Tecnica semplificata di ricostruzione dentaria: la «modellazione fluida»

Matteo Basso DDS, PhD, MSc
Juan Manuel Goñe Benites, DDS
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche
IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi
Servizio di Odontostomatologia
Direttore: Prof. Roberto L. Weinstein
Centro di Riabilitazione Orale Mininvasiva ed Estetica (CROME)
Responsabile: Dr. Matteo Basso


Simplified dental restorations: the “fluid-modeling technique”

Una tecnica semplice, che permette di risparmiare tempo, versatile, con una curva di apprendimento veloce e che consente di ottenere una elevata qualità dei restauri dal punto di vista estetico; la modellazione fluida può diventare un possibile standard di riferimento per tutte le ricostruzioni dei settori posteriori.

Riassunto
Obiettivi. In questo lavoro viene descritta una tecnica originale di ricostruzione dentaria ad alto valore estetico sviluppata dagli Autori, la «modellazione fluida», evidenziandone vantaggi e difetti e descrivendone le procedure passo a passo.
Metodi. Per la tecnica della «modellazione fluida» è stato scelto un composito fluido ad alta viscosità e con una percentuale di filler elevata (circa 70%). Esso possiede proprietà meccaniche molto simili a quelle dei compositi tradizionali e bassissimi livelli di usura delle superfici. Può essere applicato nella cavità attraverso la siringa, che permette di estrudere il materiale modellando le cuspidi. Più cuspidi possono essere modellate nello stesso ciclo di polimerizzazione in quanto non tendono a fluire. Nell’ultimo strato della restaurazione si può scegliere se usare un composito in pasta normale o la finitura con lo stesso materiale, in quanto le proprietà meccaniche sono ideali per le zone portanti.
Risultati. Un restauro realizzato con la tecnica descritta può essere eseguito facilmente con pochi e semplici passaggi e la curva di apprendimento è molto rapida. Il rispetto delle indicazioni e raccomandazioni per la polimerizzazione è un fattore critico per il successo.
Conclusioni. Data la semplicità della tecnica, i suoi notevoli vantaggi in termini di risparmio di tempi operativi, la sua versatilità, la veloce curva di apprendimento e la prognosi di durata meccanica dei restauri, la tecnica a modellazione fluida può diventare uno standard di riferimento per tutte le ricostruzioni dei settori posteriori, specialmente in quelle di grandi dimensioni dove il numero di stratificazioni diviene più elevato.

Summary
Objective. In recent years industry and scientific research have exerted their efforts to satisfy the needs of dentists, who asked to have a highly aesthetic restorative system but through a simple, rapid, repeatable and fast-to-learn technique. Is described an original technique developed by the Authors, called «fluid modeling» technique, highlighting advantages and flaws and describing the procedures step by step.
Method. For the «Fluid Modelling» technique a highly filled (around 70%), high viscosity flowable composite has been chosen. It possesses mechanical properties very similar to the traditional composites in paste, but a higher level in filler content than any flowable, and a very low level of surface wear. It can be applied in the cavity through the special syringe tip, that allows to extrude material but modeling the cusps while extruding it. Multiple cusps can be modeled in the same polymerization cycle since they don’t tend to flow and don’t stick together. Extrusion must start in the bottom of the cavity and the movement of the tip draws the shape of cusps. Once at the top of the restoration, clinician can choose if covering it with a normal composite in paste, for better shaping fissures and details, or finishing with the same material, since mechanical properties are ideal for load bearing areas.
Result. Restoration made with described technique can be performed easily by running a few simple steps, and the learning curve of the technique is very rapid. Respect of proper steps and recommendations for polymerization is critical for success.
Conclusion. Given the simplicity of the technique, its considerable saving operating times, his versatility, quick learning curve and prognosis of mechanical durability of the restoration, the «fluid modeling» technique can become a standard reference for all restorations of the posterior teeth, especially in bigger ones, where the number of composite layers to apply could be high.

