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Immagine di campioni di resina al microscopio elettronico a scansione a 1000x. A: dopo immersione in saliva artificiale per 24 ore; B: dopo sbiancamento con perossido di carbammide; C: con pasta lucidante; D: con gel all’ozono.

Effetti dello sbiancamento e della lucidatura sul colore e sulla topografia superficiale della resina composita pigmentata

Effect of bleaching versus repolishing on colour and surface topography of stained resin composite

Abd Elhamid M, Mosallam R. Aust Dent J 2010 Dec;55(4):390-8.

La stabilità cromatica della resina composita è influenzata da diversi fattori intrinseci o estrinseci: i primi sono generalmente correlati al materiale, come le alterazioni della matrice resinosa o dei riempitivi, e la polimerizzazione incompleta; i secondi, invece, includono l’assorbimento o l’adsorbimento di pigmenti esterni tra cui caffè, te, nicotina o altro. La stabilità cromatica può anche essere influenzata dalle proprietà della superficie del restauro in composito, tra cui la ruvidità di superficie. Questa caratteristica è a sua volta influenzata da diversi fattori, come per esempio il tipo di riempitivo, le tecniche di finitura e lucidatura e i trattamenti sbiancanti. Studi sono stati disegnati per valutare l’influenza di ciascuna di queste variabili sulla pigmentazione di diverse resine composite utilizzate per la ricostruzione dei denti. Gli abstract proposti analizzano l’effetto di due comuni fattori, il fumo e lo sbiancamento, sulla suscettibilità della resina alla pigmentazione.

Da questo studio emerge che alimenti contenenti pigmenti naturali o artificiali sono in grado di alterare anche in breve tempo il colore di un materiale resinoso utilizzato per i restauri conservativi. Inoltre, le tecniche di sbiancamento e lucidatura messe in atto per ripristinare il colore iniziale determinano un’alterazione della superficie del composito, rendendola più ruvida.

In questo studio sono stati testati 90 dischi di resina composita (Heliomolar, A2 colour shade, Ivoclar, Vivadent). I campioni sono stati divisi in modo randomizzato in 3 gruppi di 30 ciascuno in base alla soluzione utilizzata per l’immersione: tè, coca cola e saliva artificiale. Ogni campione è stato immerso nella soluzione prescelta per 24 ore a 37 °C e asciugato. Successivamente, ciascun gruppo è stato ulteriormente suddiviso in tre gruppi di uguale numerosità (n= 10 campioni) in base al tipo di trattamento sbiancante utilizzato: 30% perossido di carbammide, gel all’ozono KY e pasta per lucidatura. Il colore e la ruvidità di superficie sono stati misurati utilizzando uno stereomicroscopio al baseline dopo l’immersione nelle soluzioni e dopo le procedure di sbiancamento. I valori ottenuti sono stati infine confrontati per valutare la capacità pigmentante delle 3 soluzioni, l’efficacia sbiancante del perossido di carbammide, del gel all’ozono e della pasta per lucidatura. Infine, sono state confrontate le proprietà di condizionamento della superficie da parte di ciascuna metodica sbiancante. Dai risultati è emerso che il tè e la coca cola avevano determinato in modo simile una pigmentazione del materiale significativamente più elevata rispetto alla saliva. Il maggiore effetto sbiancante è stato ottenuto con il gel all’ozono, mentre nessuna differenza si è riscontrata tra il perossido di carbammide e la pasta lucidante (tabella 1). Alla valutazione della ruvidità di superficie, dopo la procedura di immersione i campioni non presentavano differenze significative indipendentemente dal tipo di soluzione utilizzata. Dopo lo sbiancamento i campioni presentavano un irruvidimento della superficie che è risultato significativamente più alto in quelli trattati con perossido di carbammide o pasta lucidante (figura 1).

Per concludere, l’immersione della resina nelle soluzioni testate determina la pigmentazione della stessa. Lo sbiancamento con gel all’ozono sembra essere la tecnica più efficace e meno aggressiva tra quelle testate.

 

Implicazioni cliniche

Lo sbiancamento è una pratica cosmetica che nell’ultimo periodo viene particolarmente richiesta dai pazienti. Le tecniche e le sostanze utilizzate possono alterare la superficie dei materiali che comunemente vengono utilizzati per i restauri conservativi e quindi predisporli a cambiamenti cromatici. Prima di effettuare lo sbiancamento professionale, il clinico quindi dovrebbe valutare attentamente lo stato dei denti e dei restauri del paziente e proporre con prudenza questa procedura.

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