Surgical safety checklist in chirurgia implantare

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Pur costituendo un aspetto assai delicato in virtù del tema sempre (più) attuale del contenzioso medico-legale, l'errore costituisce indiscutibilmente e legittimamente una eventualità connessa con la pratica sanitaria. In questo senso è possibile effettuare una distinzione generale fra errori di omissione – cioè non fare qualcosa che andrebbe fatto – ed errori di commissione – fare al contrario qualcosa che non andrebbe fatto.

In odontoiatria e, soprattutto, la chirurgia orale seguono questo schema generale: in modo particolare, la diffusione a più livelli dei protocolli implanto-protesici rappresenta oggi una grande opportunità riabilitativa per i pazienti ma, dall'altra parte, è connessa all'eventuale insorgenza di complicanze specifiche. Queste, secondo alcuni autori, sarebbero, almeno in parte, da addurre proprio alla confidenza raggiunta all'interno della popolazione e alla richiesta aumentata di conseguenza. In altre parole, un incremento del numero di interventi comporta un incremento delle potenziali situazioni di rischio.

Si tenga presente comunque che, nella grande maggioranza dei casi, le conseguenze sono rappresentate da problematiche di entità modesta e andamento temporaneo.

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I protocolli di chirurgia implantare prevedono una serie di misure atte a prevenire le principali complicanze salvo, per definizione, quelle che rientrano nel campo dell'imprevedibile. Un qualsiasi intervento chirurgico si configura come una serie ben precisa di atti: per questo motivo, alcuni autori hanno proposto di applicare alla chirurgia implantare il concetto di surgical safety checklist, metodica che già in altri campi si ha dimostrata efficacia, dotata di un rapporto costi/benefici estremamente favorevole e capace di implementare la comunicazione all'interno dell'équipe.

Remiszewski e Bidra, in un recente articolo pubblicato sul Journal of Prosthetic Dentistry, hanno condiviso l'esperienza relativa all'introduzione di una checklist chirurgica implantare all'interno di un programma postgraduate protesico annuale della University of Connecticut. I dati raccolti fanno riferimento a un totale di 120 interventi (262 gli impianti inseriti, da 1 a 6 per intervento) condotti da 8 clinici.

La checklist, prodotta dallo stesso Bidra (2017), risulta essere composta da una parte preoperatoria – 12 item relativi a esami e consensi raccolti e a premedicazioni effettuate – e da una postoperatoria – altri 14 item: emostasi, trattamenti farmacologici, controlli radiografici, istruzioni fornite.

È stata rilevata una compliance del 100% da parte dei professionisti per quanto riguarda l'impiego della checklist. Dei più di tremila item, sono state omesse solo 77 risposte (2.4%): le più comuni risultano, da un parte, quelle relative alla raccolta di documentazione fotografica, dall'altra, quelle legate alla somministrazione pre e/o postoperatoria di farmaci antinfiammatori o antibiotici.

In conclusione, si può considerare come l'introduzione delle checklist sia sicuramente un'opportunità da incoraggiare al fine di favorire sicurezza, predicibilità, ripetibilità delle procedure. Pare doveroso rimarcare come il ruolo del chirurgo e anche del personale di assistenza debba estendersi nelle fasi perioperatorie, con particolare attenzione verso le terapie farmacologiche, che il paziente deve intraprendere sotto stretta sorveglianza medica.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30139530

https://www-sciencedirect-com.pros.lib.unimi.it:2050/science/article/pii/S0109564118306055?via%3Dihub

Surgical safety checklist in chirurgia implantare - Ultima modifica: 2019-05-21T07:33:02+00:00 da redazione

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