Eziologia dei traumi dentali legamento parodontale classificazione

Lo scorso 28 gennaio, il Dentista Moderno ha avuto l’opportunità di ospitare nella propria sede il Congresso 2017 della Società Italiana Traumatologia Dentale, tenutosi presso la sede Tecniche Nuove di via Eritrea 21, Milano. Il Congresso, che ha richiamato un folto pubblico di odontoiatri, tra cui alcuni fra i più riconosciuti esponenti della materia, ha senza dubbio avuto un ruolo di sensibilizzazione nei confronti dei molti studenti e giovani professionisti presenti sulla tematica della traumatologia dentale. Tale disciplina non costituisce per definizione una parte della routine quotidiana dell’odontoiatra, proprio perché l’evento patologico tende a manifestarsi in maniera non prevedibile. A monte, il curante ha comunque il compito di fidelizzare il paziente ai mezzi di prevenzione, ove presenti, come ad esempio nel caso dei paradenti nella pratica sportiva.

Fanno probabilmente eccezione pochissimi professionisti dediti in via esclusiva alla sola restaurativa estetica, che hanno probabilmente occasione di ricevere in maniera regolare casi traumatologici complessi da altri colleghi.

Nel momento in cui si presenta il paziente, dunque, l’odontoiatra deve mettere in atto protocolli operativi predicibili nel rispetto dei tempi biologici, che in alcuni casi possono risultare dirimenti dal punto di vista della prognosi.

In primo luogo, il clinico deve inquadrare il soggetto: i dati anamnestico che probabilmente interessano di più sono il sesso e l’età del paziente. Sono disponibili indicazioni epidemiologiche secondo le quali i picchi di incidenza seguono momenti precisi della scolarità. In secondo luogo, l’odontoiatra dovrà essere edotto il più precisamente possibile sulla dinamica e sul timing dell’incidente.

Traumatologia dentale: classificazione di Andreasen

Approcciando clinicamente il caso, sarà necessario fornire una precisa identità diagnostica alla lesione: sono a tal proposito disponibili due modelli classificativi differenti.

La classificazione più nota, riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è quella fornita anche da Andreasen, autore tra l’altro di alcuni dei testi più importanti sull’argomento. La prima scala di patologia è quella delle lesioni dei tessuti duri dentari e della polpa: infrazione dello smalto, frattura coronale e corono-radicolare (queste ultime con o senza interessamento pulpare), frattura radicolare. Seguono i traumi del parodonto, a loro volta ordinati per gravità crescente: concussione, sublussazione, lussazioni (intrusiva, estrusiva, laterali), avulsione.

Traumatologia dentale: classificazione di Ellis

Una seconda classificazione, probabilmente meno diffusa, è quella di Ellis, che definisce il trauma a seconda della struttura colpita:

  • I classe: fratture dello smalto
  • II classe: fratture smalto-dentinali
  • III classe: fratture con esposizione pulpare
  • IV classe: fratture con necrosi pulpare
  • V classe: avulsione
  • VI classe: fratture radicolari
  • VII classe: lussazioni
  • VIII classe: fratture coronali totali
  • IX classe: traumi degli elementi decidui.

A proposito dei denti decidui e, in generale, del paziente pediatrico, è doveroso ricordare come siano disponibili ormai da alcuni anni delle Linee Guida ministeriali. Tale documento, indirizzato sia al personale sanitario che ai genitori e caregiver in generale, vuole rimarcare proprio alcuni degli aspetti su cui questi ultimi devono essere istruiti. Si ribadisce che una corretta gestione dell’urgenza andrà in ogni caso a favorire l’impostazione di una terapia più ampia in un secondo momento.

Traumatologia dentale: classificazioni di Andreasen ed Ellis - Ultima modifica: 2017-01-30T07:39:42+00:00 da redazione

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