CONDIVIDI

Durata dei sigillanti a base resinosa nella pratica odontoiatrica

Long-term performance of resin based fissure sealants placed in a general dental practice

MA Hevinga, NJM Opdam, EM Bronkhorst, GJ Truin, MCDNJM Huysmans. Journal of dentistry 2010;38:23-28.

Le superfici masticatorie dei hanno profondi solchi al cui interno la placca batterica può infiltrarsi e rimanere intrappolata; una caratteristica anatomica che fa risultare queste aree fortemente esposte al rischio di carie, nonostante una corretta igiene orale. Il sigillante impedisce alla placca batterica di penetrarvi, ritardando o addirittura impedendo la formazione della carie.

Questo studio indaga la durata dei sigillanti a base resinosa e nello specifico la loro ritenzione a distanza di tempo e l’eventuale loro fallimento rivelato dalla sostituzione degli stessi con un’otturazione occlusale.

Questo lavoro retrospettivo è stato condotto in uno studio odontoiatrico in Olanda ed è stato approvato dalla commissione etica dell’Università di Radboud del Nijmegen; sono stati inclusi pazienti visitati tra luglio 2006 e novembre 2007 e che hanno ricevuto almeno un trattamento di sigillatura dei solchi con sigillante a base resinosa in denti permanenti prima del 1° gennaio 2000. Le sigillature sono state eseguite da quattro differenti dentisti e un igienista tra luglio 1988 e dicembre 1999 previa mordenzatura con acido ortofosforico. I sigillanti utilizzati erano a base resinosa bianca opaca, sono stati trattati solo denti permanenti in fase di eruzione possibilmente e che non presentassero solchi discromici. Alle visite di controllo eseguite tra il 2006 e il 2007 un operatore ha esaminato i denti sigillati classificandoli in:

  • completamente sigillati (ove il sigillante fosse ancora presente in tutti i solchi);
  • parzialmente sigillati (ove il sigillante fosse ancora presente in solo alcuni dei solchi);
  • non sigillati (ove le sigillature non fossero più riscontrabili).

L’esaminatore alle visite di controllo ha poi anche registrato la presenza di discromie nei solchi analizzati, la presenza di otturazioni occlusali o di lesioni cariose negli elementi in questione. Gli autori hanno considerato come fallimento la presenza di otturazioni occlusali o di lesioni cariose negli stessi elementi dentari sottoposti precedentemente a sigillature dei solchi. I pazienti sono stati categorizzati in due gruppi a seconda della quantità di restauri presenti nella loro bocca riguardanti sia denti decidui che denti permanenti prima dell’applicazione della prima sigillatura. Gli Autori hanno calcolato la media del numero delle otturazioni per anno come essere 0.33, per cui hanno categorizzato i pazienti in:

  • pazienti con profilo elevato di otturazioni eseguite  per anno (> 0.33);
  • pazienti con profilo basso di otturazioni eseguite per anno (< 0.33).

Su 1204 sigillature eseguite su 148 pazienti (48% uomini e 52% donne con una media di età di 21.4 anni) dopo una media di 11.6 anni il 41.3% dei sigillanti era ancora integralmente presente mentre l’11.4% era stato sostituito con un’otturazione occlusale. Il grado di insuccesso delle sigillature è stato riscontrato essere notevolmente superiore nei pazienti con profilo elevato di otturazioni per anno rispetto a quelli a profilo basso di otturazioni per anno, così come il fallimento di questi trattamenti si è verificato molto maggiore nei denti molari rispetto ai premolari.

Implicazioni cliniche

Il clinico al momento dell’applicazione dei sigillanti deve tenere conto che lo stato di cariorecettività e di igiene orale del singolo paziente è determinante nella prognosi del trattamento in questione e che la percentuale di successo è più elevata nei denti premolari rispetto ai molari.

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO