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Implantologia e osteointegrazione nel paziente anziano: aspetti biologici

Uno dei grandi vantaggi dell’implantologia contemporanea è la versatilità, intesa come la ridotta presenza di controindicazioni, assolute ma anche relative. In linea di massima, il paziente anziano, ad esempio, è un soggetto candidabile a riabilitazione implanto-protesica anche complessa. Ciò rappresenta un vantaggio, dato che un anziano va incontro più facilmente alla perdita di elementi dentari (somma di trattamenti, degenerazione di quadri cronici di parodontopatia), e anche la risposta a un bisogno, dal momento che la popolazione italiana sta andando incontro a un invecchiamento. Può essere quindi proposta la soluzione fissa, anche alla luce dei tassi di sopravvivenza implantare in questa fascia d’età.

È comunque vero che il paziente geriatrico costituisce sistematicamente un soggetto delicato dal punto di vista implantologico, non solo perché più facilmente portatore di condizioni (patologie croniche, trattamenti farmacologici) che possono rappresentare, queste sì, controindicazioni, ma anche in virtù di alcuni fattori biologici che fisiologicamente interessano la fase più avanzata della vita. Nell’anziano si assiste infatti a una moltitudine di alterazioni a livello biochimico.

Tali fattori sono in grado di interferire con processi di guarigione della ferita a livello dei tessuti molli, di frattura ossea e, potenzialmente, di quella sequenza regolata di eventi che porta a una corretta osteointegrazione. Bartold e colleghi schematizzano i fattori in questione secondo la logica della sequenza di guarigione che sottende al processo dell’osteointegrazione.

La prima fase è dunque quella precoce della guarigione della ferita chirurgica. L’invecchiamento promuove il rilascio di mediatori dell’infiammazione in grado di prolungare lo stato flogistico tanto da ritardare la guarigione dei tessuti molli. Anche la guarigione del tessuto osseo sembra progredire ad un ritmo più lento se confrontata con quella di individui più giovani.

Il passaggio successivo è rappresentato dalla neoformazione di tessuto: si fa riferimento in particolare alla deposizione di osso.

Nella fase tardiva dei processi di guarigione, in generale, l’invecchiamento induce modificazioni nelle popolazioni di cellule staminali (riduzioni in termini numerici e funzionali) e induce anche cambiamenti nell’ambiente circostante. I numeri e le funzioni delle cellule staminali diminuiscono con l’età, riducendo il potenziale di rigenerazione dopo la lesione. Il metabolismo osseo non fa eccezione nel risentire dell’impatto negativo dell’invecchiamento, come anche l’angiogenesi, processo a sua volta importante ai fini dell’osteointegrazione, e che risente di un rallentamento.

Al termine del processo di guarigione, i tessuti perimplantari vanno incontro sia un processo maturativo che a dei meccanismi di rimodellamento. Ne deriva in parte la possibilità di mantenere la riabilitazione in salute e in efficienza.

Su questi fattori l’invecchiamento agisce modificando i livelli di metalloproteasi di matrice e relativi inibitori, l’apoptosi e il turnover del collagene.

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