Dalla loro introduzione sul mercato, i materiali compositi da ricostruzione dentaria hanno subìto numerosi cambiamenti. I primi compositi, introdotti negli anni Ottanta, erano per lo più indicati per i settori anteriori dove rappresentavano a quel tempo la soluzione più soddisfacente dal punto di vista estetico nei confronti dell’amalgama dentaria e dei primi cementi vetroionomerici. Erano materiali molto viscosi, dalla difficile lavorabilità e lucidabilità, e ancora privi di validi sistemi adesivi che ne garantissero la durata nel tempo. Inoltre, avevano un’elevata tendenza alla frattura marginale e alle infiltrazioni. Successivamente, l’introduzione delle tecnologie a microparticelle e, più recentemente, delle nanoparticelle insieme alle nuove tecniche adesive e di stratificazione hanno consentito di sviluppare materiali sempre più resistenti, lavorabili e durevoli nel tempo1,2

Parallelamente, nello sviluppo dei compositi si è prestata sempre più attenzione al risultato estetico, creando linee di materiali sempre più capaci di imitare il dente in tutte le sue sfumature di colore, con risultati del tutto simili alle strutture naturali.

Tuttavia, la necessità di imitare le più svariare sfumature di colore e soprattutto le diverse strutture che costituiscono il dente, ha richiesto di sviluppare linee di compositi molto sofisticate, con un numero elevato di colori da utilizzare, ma soprattutto attraverso tecniche di ricostruzione anche molto complesse. Questo si è tradotto inevitabilmente nella necessità di una lunga curva di apprendimento per ottenere risultati soddisfacenti, di acquistare un numero elevato di materiali e accessori e, in alcuni casi, di seguire corsi specifici per l’utilizzo del materiale selezionato. Purtroppo, nei primi sistemi compositi estetici, questi limiti si traducevano in un’elevata facilità di compiere errori di stratificazione, con inevitabili quanto sgradevoli risultati insoddisfacenti.

L’industria e la ricerca scientifica hanno però capito la necessità del dentista di avere un sistema ad alto valore estetico, in grado di riprodurre la natura, ma attraverso una tecnica più semplice e ripetibile. Sono nati così i cosiddetti sistemi «camaleontici» che permettono di ottenere risultati pienamente soddisfacenti con massimo 2-3 colori dello stesso composito, senza scendere ad alcun compromesso sulla qualità del restauro finale. Questo è reso possibile principalmente dalla diffusione della luce (in inglese scattering) che i moderni compositi possiedono, portando la luce alle strutture naturali circostanti, e «vivendo» di luce riflessa dalle stesse strutture. Per sottolineare cosa queste proprietà ottiche hanno cambiato, basti pensare che lo scattering ha di fatto segnato la fine dei famosi margini «grigi», evidenti nei primi compositi estetici nelle zone di passaggio fra composito e smalto, che rappresentavano il principale errore del dentista che si avvicinava per le prime volte a compositi multistrato. Il margine grigio è dovuto alla differenza di rifrazione della luce fra dente naturale e materiale composito; lo scattering permette di diffondere ampiamente la luce e di «prendere» il colore dallo smalto circostante, eliminando le differenze di rifrazione di colore nel passaggio3,4.

Lo sviluppo delle nanotecnologie e dello scattering ha permesso anche di realizzare una serie di materiali dalle proprietà fisiche in passato impensabili. Molto famosi sono diventati in tempi recenti i cosiddetti compositi «bulk», che permettono posizionamenti rapidi in strati cospicui, anche di 5 mm di spessore, e possiedono bassa contrazione alla polimerizzazione5. I primi compositi bulk che sono stati sviluppati avevano consistenze piuttosto fluide. Questo permetteva loro di aderire spontaneamente alle pareti e di distribuirsi nella cavità in maniera omogenea, praticamente senza bolle e senza irregolarità di superficie. Essendo però poco viscosi e poco caricati in filler, non sono idonei al carico meccanico di superficie e la ricostruzione deve essere completata ricoprendoli con un composito standard. Inoltre, per permettere un’adeguata polimerizzazione fino a 4-5 mm di profondità, i compositi bulk fluidi sono spesso molto traslucenti, e la ricostruzione finale assume un colore grigiastro a volte difficile da nascondere con lo strato finale di composito standard6. Sono comunque materiali molto apprezzati dai dentisti per la loro velocità di applicazione e l’autoadattamento alle superfici dentali.

