Timing della riabilitazione implantare di un trauma dentale

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La perdita dell'elemento dentale permanente rappresenta il picco di gravità di complicanza di un evento traumatico (non necessariamente un'avulsione completa). Nonostante gli sforzi dei clinici nell'applicare correttamente i più aggiornati protocolli conservativi, si tratta di un esito che deve essere considerato, anche a causa di problematiche indipendenti dal clinico (legate ad esempio al comportamento del paziente), e affrontato. Nell'era dell'implantogia, quest'ultima parte non dovrebbe rappresentare un ulteriore criticità, soprattutto in caso di pazienti giovani, che vanno incontro a traumi legati all'attività sportiva.

D'altra parte, un paziente in crescita è per definizione un soggetto non candidabile a un trattamenti definitivo implanto-protesico, dato che il restauro rischierebbe di esitare in infraposizione rispetto all'arcata matura. Oltretutto, il trauma può facilmente coinvolgere le strutture circostanti al dente (gengiva e osso alveolare), indispensabili al successo funzionale ed estetico della riabilitazione.

Trauma dentale: quando mettere l'impianto?

Sorge pertanto spontaneo domandarsi quale possa essere il timing ideale per il posizionamento di un impianto a seguito di un trauma dentale. È il quesito a cui si è proposto di rispondere Storgård Jensen in un lavoro presentato nel corso del World Congress on Dental Traumatology 2018 e successivamente pubblicato su Dental Traumatology.

Si ricordi come l'inserimento di un impianto dopo una normale estrazione possa essere definito (1) immediato entro le prime 24 ore, (2) precoce dopo 6-8 settimane, (3) convenzionale, dopo 3 mesi di attesa e (4) ritardato oltre i 6 mesi.

Trattandosi di un evento impronosticabile, l'inserimento di un impianto postestrattivo risulta praticabile a condizioni precise e ben difficili da trovare nella realtà fattuale: assenza di infezione locale, tessuti molli spessi, pareti alveolari integre, corticale vestibolare integra e spessa almeno 1 mm e osso alveolare apico-linguale sufficiente ad assicurare stabilità primaria.

Un inserimento precoce, a tessuti molli guariti, può essere invece praticabile nella maggior parte dei casi in cui la conformazione ossea preesistente risulti adeguata. Il più delle volte sarà comunque necessario prevedere interventi di bone augmentation a livello vestibolare.

Nei casi in cui si giudichi l'osso incapace di garantire la stabilità primaria dell'impianto, è consigliabile attendere un periodo di guarigione compreso tra le 12 e le 16 settimane. Un vero e proprio protocollo tardivo si rende necessario nei casi di guarigione ritardata dei tessuti (duri e molli) susseguenti a importanti eventi traumatici.

In ultima analisi, bisogna sottolineare come spesso il paziente traumatico necessiti di un approccio multispecialistico. Nello specifico, nel soggetto giovane (non necessariamente in crescita) possono essere necessari allineamento ortodontico e contenzione, al fine di mantenere l'arcata (sopratutto la zona incisale) simmetrica rispetto alla linea mediana del viso e di consentire l'inserimento dell'impianto nella posizione corretta tridimensionale dal punto di vista chirurgico e protesico.

Riferimenti bibliografici
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31121083
Timing della riabilitazione implantare di un trauma dentale - Ultima modifica: 2019-11-29T07:22:51+00:00 da redazione
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