Urgenze ed emergenze mediche in odontoiatria. Prevenzione e cura è il titolo del volume, edito da Tecniche Nuove, scritto da Giovanni Damia, medico anestesista e specialista in odontostomatologia, precursore in Italia dell’Analgesia Relativa secondo Langa, metodica che consente di prevenire le emergenze: proprio la filosofia contenuta nel libro, frutto di 40 anni di esperienza.

Ogni anno, in Italia, negli studi odontoiatrici si verificano 2 o 3 decessi causati dall’insorgenza di urgenze ed emergenze che complessivamente sono alcune centinaia. Numeri piccoli, se rapportati ai diversi milioni di interventi eseguiti ogni anno dagli odontoiatri, ma pur sempre significativi per le gravi conseguenze a cui questi eventi possono condurre e non solo sotto il profilo medico-legale, ma anche dal punto di vista umano e professionale. Per questa ragione l’odontoiatra deve conoscere bene la materia e formarsi adeguatamente per saper affrontare i casi di emergenza, ma soprattutto per capire come prevenirne l’insorgenza, come suggerisce Giovanni Damia, primo in Italia a impiegare già a metà degli anni ‘80 la cosiddetta “sedazione cosciente”, tanto da meritarsi per questo il titolo di padre italiano di questa metodica. Già autore, insieme con Luigi Paglia, del libro L’Analgesia Relativa secondo Langa, edito da Tecniche Nuove, nel volume Urgenze ed emergenze mediche in odontoiatria. Prevenzione e cura affronta un altro argomento di grande utilità. E lo fa anche questa volta da profondo conoscitore della materia, avendo maturato 40 anni di esperienza sul campo.

Dottor Damia, innanzitutto, in cosa si differenzia Urgenze ed emergenze mediche in odontoiatria. Prevenzione e cura?

Giovanni Damia, medico anestesista, ha lavorato per 10 anni al pronto soccorso del Policlinico di Milano. Specialista in odontostomatologia, ha esercitato per 40 anni come libero professionista odontoiatra

Innanzitutto per l’impostazione di fondo che ho dato a questo lavoro, perché i testi in commercio su questo tema paragonano le emergenze mediche di uno studio odontoiatrico alle emergenze che possono avvenire su una pubblica via, ma questo non è corretto. In Urgenze ed emergenze mediche in odontoiatria. Prevenzione e cura ho cercato di spiegarne le ragioni, le differenze, riconducibili a diversi aspetti. Per prima cosa, l’odontoiatra ha la possibilità di prevedere le emergenze identificando i pazienti a rischio di emergenza. Poi, sapendo che nella maggior parte dei casi le emergenze odontoiatriche hanno una causa psicogena e neurovegetativa, il professionista ha sempre la possibilità di evitarne l’insorgenza, eliminandone la causa. Infine, c’è un terzo aspetto che rende del tutto peculiari le emergenze odontoiatriche rispetto a quelle che possono accadere su una pubblica via ed è la sorveglianza delle condizioni generali del paziente: è questo un compito che l’odontoiatra con il suo team possono e devono attuare.

Anche perché le emergenze non sono tutte uguali…

Certo, ne esistono di quattro gradi diversi: quello più basso (I grado) è dato dai disagi e dai lievi malori, per poi salire all’urgenza dettata da un qualche squilibrio circolatorio e respiratorio non grave (II grado) che può divenire grave ossia una vera emergenza (III grado) e portare all’arresto cardiocircolatorio (IV grado). Tutti i libri in commercio partono da quest’ultimo punto, il più grave, ma a mio parere è sbagliato, perché invece bisognerebbe iniziare a occuparsi dei quadri più lievi, prevenirli e curarli, affinché non si arrivi all’arresto cardiocircolatorio che è un evento difficile da gestire se non si hanno competenze mediche molto elevate.