In tempi più recenti sono stati realizzati anche compositi bulk da modellare, molto viscosi e dalla compattezza simile a quella dei compositi nanoibridi. In questi materiali la possibilità di polimerizzazione in bulk è stata realizzata tramite attivatori più efficienti (per esempio Ivocerin®, Ivoclar), che convertono i monomeri anche a 4 mm di profondità, oppure tramite attivazione e modellazione assistita da apparecchiatura sonica (Sonic Fill®, Kerr). Rispetto ai bulk fluidi, quelli in pasta in alcuni casi possono anche ricoprire lo strato esterno della ricostruzione, sottoposto ai carichi meccanici. Rispetto ai compositi tradizionali in pasta invece, i bulk in pasta hanno lo svantaggio di nascere come materiali per ricostruzioni semplificate, dove l’estetica non rappresenta l’obiettivo principale, per build-up rapidi di monconi, di denti devitalizzati, per denti prossimi alla protesizzazione o in ogni caso dove sia richiesta rapidità delle procedure ricostruttive. Per questi motivi non dispongono di un’ampia gamma di colori, né di distinzioni fra dentine e smalti.

Una tipologia di compositi che merita una collocazione molto particolare nel panorama dei materiali da ricostruzione è rappresentata dai compositi fluidificati altamente riempiti a elevata viscosità. Rispetto ai normali flow o flowable, la percentuale di filler è molto elevata, di fatto simile a quella dei normali compositi in pasta (circa 70%), per questo possiedono anche una bassa contrazione alle polimerizzazione. Essendo molto riempiti, le proprietà meccaniche una volta polimerizzati sono idonee anche per le zone sottoposte al carico occlusale7,8. Pur condividendo alcune caratteristiche chimiche e strutturali, sono tuttavia radicalmente differenti dai compositi bulk. In primo luogo, non devono essere ricoperti da uno strato di composito tradizionale. In secondo luogo, l’elevato riempimento in filler li rende idonei per applicazioni in strati non superiori ai 2-3 mm, pena il mancato raggiungimento della polimerizzazione negli strati più profondi. Infine, non hanno lo scopo di riempire velocemente la cavità adattandosi spontaneamente alle pareti e al fondo della cavità, come accade coi compositi bulk fluidi (per esempio SDR™, Dentsply-Sirona; Venus Bulk Fill™, Heraeus Kulzer; Tetric EvoFlow Bulk Fill™, Ivoclar), ma anzi tendono a mantenere la posizione e la forma conseguenti alla tecnica di applicazione, senza collassare. Viene di seguito presentata una tecnica originale sviluppata dagli Autori, sfruttando alcune proprietà fisiche di un composito fluido altamente riempito, con particolare attenzione alle fasi cliniche e alle considerazioni meccaniche, unitamente a una valutazione sui benefici che ne conseguono per la pratica clinica quotidiana.

Materiali e metodi

La tecnica che viene presentata prevede una «modellazione fluida» (fluid modelling) delle cuspidi di molari e premolari, e può essere adattata a qualsiasi ricostruzione posteriore, di I o II classe. Siccome la tecnica richiede l’appoggio sulle pareti verticali della cavità, in caso di cavità di II classe di Black vanno prima ricostruite le pareti verticali mancanti, trasformandola in I classe (Figure 1, 2, 3).
Dopo le fasi adesive, con l’applicazione del mordenzante e del sistema adesivo di scelta, e dopo l’eventuale trasformazione di una II classe in una I classe, si può procedere alla modellazione delle cuspidi.
In una tecnica convenzionale con un composito in pasta, la modellazione richiede piccoli incrementi obliqui (max 2 mm di spessore), applicando il materiale nella cavità e poi modellandolo con l’aiuto di diversi strumenti.
Dapprima si punta a compattarlo sul fondo, poi ad adattarlo sulla parete verticale, infine a creare una struttura piramidale come abbozza della cuspide finale.
Tutte queste fasi, che vanno ripetute per ogni strato successivo, richiedono il cambio di 2-3 strumenti per la corretta modellazione, e questo si traduce in un dispendio di tempo che è tanto maggiore quanto più grande e profonda è la cavità.

