Terapia chirurgica delle perimplantiti

Queste pagine si sono ampiamente occupate della tematica delle patologie delle patologie dei tessuti perimplantari, non in senso allarmista, ma constatando una realtà clinica oramai consolidata. La perimplantite, intesa come condizione infiammatoria a carattere cronico-degenerativo che porta a progressiva perdita di supporto osseo, costituisce oggi la prima causa di perdita tardiva dell’impianto. Rappresenta perciò la condizione parallela alla parodontite nel dente naturale. L’approccio terapeutico alla perimplantite risente della mancanza di protocolli univoci e, a maggior ragione, di linee guida. In virtù delle analogie cliniche ed eziopatogenetiche con la parodontite, anche alcune procedure terapeutiche sono state mutuate e adattate al substrato implantare.

Il primo esempio è l’approccio di base, che idealmente consiste da una terapia causale che porti all’abbattimento della carica batterica. Sempre sul modello della terapia parodontale, nel caso in cui vengano a formarsi tasche perimplantari maggiori di 5 mm di profondità e nel caso in cui si osservi una spiccata perdita d’osso, Autori propongono di considerare la terapia chirurgica. È bene ribadire la necessità di procedere successivamente alla risoluzione della fase acuta dell’infezione, come suggerito dalla revisione di Heitz-Mayfield e Lang. Gli obiettivi del trattamento consistono nell’arresto della progressione di malattia, nel ripristino del tessuto perso e nel mantenimento di un impianto funzionale a contatto con tessuti sani e detergibili. Lo standard operativo, dunque, risulterebbe essere la chirurgia rigenerativa del sito. Questa possibilità è oggi suffragata da una serie di studi condotti su modello animale e da alcuni su esseri umani. Per quanto si attenda un corpus più ampio di evidenze, il modello della GBR costituisce già oggi un’opzione clinica percorribile nel trattamento dei difetti ossei perimplantari. Per facilitare l’orientamento clinico, in ragione proprio della discordanza fra i protocolli terapeutici e fatta presente la necessità di impostare una target therapy, uno studio prodotto nel 2012 presso l’Università del Michigan ha proposto un albero decisionale. In primo luogo, gli Autori raccomandano di verificare gli aspetti eziopatogenetici, distinguendo se la perdita di osso sia collegabile a una “vera” perimplantite e, come già detto, rimuovendo poi il fattore. Il passaggio successivo consiste nello studio della morfologia del difetto osseo, la quale indirizza al tipo di chirurgia consigliata, sempre sul modello della malattia parodontale. In caso di difetto orizzontale, viene consigliato l’allestimento di un lembo a riposizionamento apicale abbinato ad implantoplastica, con l’obiettivo di ottenere una superficie liscia e meno ritentiva della placca. Nel caso di difetto osseo verticale, la procedura sopracitata viene consigliata in caso di morfologia a una parete. Nel caso in cui siano coinvolte 2-3 pareti, gli Autori propongono la rigenerazione ossea guidata con membrana riassorbibile o non. Da ultimo, il difetto circonferenziale, che nella forma a coppa è ritenuto da alcuni caratteristico della perimplantite. La GBR viene proposta nel caso in cui la posizione dell’impianto sia ritenuta idonea. In caso contrario, si considerano anche la rimozione della fixture e la conseguente rigenerazione tissutale.

Il video mostra un altro tipo di protocollo chirurgico per il trattamento delle perimplantiti

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Terapia chirurgica delle perimplantiti - Ultima modifica: 2016-12-01T07:08:07+00:00 da redazione

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