È la prevenzione, dunque, anche in questo settore, la strada da seguire…

Sì e ne ho avuto la prova in 40 anni di attività clinica. Attraverso la prevenzione primaria, dunque usando un approccio empatico con il paziente e alcuni metodi sedativi, come la sedazione cosciente, per esempio, è possibile attenuare o eliminare le cause di emergenza. La prevenzione secondaria cura invece i quadri meno gravi per evitare che conducano all’arresto cardiocircolatorio, perché curando i malori, le lievi lipotimie, le crisi emotive o cardiocircolatorie evitiamo di arrivare al quadro finale più grave.

Qual è l’errore commesso più frequentemente dagli odontoiatri?

Sottovalutare il paziente, non raccoglierne l’anamnesi, anche quando sembrerebbe superfluo farlo è l’errore più grave e frequente. Ricordo, per esempio, il caso di un collega che solo dopo aver eseguito una gengivectomia in un paziente di 26 anni, scoprì, a causa di un sanguinamento eccessivo, che il giovane aveva avuto un infarto di recente, ma lo venne a sapere solo dopo aver eseguito l’intervento, esponendo il paziente a un grave rischio. Invece, bisogna sempre avere la massima cura della persona che siederà sulla poltrona, raccogliere tutte le informazioni necessarie all’esecuzione dell’atto odontoiatrico, perché anche una semplice estrazione fatta su un paziente a rischio può dare luogo a un’emergenza vera e propria.

Com’è strutturato, in breve, il volume?

È diviso in 10 capitoli, ciascuno dedicato a un aspetto particolare di questo argomento le cui basi sono date dall’eziopatogenesi, cioè dall’eziologia delle emergenze. Così, nell’eziopatogenesi ho trattato tutte le sindromi che possono portare a complicanze, i quadri clinici più frequenti, e impostato un discorso preventivo per tutte le situazioni possibili.

Considerando anche gli aspetti medico-legali?

Sì, anche alla luce del fatto che per l’odontoiatra che eserciti la professione in uno studio privato non esistono obblighi precisi, ma solo indicazioni di massima che però bisogna conoscere e applicare concretamente. In pratica, di fronte a un contenzioso, il professionista deve poter dimostrare di aver avuto una condotta adeguata al rischio specifico di quel paziente, ed è quello che ho cercato di spiegare nel testo.

A chi è rivolto, in modo particolare, il libro?

Questo volume è prevalentemente indirizzato ai giovani odontoiatri. Perché l’odontoiatra di una certa età, soprattutto se laureato in medicina e chirurgia, ha un preparazione clinica diversa dai laureati in odontoiatria e protesi dentaria, i quali dal punto di vista tecnico professionale sono sicuramente migliori dei dentisti di quarant’anni fa, però dal punto di vista medico hanno alcune lacune, per esempio riguardo all’impiego di certi farmaci. Dunque, questi professionisti, operando su un paziente che può avere delle complicanze, devono avere particolari nozioni che il libro tratta, perché il volume è concepito come uno strumento indirizzato a chi lavora. Non per niente ci sono tutti i quadri clinici delle più frequenti emergenze, che l’odontoiatra può andare a consultare, sapendo però che quel che conta di più è l’approccio al paziente, incentrato sulla prevenzione.

Quale altro consiglio darebbe ai più giovani?

Credo che in alcune circostanze, sempre in virtù del principio di prevenzione, cioè la filosofia di base proposta in questo volume che è l’aggiornamento di un testo che avevo scritto negli anni ‘90, l’odontoiatra, soprattutto se giovane e poco esperto, dovrebbe rinunciare al paziente ad alto rischio di emergenza, indirizzandolo in un ambiente ospedaliero. L’altro mio suggerimento, invece, riguarda l’uso dell’ossigeno, un farmaco privo di effetti collaterali e dunque sempre indicato nei casi di emergenza. Per questa ragione consiglio ai giovani di abbracciare la sedazione cosciente ossia l’RA secondo Langa, tecnica che permette di controllare l’ansia nel paziente attraverso la somministrazione di protossido d’azoto e ossigeno in quantità predeterminate. È una metodica utilizzabile in qualsiasi studio odontoiatrico ed efficace nel paziente ansioso, ma è anche una tecnica salvavita, perché riduce i rischi di emergenza e proprio grazie all’ossigeno, somministrato in quantità elevata, la rende sicura e priva di effetti collaterali.

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