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1. L’apparecchiatura Element Obturation System

Matteo Luciani1
Giovanni Anglesio Farina2
Davide Giangrandi3
1 Dirigente medico reparto odontostomatologia A.O. ordine Mauriziano di Torino
2 Professore a contratto in Chirurgia Endodontica presso la Scuola di Specialità in Chirurgia Odontostomatologica di Torino, Direttore prof. Sergio Gandolfo
3 Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Luigi Gonzaga di Orbassano, SCDU di Odontostomatologia, Direttore prof. Sergio Gandolfo

Riassunto

Negli ultimi anni, in alternativa alla guttaperca, è stato posto in commercio un nuovo materiale sintetico per l’otturazione endodontica: il Resilon™. Gli autori propongono una revisione della letteratura esistente che mostra risultati talora contradditori. Peraltro mancano, come è ovvio, dati di studi eseguiti a lungo termine. Se la guttaperca presenta le note e riconosciute caratteristiche di affidabilità, questo nuovo materiale non mostra caratteristiche inferiori e potenzialità sicuramente interessanti. Gli autori illustrano, inoltre, i risultati della propria esperienza clinica con questo materiale di recente sintesi.

Summary

Resilon™: new polymer-based obturation material. Literature review and clinical evaluation.

A new polymer-based obturation material, Resilon™, has been developed in the last few years. This is a literature overview to establish if the new material is able to substitute guttapercha or not. The dentinal adhesion of the resins had such a development in the last two decades that is impossible not to think about resin as a future endodontic filling material, but the thermoplastic ability and scientific history of guttapercha make it difficult to think that it can be substituted for a such a new and less predictable material. Short-term studies have given different results, long term studies are still not present in literature and our clinical experience is too young to be evaluated as an answer; long-term sealing ability of Resilon™ is still not known.

Il fine ultimo della terapia canalare consiste nell’otturare tridimensionalmente lo spazio endodontico, previa sua detersione e sagomatura. Detersione e sagomatura devono preparare il canale riducendo la carica batterica in misura minimale, in modo tale che con l’otturazione canalare i tessuti periapicali non siano a rischio d’infezione microbica di origine endodontica nel lungo periodo. La guttaperca, introdotta in odontoiatria nel 1848, è considerata il materiale d’elezione per otturare l’endodonto preparato.

È sufficiente consultare le celeberrime tavole di Hess, edite nei primi anni del Novecento, per rendersi conto di come la sola strumentazione dell’endodonto sia di per sé insufficiente a sagomare e detergere adeguatamente il complesso sistema canalare. In tal senso, l’utilizzo di irriganti e di valide tecniche di otturazione canalare sono fondamentali al fine di garantire il successo in endodonzia. È ormai unanimemente riconosciuto che uno dei momenti fondamentali del successo endodontico sia nelle proprietà sigillanti del materiale utilizzato nell’otturazione.

Secondo Sundqvist et al.1 i principali requisiti di un’otturazione canalare sono:

  • intrappolare i batteri residui, ancora vitali;
  • fermare il flusso di fluidi tissutali provenienti dal peri-apice verso i batteri residui;
  • agire da barriera prevenendo una re-infezione del canale.

La letteratura endodontica2-4 evidenzia che le radici di denti trattati con segni radiografici di parodontite apicale hanno una prognosi peggiore di quelli con segni di parodonto radiograficamente sano (tabella 1). Discorso analogo per gli elementi dentali otturati con colture positive, piuttosto che otturati con colture negative5-7 (tabella 2). Considerando gli elementi dentali con segni radiografici di parodontite apicale e quelli con coltura positiva come elementi con maggiore carica batterica residua, se le tecniche con guttaperca fossero effettivamente efficaci nell’intrappolare i batteri residui non si dovrebbero riscontrare differenze significative rispetto ai gruppi controllo.

Nel 1979, Allard et al.8 hanno strumentato con tecnica sterile denti vitali in cani e poi hanno riempito le radici con guttaperca e cemento all’ossido di zinco-eugenolo. Dopo l’otturazione canalare le cavità d’accesso furono contaminate con batteri e sigillate per 14 settimane, dopodiché gli animali vennero sacrificati e i tessuti periapicali valutati istologicamente. Nel 66% delle radici venne riscontrata infiammazione periapicale, verosimilmente dovuta all’infiltrazione microbica a partenza coronale. Nel 1995, in uno studio di Ray e Trope9 si dimostra che per ottenere il successo a lungo termine la correttezza del sigillo coronale non solo è fondamentale, ma addirittura strategicamente più importante dello stesso trattamento endodontico (tabella 3).

Dalla letteratura esistente si evince che la guttaperca, pur rappresentando tra tutti i materiali oggi a disposizione la scelta migliore, presenta alcuni importanti limiti rispetto all’infiltrazione, in particolare coronale. Le basi delle più moderne tecniche di otturazione tridimensionale dell’endodonto furono delineate alcuni decenni or sono da Shilder10. Presso la Scuola di Specialità in Chirurgia Odontostomatologica dell’Università di Torino, per l’otturazione canalare viene utilizzato il metodo noto come «onda continua di condensazione», così come proposto da Buchanan11, che si avvale del System B quale sorgente di calore e di appositi plugger a conicità aumentata che fungono da apportatori di calore.

Recentemente, è stato introdotto un nuovo apparecchio, l’Element Obturation System (figura 1), che si avvale di due componenti: una per la condensazione apicale (downpack), l’altra per il riempimento coronale (backfilling). Questa apparecchiatura rappresenta, sostanzialmente, un’evoluzione dello stesso System B e, ovviamente, della tecnica di condensazione verticale come descritta, nella sua forma più ortodossa, da Schilder. Recentemente, è stato messo a punto un nuovo materiale, il Resilon™, in sostituzione della classica guttaperca.

Abbiamo testato clinicamente questo biomateriale alla luce della letteratura esistente, proponendone una revisione, e descriviamo le impressioni ricavate dalla nostra esperienza presso il reparto di Odontostomatologia dell’Azienda Ospedaliera S. Luigi di Orbassano nell’ambito dell’insegnamento della Scuola di Specialità in Chirurgia Odontostomatologica diretta dal professor Sergio Gandolfo.

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