1. Situazione iniziale. Presenza di voluminosi restauri in amalgama
1. Situazione iniziale. Presenza di voluminosi restauri in amalgama
2. Cavità dopo la rimozione dei restauri e la preparazione cavitaria
2. Cavità dopo la rimozione dei restauri e la preparazione cavitaria
3. Ricostruzione delle pareti cavitarie con composito microibrido in pasta e trasformazione in cavità di I classe di Black
3. Ricostruzione delle pareti cavitarie con composito microibrido in pasta e trasformazione in cavità di I classe di Black

Nella tecnica proposta dagli Autori, si è scelto di utilizzare un composito fluido altamente riempito che possa essere applicato direttamente dalla siringa. Il composito selezionato è il G-ænial Universal Flo (GC Corporation, Tokio, Japan), composito con nanoparticelle di filler con un riempimento al 69%.
Esso presenta caratteristiche meccaniche molto simili a quelle di un composito tradizionale: modulo di elasticità (modulo di Young) di 7,6 GPa, resistenza alla flessione (flexural strength) di 160 MPa, resistenza alla frattura (fracture toughness) di 2,55 MPa9 e con un’elevata resistenza all’abrasione (wear resistance).
Queste proprietà sono indispensabili e ideali per un materiale idoneo alla tecnica della modellazione fluida delle cuspidi.
L’applicazione del materiale è molto semplice e veloce ma prevede alcuni passi fondamentali:

  • selezionare la siringa di materiale ideale fra le masse dentinali. Generalmente, una dentina A4 è l’ideale.
  • Identificare il numero di cuspidi da ricostruire, la loro posizione nella topografia di superficie dentaria ed eventuali altre strutture (ponti di smalto, solchi accessori…).
  • In corrispondenza della posizione della cuspide che ci si accinge a ricostruire, portare il puntale a contatto col fondo cavitario, nell’angolo formato fra fondo e parete verticale, con un’inclinazione di circa 45° (Figura 4).
4. Posizionamento iniziale a 45° del puntale per la tecnica di modellazione fluida
4. Posizionamento iniziale a 45° del puntale per la tecnica di modellazione fluida
  • Iniziare a estrudere il materiale nell’angolo sopra descritto, arretrando leggermente il puntale per facilitare e controllare l’estrusione (Figura 5).
    5. Estrusione progressiva del materiale con movimento contemporaneo del puntale per la distribuzione e la modellazione del composito
    5. Estrusione progressiva del materiale con movimento contemporaneo del puntale per la distribuzione e la modellazione del composito
  • Muovendo quindi il puntale in senso verticale, alternare un movimento verso la punta della cuspide a uno in direzione del fondo cavitario. Mentre si compie il movimento verticale, è importante continuare a mantenere la pressione sulla siringa per estrudere il materiale. Ripetere il movimento verticale finché non otteniamo uno spessore di massimo 2 mm di materiale (Figura 6).
    6. Finalizzazione dello strato di materiale. Si noti il posizionamento che rispetta gli incrementi obliqui consigliati anche per i compositi in pasta
    6. Finalizzazione dello strato di materiale. Si noti il posizionamento che rispetta gli incrementi obliqui consigliati anche per i compositi in pasta
  • Dato che il materiale non collassa e mantiene la forma in cui viene posizionato, si possono modellare più cuspidi per ogni ciclo di polimerizzazione, senza il rischio che sul fondo cavitario il materiale fluisca e si «fonda» con quello della cuspide vicina.
  • Quando si procede per le prime volte alla modellazione con questa tecnica, si consiglia di modellare 2 cuspidi per volta, contrapposte fra loro (per esempio la mesio-vestibolare con la disto linguale), in quanto la tecnica rimane più controllabile. Quando si impara a conoscere bene il comportamento del materiale, diventa molto semplice modellare tutte le cuspidi in un unico ciclo di polimerizzazione (Figure 7, 8).
    7. La modellazione delle cuspidi viene eseguita direttamente col puntale della siringa
    7. La modellazione delle cuspidi viene eseguita direttamente col puntale della siringa
    8. Modellazione di cuspidi e ponti di smalto ultimata
    8. Modellazione
    di cuspidi e ponti di smalto ultimata
  • Se durante l’estrusione del materiale commettiamo qualche errore e 2 cuspidi tendono a unirsi fra loro perdendo la modellazione, è possibile separarle con uno strumento sottile (una banale sonda o qualsiasi strumento da modellazione) senza che queste tendano successivamente a collassare.
  • Quando ci avviciniamo alla superficie, e praticamente la morfologia delle cuspidi in dentina è ripristinata, per lo strato finale possiamo scegliere 3 opzioni:
    – finire la ricostruzione con la massa dentinale finora utilizzata. è la soluzione forse meno raffinata, ma più pratica. Ideale nella maggior parte delle ricostruzioni posteriori quando le esigenze estetiche non sono prioritarie.
    – Cambiare siringa e utilizzare lo stesso materiale ma in versione «smalto». è possibile scegliere fra uno smalto più chiaro, per i bambini e i ragazzi, e uno più scuro, ideale per gli adulti. Come per la soluzione «a», essendo materiali fluidi offrono il vantaggio che la superficie si presenterà molto lucida e levigata dopo la polimerizzazione10.
    – Applicare uno smalto tradizionale in pasta a copertura del materiale fluido ad alta viscosità. è la soluzione più raffinata per coloro che amano una modellazione molto precisa delle cuspidi, magari con l’introduzione anche di supercolori e caratterizzazioni. Richiede una fase di rifinitura e lucidatura un po’ più lunga rispetto alle soluzioni precedenti. è importante ricordare che il materiale sottostante non è un comune materiale «bulk» e possiede già tutte le caratteristiche meccaniche per reggere al carico occlusale, pertanto l’applicazione di un composito standard in superficie non aggiunge nulla in termini di resistenza finale del restauro11.

