alveolare è importante, il clinico può scegliere strategie differenti. Tra queste rientrano gli impianti di dimensioni ridotte oppure le procedure di incremento del volume osseo che consentono, quando indicate, di utilizzare impianti di lunghezza convenzionale. I risultati dello studio suggeriscono di considerare con particolare attenzione questa scelta. Gli autori ritengono che, nei pazienti con grave atrofia, il ricorso a procedure di aumento osseo possa rappresentare un'opzione preferibile rispetto all'impiego di impianti corti. Anche in questo caso, tuttavia, la decisione non può basarsi esclusivamente sulla lunghezza implantare. Deve tenere conto delle condizioni anatomiche, della qualità e quantità di osso residuo, delle caratteristiche del paziente e delle esigenze della futura riabilitazione protesica.

Anche l'età può incidere

Un altro risultato interessante riguarda l'età. Nell'analisi multivariata utilizzata per individuare i fattori associati al fallimento complessivo, avere 60 anni o più non raggiungeva la significatività statistica. La situazione cambiava quando i ricercatori consideravano il tempo che intercorreva prima dell'insuccesso. In questa analisi, un'età pari o superiore a 60 anni risultava associata a un fallimento più precoce. Il rischio era circa 2,6 volte superiore rispetto ai pazienti più giovani. Il dato non indica quindi necessariamente che l'età avanzata determini un maggior numero complessivo di insuccessi. Suggerisce piuttosto che, quando l'insuccesso si verifica, potrebbe manifestarsi più precocemente nei pazienti più anziani. Si tratta di una distinzione importante anche dal punto di vista clinico. L'età anagrafica, da sola, non rappresenta infatti una controindicazione alla terapia implantare. Può però inserirsi in una valutazione più ampia che comprende condizioni sistemiche, caratteristiche dell'osso e capacità di mantenere nel tempo un'adeguata igiene orale.

Un'indicazione per il follow-up

I risultati possono avere implicazioni anche nell'organizzazione dei controlli successivi al trattamento. Identificare i pazienti potenzialmente più esposti a un fallimento precoce permette infatti di programmare un follow-up più attento. Il controllo periodico consente di verificare la stabilità dell'impianto e della riabilitazione protesica, monitorare i tessuti peri-implantari e individuare precocemente eventuali alterazioni. Questo aspetto assume particolare importanza nei pazienti che partono da condizioni anatomiche meno favorevoli, come avviene nei quadri di atrofia alveolare avanzata.

Risultati da interpretare con cautela ma comunque utili

Lo studio, pubblicato su Acta Odontologica Scandinavica, presenta alcuni limiti. Prima di tutto, si tratta di un'analisi retrospettiva condotta in un unico centro e su un numero relativamente contenuto di pazienti. Inoltre, il periodo di osservazione di due anni non permette di conoscere il comportamento delle riabilitazioni nel lungo periodo. Non per niente, gli stessi autori sottolineano la necessità di compiere altri studi prospettici, multicentrici e con campioni più ampi. Tuttavia, nel complesso, i risultati richiamano l'attenzione sulla pianificazione implantare nei pazienti con atrofia alveolare. In questa popolazione la lunghezza dell'impianto potrebbe rappresentare un elemento importante nella valutazione del rischio, mentre l'età sembra incidere soprattutto sulla precocità dell'eventuale insuccesso. Più che fornire una regola valida per ogni situazione clinica, lo studio ribadisce quindi l'importanza di una scelta terapeutica individualizzata, fondata sulle caratteristiche anatomiche e cliniche del singolo paziente.

Atrofia alveolare e rischio di fallimento implantare - Ultima modifica: 2026-10-08T09:57:27+02:00 da Pierluigi Altea
Atrofia alveolare e rischio di fallimento implantare - Ultima modifica: 2026-10-08T09:57:27+02:00 da Pierluigi Altea