DM_il dentista moderno_paziente bevande alcoliche

L’odontoiatra rappresenta la figura medico-specialistica più frequentemente consultata dalla popolazione e ricopre pertanto un ruolo importante nel counseling che la persona può necessitare in merito alla propria salute. L’abitudine al consumo di alcol è un dato anamnestico importante da indagare, sia perché importante appunto nel quadro della salute generale del paziente, sia per le condizioni di diretto interesse odontostomatologico con le quali può essere collegato. Il British Dental Journal ha di recente aggiornato le indicazioni per gli odontoiatri in merito a questa tematica, sottolineando come il dato anamnestico, probabilmente ancora sottovalutato in ambito odontoiatrico, possa oggi riportare implicazioni medico-legali di notevole rilievo. In ambito italiano, le principali indicazioni riportate di seguito sono discusse nelle Linee Guida del Ministero della Salute dedicate alla prevenzione della salute orale nella scuola secondaria e in età adulta.

Un modo di registrare il dato in termini epidemiologici prevede di annotare sia le abitudini quotidiane sia la frequenza degli episodi di consumo abbondante in tempi brevi (il cosiddetto “binge drinking) e di categorizzare i pazienti sulla base di tali risultati. Va comunque detto che non è sempre facile indagare il paziente da questo punto di vista ma, scientificamente, esistono evidenze secondo cui i piccoli interventi di prevenzione primaria sono in grado di indurre effetti rilevanti.

Dati clinici evidenziabile nel paziente che assume bevande alcoliche

Tra i dati clinici, la condizione odontostomatologica più grave da contemplare è rappresentata naturalmente dal cancro dell’orofaringe: il 30% dei casi sarebbe da attribuire al consumo di alcolici. La dose-risposta prevede un incremento del rischio di 1.32 volte per il semplice consumo e di 2.54 volte per il forte bevitore, dato indifferente al sesso e al tipo di bevande consumate. Si assiste poi a un effetto sinergico estremamente pericoloso con l’abitudine al fumo, tale da innalzare il rischio a 2.92 e 6.32 volte, rispettivamente. Possibili meccanismi sono l’effetto genotossico dell’acetaldeide, l’alcool che agisce come solvente per i carcinogeni del tabacco, la produzione di radicali liberi o alterazioni nel metabolismo dei folati.

L’alitosi costituisce una condizione soggettiva e difficile da stimare – in sede anamnestica viene solitamente posta al paziente un’autovalutazione – ma potenzialmente collegata con il consumo di alcolici. L’alcol può agire direttamente come alitogeno o indurre effetti indiretti: stimolare la diuresi, inducendo secchezza delle fauci.

Per quanto riguarda la pigmentazione, questa è collegata con una bevanda alcolica in particolare, ovvero il vino rosso. Si considerino infine le due grandi patologie di competenza odontoiatrica. La Letteratura non riporta ancora indicazioni univoche riguardanti il ruolo del consumo di alcolici nell’insorgenza della carie, ma le Linee Guida italiane sottolineano l’importante contenuto di zuccheri di tali bevande e il rischio che ne deriva. Il lavoro britannico riporta infine i risultati della revisione sistematica di Amaral, secondo cui vi sono indicazioni iniziali (che quindi necessitano ulteriori indagini) secondo cui il consumo di alcolici sarebbe un fattore di rischio per la malattia parodontale.

Riferimenti bibliografici

R. Grocock The relevance of alcohol to dental practice

Amaral S, Vettore M V, Leão A. The relationship of alcohol dependence and alcohol consumption with periodontitis: a systematic review. J Dent 2009; 37: 643–651.

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1176_allegato.pdf

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2288_allegato.pdf

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