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Trattamenti di superficie negli impianti in zirconia

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Inlay-retained fixed dental prosthesis: a clinical option using monolithic zirconia.Augusti D, Augusti G, Borgonovo A, Amato M, Re D.

I prodotti implanto-protesici ceramici a base di zirconia, siano essi fixture o componentistica implantari, stanno conoscendo un forte sviluppo in termini di diffusione e applicazione in ambito clinico. Questo materiale assicura in primo luogo caratteristiche di biocompatibilità e fornisce inoltre caratteristiche notevoli in termini di meccanica e di resa estetica, ragione per la quale costituisce una valida alternativa ai prodotti in titanio, che ricoprono ragionevolmente il ruolo di standard operativo e di mercato.

Il materiale presenta di per sé una eterogeneità di fase: può presentarsi in forma monoclina, tetragonale o cubica. Materiali dopanti quali ittrio, cerio o magnesio possono essere addizionati al fine di stabilizzare la struttura cristallina (si parlerà, ad esempio, di “yttria-stabilized zirconia”, YZF).

Una metodica produttiva ampiamente studiata nella realizzazione di impianti in materiali ceramici, tanto quanto nel substrato in titanio, è il trattamento della superficie. Per quanto questa breve trattazione non abbia la pretesa di illustrare dettagliatamente ogni singola metodica, pare interessante elencare brevemente le più importanti, riflettendo sulle modificazioni che possono derivarne in termini di risposta tissutale.

Metodiche di trattamento della zirconia

Sabbiatura: questa pratica, detta anche abrasione con particelle aeree, ha l’intento di imprimere alla superficie una ruvidità a livello microscopico, in contrapposizione con quanto si ottiene dopo la sola realizzazione della filettatura (l’impianto, in questo caso, viene detto “macchinato”). Il procedimento produce una microabrasione uniforme anche su materiali duri di tipo ceramico e vetroso, e si presta dunque bene alla zirconia. Vengono spesso impiegate particelle di allumina, che però possono riportare microfratture durante l’impatto (come detto, va assicurata un’abrasione uniforme) e che, in ogni caso, andrebbero a contaminare la superficie. Studi in vitro e su modello animale, comunque, riportano risultati positivi in termini di osteoconduttività e di contenimento dell’infiammazione.

Mordenzatura: l’impiego di un acido (fluoridrico, nitrico, sulfidrico) permette il trattamento omogeneo della superficie implantare e, in più, supera il rischio di delaminazione da stress del materiale (anche se permane il rischio di liberazione di sostanze indesiderate). La metodica prevede solitamente una rifinitura di tipo termico, anche se recentemente sono state proposte tecniche che accoppiano sabbiatura e mordenzatura, nella ricerca del substrato massimamente favorevole agli osteoblasti.

Lucidatura: al contrario, l’effetto desiderato con questa tipologia di trattamento è una superficie perfettamente liscia, anche a livello microscopico. L’obiettivo è quello di avvantaggiare le cellule epiteliali, non in contrapposizione con gli elementi blastici, ma rispetto alle superfici ruvide. Le macchine da lucidatura utilizzano carta al carburo di silicio e sospensioni di diamante o silice; la metodica assicura di non alterare la chimica di superficie del materiale.

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