Risultati

In seguito alle procedure spiegate in precedenza si può osservare che con una tecnica semplice e rispettando le indicazioni del fabbricante possiamo ottenere un restauro con caratteristiche estetiche e meccaniche ottimali (Figure 9, 10).

9. Posizionamento di un ultimo strato di smalto composito in pasta
9. Posizionamento di un ultimo strato di smalto composito in pasta

 

10. Immagine finale del restauro a 6 mesi
10. Immagine finale del restauro a 6 mesi

Discussione

La tecnica della modellazione fluida rappresenta una soluzione percorribile per tutte le ricostruzioni degli elementi dei settori posteriori. L’utilizzo del materiale denso/fluido permette la creazione di profili cuspidali ideali, di garantire il contatto sulle pareti grazie all’appiccicosità intrinseca del materiale e di ridurre al minimo la possibilità di formazione di bolle. Soprattutto, la tecnica della modellazione fluida rappresenta uno strumento rapido, efficace e dai risultati di qualità, con una prospettiva di durata del restauro verosimilmente comparabile (date le caratteristiche fisiche del materiale) a una ricostruzione eseguita con tecniche convenzionali.

Il vantaggio principale è rappresentato dal notevole risparmio di tempo che il clinico può ottenere nella ricostruzione della parte dentinale delle cavità nei settori posteriori. Più è grande la cavità e numerosi sono gli strati incrementali obliqui di 2 mm che si dovrebbero aggiungere con una tecnica convenzionale, più la tecnica descritta si fa apprezzare per la velocità di esecuzione di un restauro completo. Per meglio comprendere il risparmio dei tempi operativi, è possibile utilizzare lo studio eseguito da Karl-Heinz Friedl nel 201012 sulle tempistiche operative di diverse tecniche (Tabella 1).

Tabella 1
Tabella 1

Un ulteriore vantaggio presentato da un materiale come uno di quelli utilizzabili per la tecnica a modellazione fluida è il livello di erosione superficiale nel tempo.

