Lorenzo Azzi, l'ideatore del Test rapido salivare (Trs), è ricercatore in Malattie odontostomatologiche presso l'Università degli Studi dell'Insubria, dove si occupa di Medicina orale. Odontoiatra, ha conseguito un dottorato di ricerca in Biotecnologie e la specializzazione in Chirurgia odontostomatologica.

A dirlo, con prudenza, è Lorenzo Azzi, 34 anni, varesino, ricercatore in malattie odontostomatologiche presso l'Università degli Studi dell'Insubria, l'ideatore, insieme a Mauro Fasano, docente di Biochimica presso lo stesso ateneo, del Trs, il test rapido salivare in grado di rilevare in pochi minuti la presenza del virus Covid-19 e risolvere dunque il problema dei soggetti asintomatici. Eppure la notizia è di quelle che dovrebbero far esultare pensando all'utilizzo che di questo dispositivo medico se ne potrà fare in questo delicato momento della "fase 2", in ambito odontoiatrico ma non solo.

"Noi ci siamo occupati della prima fase", dice Azzi, "cioè dell'ideazione e della sperimentazione del test con l'aiuto di diversi professionisti (Paolo Grossi, Tiziana Alberio, Fausto Sessa, Andreina Baj): la metodica funziona ed è stata validata, ora aspettiamo di ricevere il prototipo a cui sta lavorando NatrixLab, è che dovrà essere sottoposto ad un'altra sperimentazione che però sarà più breve".

L'odontoiatria, in prima linea nella ricerca

Angelo Tagliabue
Angelo Tagliabue, rettore dell'Università degli Studi dell'Insubria, l'ateneo dove è stato concepito e realizzato il test rapido salivare (Trs) per il Covid-19.

"Questa ricerca che ha visto come sempre una stretta collaborazione tra l’Università e l’Azienda Ospedaliera", spiega Angelo Tagliabue, professore ordinario di malattie odontostomatologiche e rettore dell'Università degli Studi dell'Insubria, "è nata da una buona intuizione accademica che testimonia in realtà come l’odontoiatria stia evolvendo: l’odontoiatra di oggi è a tutti gli effetti il “medico del cavo orale”, preparato ad affrontare gli aspetti delle numerosissime malattie sistemiche che nel cavo orale stesso trovano spesso manifestazione".

Com'è nata l'idea del Trs per il Covid-19

"Sapevamo che il virus era presente sulle droplets, cioè sulle goccioline di saliva", spiega più nel dettaglio Lorenzo Azzi, "così io e il professor Fasano, docente di Biochimica che in passato si era già distinto per aver condotto studi su alcuni test diagnostici per le malattie neurodegenerative tra cui il Parkinson, ci siamo concentrati proprio su questa metodica che prevede l'analisi della saliva. Una metodica, a dire il vero,  non del tutto nuova, perché già impiegata in passato per l'individuazione di alcuni virus, come per esempio Ebola e Hiv. La saliva, di cui mi ero già occupato in altre ricerche, è un fluido molto importante e in futuro, secondo me, avrà un ruolo sempre più rilevante in ambito diagnostico".

Un test più sicuro del tampone

Il Trs si basa sulla metodica chiamata "later flow", flusso laterale, la stessa utilizzata nei test di gravidanza. "Il test, oltre ad essere affidabile e rapido, perché il risultato arriva nell'arco di pochi minuti (da 3 a 6)", spiega Azzi, "espone a minor rischio gli operatori sanitari: far raccogliere un po' di saliva direttamente al soggetto interessato, infatti, è meno rischioso di eseguire un tampone naso-faringeo che può provocare uno starnuto e dunque esporre il sanitario a un rischio  potenziale".

Come avviene la rilevazione del virus

"Attraverso l'utilizzo di anticorpi", spiega il ricercatore, "che individuano la proteina "spike", quella a forma di spuntone appunto e che dà il nome alla famiglia dei coronavirus.  In questo modo siamo in grado di rilevare la presenza del virus in maniera qualitativa, cioè di dire se è presente o assente, con una sensibilità molto alta (intorno al 92%) e una specificità un po' più bassa (intorno al 60%) che però potrà essere migliorata con il prototipo industriale". In pratica, fa notare Azzi,  il test può generare falsi positivi, di cui la metà però, ad un'analisi molecolare, mostra la presenza del virus nella saliva, sebbene il tampone risulti negativo: un'ulteriore prova della sensibilità di questo test.

Quando sarà disponibile il kit

"Potrebbe arrivare già entro l'estate", dice Azzi, con estrema prudenza, "perché la fase di prototipizzazione industriale con NatrixLab, l’azienda con cui la nostra Università ha stretto un accordo, è già iniziata. Verranno quindi realizzati dei kit che poi noi dovremo validare con una sperimentazione ancor più rapida rispetto a quella condotta per la validazione della metodica. In altre parole, dovremo accertarci che il trasferimento tecnologico sia avvenuto in maniera corretta. Poi servirà la certificazione per l'utilizzo: quella per il personale sanitario richiede circa 2 settimane, l'altra invece è più lunga".

Costi e ricadute per il mondo odontoiatrico 

"Trattandosi di un test che sfrutta la metodica simile a quella utilizzata nel test di gravidanza", prevede Azzi, "mi immagino un costo del dispositivo che possa essere altrettanto accessibile”. Spetterà comunque alle autorità competenti decidere come e dove impiegare il kit per l'esecuzione del test, fa notare Azzi, sebbene l'impiego potrebbe essere esteso a tutti i luoghi di aggregazione (scuole, università, cinema, teatri, ecc..).

"L'impatto sugli studi odontoiatrici potrà essere importante", sottolinea Azzi, "perché con il Trs potremo avere informazioni attendibili sullo stato di salute del paziente e preservare così al meglio la sicurezza degli operatori e degli altri pazienti che accedono allo studio. Tuttavia, dovremo  aspettare l'opinione e le linee guida degli Ordini professionali di competenza prima di poter introdurre questo dispositivo nella routine clinica degli studi odontoiatrici".

Covid-19: il test rapido salivare potrebbe arrivare già entro l’estate - Ultima modifica: 2020-05-12T12:11:42+00:00 da Pierluigi Altea
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