Tecnica punch nella gestione chirurgico-ortodontica delle disodontiasi

DM_il dentista moderno_disodontiasi

La gestione clinica dell’elemento ritenuto, soprattutto nel caso si decida per un recupero in arcata, può essere complicata, obbligando a un approccio combinato chirurgico-ortodontico. In questo senso, un riferimento utile sono le linee guida sull’argomento pubblicate dal Royal College of Surgeons.

Disodontiasi: tecnica punch per gli elementi in ritenzione mucosa

Un articolo recentemente pubblicato da Amin su Journal of Orthodontics, al contrario, considera quei casi di ritenzione mucosa a carico di incisivi o canini superiori, che possono essere trattati chirurgicamente dall’odontoiatra generalista, se non direttamente dall’ortodontista in prima persona. Dal punto di vista chirurgico, gli autori propongono una tecnica punch, ovvero l’impiego di quelle lame cilindriche normalmente utilizzati per le biopsie mucose.

La scelta si ripercuote in positivo sull’ergonomia del trattamento, non solo per il complessivo risparmio di tempo, ma anche perché permette all’ortodontista di posizionare in prima battuta il bracket nella posizione corretta.

Di seguito, la procedura chirurgica viene meglio dettagliata, così come presentata nel corso dell’articolo a cui si è fatto riferimento.

Dal punto di vista della selezione anamnestica del paziente, è importante indagare l’eventuale presenza di disturbi emorragici e/o di condizioni mediche in grado, in generale, di influire sulla guarigione delle ferite.

Per quanto riguarda le indicazioni specifiche, la tecnica è, come detto, strettamente indicata per i casi di ritenzione esclusivamente mucosa, per le quali si osserva la presenza dell’elemento in trasparenza. Si tratta di condizioni che interessano la sede vestibolare. L’inclusione palatale, purtroppo relativamente comune, è esclusa perché normalmente profonda e, di conseguenza, necessitante di ostectomia e più complessa, anche per quanto riguarda l’emostasi.

Di seguito si ripropone il protocollo operativo presentato nell’articolo.

Per mettere in atto la chirurgia sono necessari: anestesia locale, un retrattore (può essere sufficiente lo specchietto), un punch (generalmente da 6 o 8 mm), pinze chirurgiche, forbici o lama da 15, soluzione fisiologica, mordenzante (acido ortofosforico al 37%), adesivo, garze ed eventuali soluzioni emostatiche.

Viene infine sintetizzata la procedura, con attenzione ai criteri operativi principali. Questa viene illustrata passo passo nell’articolo originale, che presenta anche un case report.

Il punch deve essere inserito perpendicolarmente alla mucosa e ruotato fino al contatto con lo smalto.

Forbice o bisturi possono essere usati durante la fase di scollamento del tessuto, al fine di facilitare il lavoro della pinza.

Data la limitatezza dell’esposizione, è possibile che, al momento dell’intervento, l’ortodontista sia obbligato a posizionare un bracket da incisivo inferiore, da sostituire e con uno più grande con l’avanzare del processo eruttivo, magari anche ricollocato in posizione differente. Viene consigliato l’uso di un arco in nichel-titanio da 0.012” o 0.014” a trazione leggera e continua.

In ultima analisi, gli autori consigliato un primo controllo, chirurgico ma anche ortodontico, a 1-2 settimane.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31814502

 

Tecnica punch nella gestione chirurgico-ortodontica delle disodontiasi - Ultima modifica: 2020-05-12T13:44:27+00:00 da redazione
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