Per esempio, quando sottoposto a un test di usura a 3 corpi, ideale per riprodurre la condizione reale di masticazione in cavità orale, il composito utilizzato in questo studio per la modellazione fluida ha mostrato un livello di erosione fra i più bassi, di fatto inferiore a molti dei compositi convenzionali in pasta, sia microibridi, sia nanoibridi o nanoriempiti (Figura 11).

11. «Three-body wear test» di vari materiali compositi. Fonte: GC Corporation, R&D department, Japan, 2010
11. «Three-body wear test» di vari materiali compositi. Fonte: GC Corporation, R&D department, Japan, 2010

La tecnica di modellazione fluida presenta una curva di apprendimento molto rapida. è importante infatti comprendere le proprietà reologiche di un materiale fluido caricato, generalmente differenti da quelle di tutti i tipi di compositi flowable attualmente disponibili, e imparare una sequenza di movimenti base da eseguire con il puntale mentre si estrude il materiale.

Le problematiche più comuni sono riconducibili a pochi possibili errori dovuti all’ inesperienza nell’utilizzo della tecnica:

  • applicazione di uno spessore di materiale superiore a quello raccomandato dalle case produttrici. I compositi fluidi ad alta viscosità, se utilizzati per spessori non superiori a 2-2,5 mm, hanno un comportamento ottimale paragonabile a quello di un composito convenzionale. Infatti, è opportuno ricordare che questi materiali non sono «bulk».
  • Scarso controllo della contrazione da polimerizzazione. Soprattutto se si utilizza uno strato di composito convenzionale come strato finale sopra le cuspidi modellate a modellazione fluida, può capitare che l’operatore applichi un singolo strato di materiale. Questo, se non modellato con solchi adeguati, può subire una contrazione da polimerizzazione con distacco tensivo dai margini della ricostruzione (Figura 12). Se non si controlla bene il fattore di contrazione dei compositi, è possibile verificare la presenza di sottili linee biancastre che segnalano un fallimento dell’adesione ma che dipendono dall’errore nel posizionamento dell’ultimo strato di composito convenzionale, e non dalle cuspidi sottostanti modellate con composito a tecnica di modellazione fluida.
  • Modellazione delle cuspidi effettuata senza una corretta applicazione del materiale. Se non si rispettano i movimenti descritti nelle figure 1, 2, 3, 4 è possibile che le cuspidi tendano a fondersi tra loro sul pavimento della cavità divenendo una massa unica e di fatto perdendo tutti i vantaggi biomeccanici della modellazione fluida. Le forze di contrazione alla polimerizzazione potrebbero creare stress meccanici e rottura dei legami adesivi, come accade per qualsiasi composito. Se le cuspidi si fondono sul pavimento della cavità, è comunque sufficiente «ridisegnare» dei solchi con una sonda sottile prima della polimerizzazione e il materiale, per la sua viscosità, tenderà a rimanere nella nuova posizione.

Esistono dei piccoli trucchi che possono aiutare il clinico ad adattare la tecnica alle proprie abitudini e alle proprie necessità.

  • Viscosità del materiale. Il materiale da selezionare per la tecnica deve essere piuttosto viscoso in quanto molto caricato in filler, ma come tutti i materiali compositi da restauro la viscosità può modificarsi con l’aumentare della temperatura. In particolar modo, durante i mesi estivi, con temperature ambientali più alte il materiale può tendere a diventare molto più fluido e la tecnica descritta meno performante. D’altra parte, i produttori sottolineano bene come il range di utilizzo dei loro prodotti compositi sia compreso generalmente fra i 4 e i 25° C; al di sotto o al di sopra di questi valori i materiali perdono le loro proprietà. è consigliato comunque conservare il composito per la tecnica a modellazione fluida in frigorifero, poiché una temperatura intorno ai 4°-6° C garantisce maggiore viscosità rispetto ai 25° C, e questo può aiutare molto nella stabilità della forma conferita alle cuspidi prima della polimerizzazione.
  • I puntali forniti con i composti fluidi ad alta viscosità come quello descritto sono generalmente diversi da quelli convenzionali con attacco Luer-Lock™. Sono infatti più lunghi, dal lume interno più ampio, e, nel caso del composito utilizzato dagli Autori, anche in materiale plastico. In alcuni casi però i puntali sono poco indicati quando bisogna modificarne l’inclinazione, come nel caso dell’accesso di cavità profonde nei settori posteriori: in questi casi infatti è utile piegarli fino a 90° per meglio raggiungere la parete mesiale della cavità. La plastica generalmente non si deforma ma si può solo piegare, riducendo di fatto il lume interno. Tuttavia, la forma particolare delle siringhe di composito fluido ad alta viscosità permette di applicare a incastro conometrico anche i comuni puntali Luer-Lock™, tanto che non solo è possibile applicare quelli che già si trovano in molti studi odontoiatrici, ma sono già forniti come accessorio alternativo all’acquisto del materiale, dentro la confezione.

