Il ricorso alla somministrazione di antibiotici in odontoiatria, e non solo, costituisce una pratica clinica fondamentale nel debellare le infezioni batteriche. Non fanno eccezione in questo senso le patologie di competenza odontoiatrica e, in particolare, quelle di natura endodontica. Si tratta tipicamente di condizioni polimicrobiche, che prevedono il coinvolgimento di batteri Gram + e Gram -, anaerobi facoltativi e anaerobi stretti.

Gli antibiotici risultano essere in effetti la seconda classe farmacologica maggiormente prescritta dagli odontoiatri, dopo gli antidolorifici. Si stima che il 10% degli antibiotici venga somministrato per esigenze odontoiatriche. Anche i batteri responsabili delle più importanti infezioni odontoiatriche, tuttavia, manifestano firme di tolleranza ad alcune classi di antibiotici, con la possibilità che ne derivino vere e proprie forme di resistenza. Negli ultimi anni si è osservata una crescente consapevolezza riguardante le resistenze da antibiotici. Ciononostante diversi Autori manifestano tuttora perplessità, riportando dati giudicati tuttora eccessivi. Ad esempio, un sondaggio del 2004 riferì come il 40% degli odontoiatri britannici somministrasse antibiotici 3 volte a settimane e il 15% addirittura quotidianamente.


 

 

Ritornando a quelle che sono le sono le caratteristiche microbiologiche delle infezioni endodontiche, va sottolineato come la terapia antibiotica sistemica costituisca una fondamentale adiuvante e non un’alternativa alla terapia endodontica ortograda, a maggior ragione nei casi in cui il paziente non sia dotato di difese immunitarie adeguate al contenimento dell’infezione. La somministrazione dovrà pertanto rientrale all’interno di logiche scientificamente determinate e protocollate. La sorveglianza del paziente spetterà al curante.


 

 

Per quanto il pattern patologico e microbiologico trattato sia comune, un interessante revisione della letteratura recentemente apparsa sull’International Dental Journal indaga quali siano le differenze all’interno di differenti realtà cliniche su base internazionale. Verranno qui riportati alcuni dati riguardanti i paesi occidentali.

Quando vengono somministrati gli antibiotici in odontoiatria?

Il primo modello indagato è quello nordamericano. Le indagini di Dorn riportarono come la condizione in cui più frequentemente venivano somministrati antibiotici (87.6%) sia la necrosi pulpare con presenza di gonfiore e in assenza di drenaggio. Per quanto riguarda il paziente pediatrico, Autori osservano una tendenza alla sovra-prescrizione in caso di pulpite e ascesso

(con o senza fistola). Per quanto riguarda la molecola, la penicillina continua ad essere la prima scelta per il 69% degli odontoiatri statunitensi. Nei casi di allergie alle penicilline, la scelta ricade principalmente su eritromicina e clindamicina.

I dati europei risentono probabilmente, in qualche misura, delle difformità legate ai sistemi sanitari dei diversi paesi. Gli Autori, oltre ad esprimere indicazioni similari al modello nordamericano, hanno osservato in taluni casi una tendenza alla sovra-prescrizione in casi di competenza chirurgica. La molecola maggiormente impiegata è generalmente l’amoxicillina, da sola o in associazione con acido clavulanico.

Orientamenti nella somministrazione di antibiotici in odontoiatria - Ultima modifica: 2017-08-19T09:26:28+00:00 da redazione

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