Trattamento implantare postestrattivo e bone grafting contestuale

851
DM_il-dentista-moderno_Fattori-rischio-nel-mantenimento-di-mini-impianti-ortodontici.jpg

Il riassorbimento osseo in senso orizzontale e verticale rappresenta una circostanza inevitabile che sussegue all’estrazione di un elemento dentale. La revisione sistematica di Tan del 2012 ha stabilito come il riassorbimento crestale si attesti intorno alle 2.2 mm dopo 3 mesi di guarigione. A 6 mesi, per il riassorbimento verticale è compreso, in termini percentuali, fra 11 e 22, quello orizzontale fino al 29-63%. È in questo periodo postestrattivo precoce che il processo tende a incidere maggiormente, complicando l’inserimento di impianti osteointegrati

Lo studio della biologia di tale processo ha permesso però di ottimizzare i protocolli di riabilitazione implantare. Nel caso dell’implantologia immediata o postestrattiva, ad esempio, i protocolli vengono integrati con le metodiche di bone grafting e bone augmentation. Oggiorno, il biomateriale universalmente più utilizzato in questo senso è l’osso bovino deproteinizzato

Trattamento implantare postestrattivo e bone grafting contestuale: uno studio dalla letteratura

Nell’ambito di questa tematica, Al Qabbani e colleghi hanno di recente pubblicato su Dental Research Journal un interessante studio atto a valutare la stabilità di un protocollo postestrattivo associato a una procedura di rigenerazione ossea e mantenimento della teca vestibolare.

L’indagine ha coinvolto un totale di 30 pazienti di età compresa fra i 28 e i 40 anni, ciascuno indirizzato a estrazione di un premolare inferiore.

La fase preliminare di estrazione è stata pertanto eseguita secondo tecnica atraumatica senza interessamento delle pareti alveolari. La fase successiva ha previsto la suddivisione su tre gruppi: su 10 alveoli (gruppo II) è stata adottata una tecnica di socket preservation con inserimento di osso bovino deproteinizzato all’interno dell’alveolo, oltre alla copertura con una membrana derivata da pericardio bovino. Altrettanti pazienti (gruppo III) sono stati trattati con l’inserimento immediato di un impianto 4.1 x 14 mm e inserimento di particolato osseo a origine bovina a colmare il gap vestibolare. Un ultimo gruppo (I) ha fatto da controllo con guarigione postestrattiva tradizionale. I casi sono stati sottoposti a controllo radiografico (tramite indagine tridimensionale cone beam) e biomeccanico (indagine a radiofrequenza Osstell a fini di valutare la stabilità secondaria) a 9 mesi. Dal punto di vista clinico, i pazienti erano stati rivesti anche nel postoperatorio immediato (7 giorni) e a 3 mesi. I risultati clinici e radiografici attestano la potenzialità dell’inserimento postestrattivo dell’impianto accompagnato a inserimento di biomateriale osseo nella conservazione della volumetria ossea, persino migliore della sola tecnica di socket preservation. L’utilizzo contestuale del materiale da innesto risulterebbe fondamentale, in particolare, nella stabilizzazione del thin buccal plate. Lo studio costituisce un supporto a un trattamento che costituisce a tutti gli effetti ormai uno standard operativo, nella pratica.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6243806/

Trattamento implantare postestrattivo e bone grafting contestuale - Ultima modifica: 2019-01-08T17:31:35+00:00 da redazione

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome