Impianti immediati e postestrattivi: evidenze scientifiche e raccomandazioni cliniche

Impianti immediati e postestrattivi: evidenze scientifiche e raccomandazioni cliniche

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L’evoluzione tecnica e la standardizzazione della procedure chirurgiche e protesiche hanno fatto sì che, in ambito implantare, possano essere clinicamente indicate delle tempistiche ravvicinate per quanto riguarda le tappe della riabilitazione. Nella fattispecie, il dato che interessa questa trattazione riguarda l’inserimento della fixture implantare rispetto all’estrazione dell’elemento (dento)radicolare da sostituire. In letteratura, proprio a causa della varietà di protocolli disponibili, anche la terminologia del timing risulta diversificata, anche se la più semplice e, forse, più conosciuta, prevede la distinzione in posizionamento immediato, precoce o tardivo.

Va osservato, in realtà, che l’International Team for Implantology (ITI), nelle 2 Consensus Conference del 2003 e 2008, ha adottato una terminologia con 4 opzioni: immediato, se posizionato lo stesso giorno dell’estrazione, precoce con guarigione dei tessuti molli (4-8 settimane), precoce con guarigione parziale dei tessuto duri (12-16 settimane), tardiva con guarigione completa dell’osso (oltre i 6 mesi).

Il posizionamento immediato postestrattivo, nella fattispecie, costituisce l’oggetto della trattazione. Gliì stessi Autori, osservando una casistica pur eterogenea, hanno rilevato una complicanza importante nella manifestazione di recessioni gengivali. Analizzando i dati riferibili all’analisi tridimensionale mediante CBCT si è osservata una correlazione con la presenza/assenza di una teca ossea vestibolare adeguata. A partire da queste evidenze, Chen e Buser hanno fornito un update nel corso del congresso successivo (2013): ITI ha pertanto stabilito la complessità della procedura, proponendone l’attuabilità in presenza di alcune premesse anatomiche e biologiche precise. 

Video updated on Youtube by Herbert Veisman

Quando realizzare impianti immediati o post estrattivi?

(I) il mantenimento di uno spessore osseo vestibolare – quantificabile in 1 mm – in seguito all’estrazione

(II) una volumetria ossea adeguata anche sul versante palatale ed in zona apicale, di modo da garantire l’inserimento nella giusta direzione e con una stabilità primaria sufficiente

(III) la presenza di un biotipo gengivale spesso

(IV) l’assenza di patologie infettive acute a carico del sito.

Qualora queste premesse non risultassero soddisfatte, veniva raccomandato il passaggio ad un inserimento early: il discrimino dei tempi di attesa (4-8 o 12-16 settimane) dipendeva in questo caso dalla qualità ossea e dalla possibilità di ottenere un’adeguata stabilità primaria. Nel contempo, lo stesso documento ITI 2013 stabilisce chiaramente come, al netto delle esigenze cliniche da rispettare, il posizionamento di impianti immediati sia un’opzione valida, da preferire al posizionamento tardivo qualora non vi siano chiare indicazioni in senso contrario. In tale caso, in previsione del riassorbimento a cui sito postestrattivo andrà incontro, possono essere messe in atto delle metodiche di ridge preservation.

 

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