I compositi fluidi ad alta viscosità per la tecnica a modellazione fluida vengono chiamati anche compositi universali. Le loro indicazioni coprono infatti tutte le classi da cavità, anche le classi incisive estetiche e le V classi.
Questo perché i materiali fluidi ad alta viscosità sono disponibili spesso in diversi colori della scala Vita™ e le proprietà meccaniche possono prestarsi ai carichi masticatori di tutte le zone della bocca. L’importante è il rispetto di poche regole base: una buona tecnica adesiva, spessori di materiale non superiori ai 2 mm, una corretta polimerizzazione con lampade a potenza sufficiente (> 800 mW/cm2), una selezione adeguata del candidato ideale a una ricostruzione diretta in composito.

Conclusioni

La tecnica a modellazione fluida descritta rappresenta una metodica semplice per ricostruzioni permanenti. La durata, l’estetica e la qualità delle ricostruzioni, pur dipendendo dalla manualità dell’operatore e dalla correttezza della tecnica eseguita, sono di elevata predicibilità.

Anche se rappresenta una semplificazione per la ricostruzione di elementi nei settori posteriori, si dissocia completamente dalle tecniche di ricostruzioni «bulk», nate per velocizzare la fase ricostruttiva ma destinate a restauri veloci spesso destinati a sostituzioni con ricostruzioni indirette o con protesi.
Un materiale «bulk», inoltre, nella maggior parte dei casi non possiede proprietà meccaniche ideali per resistere ai carichi masticatori posteriori, e deve essere ricoperto da uno strato di materiale composito convenzionale per aggiungere resistenza meccanica.

12. Errore di posizionamento dello strato finale di composito. Si noti la formazione di linee bianche marginali, segno di scarso controllo delle forze di polimerizzazione
12. Errore di posizionamento dello strato finale di composito. Si noti la formazione di linee bianche marginali, segno di scarso controllo delle forze di polimerizzazione

La tecnica a modellazione fluida ha dei vantaggi ma solo se associata a un composito che è fluido all’origine con proprietà meccaniche elevate una volta polimerizzato. Non sarebbe applicabile con compositi flow standard o con compositi iniettabili o compattabili (packable). Dati la semplicità della tecnica, i suoi notevoli vantaggi in termini di risparmio di tempi operativi, la sua versatilità, la veloce curva di apprendimento e la qualità estetica dei restauri, la tecnica a modellazione fluida può diventare un possibile standard di riferimento per tutte le ricostruzioni dei settori posteriori.

Conflitto di interessi

Gli Autori dichiarano di non aver alcun conflitto di interessi.

Finanziamenti allo studio

Gli Autori dichiarano di non aver ricevuto finanziamenti per il presente studio.

Corrispondenza
Matteo Basso
clinic@matteobasso.it

Guarda tutti i passaggi della tecnica della modellazione fluida nel videotutorial presente sul sito: www.ildentistamoderno.com

Bibliografia

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2. A.V. Ritter. Posterior composites revisited. Journal of Esthetic & Restorative Dentistry, 20, pp. 57-67, 2008.
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Tecnica semplificata di ricostruzione dentaria: la «modellazione fluida» - Ultima modifica: 2016-12-13T09:52:20+00:00 da Redazione

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