Tessuti perimplatari e perimplantite

air-polishing impianti dentali perimplantite

La perimplantite è una condizione patologica che porta a progressiva perdita del sostegno osseo di un impianto già precedentemente osteointegrato, che può pertanto andare incontro a fallimento secondario. Nonostante gli elevati standard di sicurezza raggiunti anche sul lungo termine dai protocolli implantari, alcuni autori indicano tale problematica come il “male del secolo” di questo ambito. Uno dei motivi di tale preoccupazione è probabilmente legato alla varietà di protocolli. Questi hanno, tuttavia, come comune denominatore la tendenza a concentrarsi principalmente sulla disinfezione delle superfici implantari e sull'osso, in analogia con la terapia della malattia parodontale. In questo senso, la gestione dei tessuti molli segue l’approccio a quelli duri. Una tecnica resettiva vuole regolarizzare il profilo osseo, favorendo l’igiene a discapito della resa estetica: il lembo viene pertanto riposizionato e fissato apicalmente. Nel caso di una procedura rigenerativa, andrà invece attuata una tecnica di tissue preservation.

Eppure, se si pensa, per esempio, alle metodiche di ottimizzazione nella chirurgia implantare protesicamente guidata, pare evidente come la garanzia di una maggiore predicibilità di risultati passi anche per una accurata gestione dei tessuti molli.

Constatando la limitatezza dei dati concernenti la gestione dei tessuti molli nella terapia chirurgica, Sculean e colleghi hanno condotto una revisione nell'intento di riunire le indicazioni più rilevanti. Lo studio è stato pubblicato sul numero di aprile di Implant Dentistry.

Attualmente viene generalmente accettato il fatto che la presenza di un adeguato spessore di mucosa aderente cheratinizzata perimplantare – segnatamente a partire dai 2 mm – sia associato a una maggiore stabilità tissutale: minore accumulo di placca, rischio di recessioni ridotto e anche minore incidenza di mucosite perimplantare, il quadro predisponente alla perimplantite. Da questo punto, sono gli studi sulla correlazione a lungo termine ad apparire ancora insufficienti.

Tra le tecniche chirurgiche di soft-tissue augmentation, sono state considerate diverse metodiche, tendenzialmente sempre combinate all'inserimento di innesto autologo o, più recentemente, membrane in biomateriale collagenico. L'aggiunta del free gingival graft, infatti, conduce a guadagno significativo in termini di spessore tissutale, riduzione degli indici di placca e sanguinamento, riduzione del rischio di recessioni e anche del rimodellamento dell'osso marginale. Quest'ultimo dato, di particolare significato, è stato recentemente confermato dalla revisione sistematica di Thoma del 2018.

L'indicazione clinica che deriva, complessivamente, è dunque la possibilità di promuovere la salute perimplantare incrementando i volumi dei tessuti molli. Nei prossimi anni sarà tuttavia indispensabile definire i casi di indicazione all’innesto, soprattutto in via preventiva.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/30893142/

 

Tessuti perimplatari e perimplantite - Ultima modifica: 2019-06-21T07:53:29+00:00 da redazione
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