Trattamento non chirurgico della III classe scheletrica: aggiornamenti scientifici da una revisione sistematica della letteratura

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Il trattamento della malocclusione di III classe scheletrica costituisce una delle grandi sfide e, in molti casi, un limite della pratica ortodontica. Nel paziente in crescita l'approccio prevede la possibilità di addizionare una terapia ortopedica: sono contemplate protrusione mandibolare, regolazione funzionale e chin cup. Il pattern sfavorevole di crescita del mascellare superiore, più lento e in arresto con due anni di anticipo rispetto alla mandibola costituiscono un ostacolo anche a questo trattamento. In virtù della frequenza di retrognatismo mascellare associato, la protrusione della mascella con maschera facciale rappresenta comunque uno degli approcci principali. Oltre a portare in avanti il mascellare superiore, essa conduce nel breve termine a postrotazione mandibolare, ante e retroinclinazione rispettivamente degli incisivi superiori e di quelli inferiori. Proprio il mantenimento dell'overjet positivo è stato impiegato in molti studi come indice del successo terapeutico a lungo termine (quantomeno dopo il termine del periodo di crescita puberale), che sulla base di questo criterio sarebbe compreso tra il 67 e addirittura il 95%. Si tratta tuttavia di un approccio limitato, in quanto omette l'aspetto della correzione della discrepanza tra le basi ossee, ovvero il target del trattamento ortopedico. Nonostante la chirurgia, quando impiegata, debba essere sempre (legittimamente) considerata come un complemento al piano di cura ortodontico, l'allontanare questo tipo di pazienti dalla sala operatoria può essere contemplato come un goal della terapia ortodontica-ortopedica.

A tale proposito, il gruppo di ricerca di Lin, a fine 2018, ha pubblicato su Clinical Oral Investigations una revisione sistematica della letteratura atta a valutare la stabilità del trattamento e anche l'efficacia nel ridurre l'indicazione alla chirurgia.

III classe scheletrica: una revisione

L'indagine ha valutato un ventennio (1996-2016) di ricerca sulle principali banche dati (PubMed, Embase, Web of Science e Cochrane Library). Dei 296 studi screenati, sono stati considerati 30 full text e, di questi, 10 sono stati portati alla valutazione qualitativa e 4 fino a quella quantitativa (metanalisi). Le variabili indagate sono: angoli SNA, SNB, ANB, angolo del piano mandibolare, overjet e angolo incisivo inferiore.

Per stessa ammissione degli autori, la revisione non può, al momento, fornire indicazioni a lungo termine. Il limite principale è probabilmente quello fornito dal follow-up, il cui minimo è stato posto a 2 anni.

I risultati sul breve termine confermano la variazione significativa di tutte le variabili, nel paziente trattato. In corso di follow-up, tuttavia, si osserva una tendenza significativa alla recidiva, con il mantenimento delle sole variazioni positive di ANB e overjet.

Gli autori concludono ribadendo la necessità di ulteriori indagini, considerando anche delle varianti come l'ancoraggio scheletrico, che secondo alcuni studi indurrebbe risultati più favorevoli con un numero minore di effetti collaterali.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29429068

Trattamento non chirurgico della III classe scheletrica: aggiornamenti scientifici da una revisione sistematica della letteratura - Ultima modifica: 2019-03-12T07:13:36+00:00 da redazione
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