Analisi di sopravvivenza del dente avulso e reimpiantato

L’avulsione completa costituisce, per gravità, il vertice dei traumi a carico dei denti permanenti. A seconda delle fonti, la prevalenza di tale evento è compresa tra 0.5 e il 16.0%.

Soprattutto nel paziente in crescita, il reimpianto del dente avulso rappresenta il trattamento maggiormente indicato, nonostante la grande variabilità prognostica, soprattutto a lungo termine, legata alla gestione immediata del dente avulso (ad esempio, la sua conservazione da parte del paziente o del genitore) nonché ai trattamenti di emergenza e sequenziali da parte del clinico.


 

 

Cercando riscontri in letteratura, la maggior parte delle fonti, come ci si può rappresentare per una patologia traumatica, è costituita da case report e studi retrospettivi cross-sectional, i quali però mancano di standardizzazione nella valutazione degli outcome e di trattamento statistico dei dati.


 

 

Per superare questi limiti, oltre a quelli clinici e demografici, gli autori hanno proposto l’analisi di sopravvivenza, considerata l’approccio ideale per studiare la problematica in esame. Pochi studi, da parte di autori come Andreasen, hanno al momento impiegato tale metodologia.

Recentemente, un gruppo di lavoro brasiliano ha condotto un’analisi di sopravvivenza del dente reimpiantato e di determinarne i fattori prognostici clinici e demografici. I risultati sono stati pubblicati in un articolo su Journal of Endodontics e successivamente rivalutati da Romina Brignardello-Petersen per il Journal of the American Dental Association.

Lo studio è precisamente un’analisi retrospettiva relativa a un campione di 576 pazienti che erano stati sottoposti al reimpianto di un totale di 767 denti avulsi. Tutti gli elementi erano stati sottoposti pulpectomia e medicazione con idrossido di calcio per almeno 4 settimane. Il tasso di sopravvivenza rilevato è risultato pari al 50% a 5 anni e mezzo.

L’analisi corretta ha evidenziato un criterio demografico: a partire dai 16 anni, ogni anno di età aggiuntiva al momento del trauma riduce del 15% il tasso di perdita del dente avulso. Il dente con sviluppo radicolare completo ha un rischio di estrazione dimezzato rispetto a uno in corso di radicologenesi.

Per quanto riguarda la modalità di conservazione, invece, viene indicato il latte, il dente conservato nel quale ha quasi il doppio delle chance di evitare l’estrazione.

Nonostante la difficoltà dell’argomento, Brignardello-Petersen sottolinea la relativa numerosità del campione considerato. I dati dalle cartelle cliniche, comunque, perdono di confidenza nell’accuratezza; è comunque improbabile che ciò abbia influito sull’analisi del survival time.

Un aspetto che, invece, limita la qualità dell’evidenza è il fatto che la stima del tempo di sopravvivenza medio, 5.5 anni, superi la media del periodo di follow-up, ovvero 2.7. ciò significa che solo una piccola percentuale degli elementi reimpiantati è stata osservata per un tempo sufficientemente lungo da contribuire a tale stima, aumentandone così l'incertezza.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31959484/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32591068/

Analisi di sopravvivenza del dente avulso e reimpiantato - Ultima modifica: 2020-08-29T07:11:06+00:00 da redazione
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