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L’utilizzo degli strumenti piezoelettrici nell’allestimento del sito implantare

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Disponibile sul mercato odontoiatrico oramai da diversi anni,gli strumenti piezoelettrici rappresentano oggi un’opzione variamente impiegabile in trattamenti chirurgici anche molto indaginosi, tra i quali si ritrovano rialzo del seno mascellare, split crest e osteotomie dei mascellari superiore e inferiore (tipo LeFort I e sagittale rispettivamente). Questo approccio minimizza il trauma a carico dell’osso e contestualmente assicura la salvaguardia dei tessuti molli. Oltre ai vantaggi intraoperatori, studi condotti in particolare su modello animale mostrano dei vantaggi di tipo istologico e istomorfometrico per quanto riguarda i processi di guarigione della ferita e di riossificazione, a confronto dei tradizionali strumenti rotanti diamantati o al carburo di tungsteno.

Volendo applicare questo stesso razionale del minimamente invasivo alla più comune chirurgia implantologica, Autori hanno riportato indicazioni promettenti per quanto riguarda l’impiego della metodica nella preparazione del sito implantare, anche in questo caso in sostituzione delle consuete frese rotanti, su di un osso in condizioni di salute.

La metodica prevede in sostanza l’impiego di una serie di punte specifiche, in una sequenza che riprende quella con strumenti rotanti: la sequenza base prevede l’impiego di (1) una fresa perforatrice, impiegata anche per l’osteotomia pilota iniziale (2) un inserto del diametro di 2 mm per la preparazione del sito (3) un secondo inserto, questo da 3 mm di diametro (4) un inserto per finalizzare la preparazione. L’asse di preparazione viene regolarmente verificato tramite pin.

La metodica si è evoluta nel tempo per rispondere a una serie di esigenze cliniche: oggi la principale azienda del settore propone kit diversi, con inserti di vario diametro, che possono essere utilizzati sia per il semplice posizionamento dell’impianto che per la contestuale tecnica di rialzo transcrestale. Il tutto assicurando sempre il controllo sia del fattore termico che del trauma meccanico.

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La metodica, per quanto non ancora molto diffusa, non è eccessivamente recente, così come non lo sono le evidenze scientifiche a riguardo. Uno studio su modello animale del 2007 a cura di Preti e colleghi stabilì come la chirurgia piezoelettrica implantare favorisse la formazione di osteoblasti e contestualmente riducesse la formazione di citochine proinfiammatorie. Stübinger riportò dati similari in un lavoro che considerava anche la preparazione tramite laser.

Al di là di questi dati, che riprendono quanto evidenziato in generale riguardo all’osteotomia condotta con strumenti piezoelettrici, sono state riportate evidenze cliniche ottenute su paziente e di interesse prettamente implantologico. Il lavoro di da Silva Neto del 2014, ad esempio, ha preso in considerazione la frequenza di risonanza di impianti inseriti tramite metodica piezoelettrica, evidenziando valori di stabilità più elevati rispetto alla metodica convenzionale.

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