Ruolo dell’odontoiatra nel trattamento dell’OSAS: revisione di revisioni sistematiche

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Ormai da diversi anni, il dentista costituisce un’importante figura di collaborazione con gli specialisti nella medicina del sonno, nell’approccio alle apnee ostruttive, essendo gli apparecchi orali – soprattutto i dispositivi di avanzamento mandibolare – una delle metodiche operative di prima linea.

Recentemente, al fine di fare il punto sull’evidenza sul tema, con particolare attenzione sul tema dell’importanza del follow-up, Sato e Nakajima hanno condotto una revisione di revisioni sistematiche, pubblicata su Japanese Dental Science Review. I punti salienti di tale interessante trattazione sono riportati di seguito.

In primo luogo, gli autori hanno valutato l’impatto delle applicazioni stomatognatiche a confronto con altre metodiche, in particolare con la CPAP (continuous positive airway pressure).

Tutti le revisioni sistematiche affermano che la CPAP debba essere considerata il gold standard per il trattamento della sindrome da apnee ostruttive del sonno. I dispositivi di avanzamento mandibolare rappresentano più che un’alternativa, costituendo la metodica conservativa, cioè non chirurgica, più importante, dopo la CPAP.

Come detto, la scelta principale, in termini di tipo di applicazione, consiste nei dispositivi di avanzamento mandibolare. L’anteposizione della mandibola favorisce la pervietà del tratto respiratorio superiore; alcuni autori, tuttavia, hanno rilevato una mancanza di proporzionalità tra l’avanzamento e il miglioramento dell’apnea hypopnea index (AHI).

La valutazione degli effetti collaterali non si limita al breve termine. È importante che il clinico sia a conoscenza anche delle potenziali conseguenze a lungo termine, di modo da poterle chiarire al paziente in fase preventiva e, nel caso in cui queste vengano a manifestarsi, affrontarle precocemente. Uno degli effetti collaterali a lungo termine è rappresentato dal morso aperto posteriore: vi sono indicazioni per cui il 70% dei pazienti trattati non sia a conoscenza di questa problematica.

L’approccio a problematiche di questo tipo non può prescindere da un regolare follow-up. Pertanto, non è incoraggiante il fatto che, fra tutte le revisioni sistematiche incluse nell’articolo qui considerato, nessuna abbia valutato sul lungo termine l'adesione da parte dei pazienti.

Si può stimare che il 20–25% dei pazienti (compresi quelli che utilizzano ancora il dispositivo) interrompano il contatto con l’odontoiatra nel giro di 3 anni dall’inizio del trattamento

In ultima analisi, lo studio supporta, anzi incoraggia la partecipazione all’odontoiatra, non solo nell’approccio terapeutico al paziente con sindrome da apnee ostruttive del sonno, non solo nella fase di approccio clinico, ma anche nel follow-up a lungo termine.

La terapia odontoiatrica della sindrome OSA è essenzialmente rappresentata dai dispositivi di avanzamento mandibolare. Esiste, tuttavia, ampio margine di sviluppo, anche sul tipo di apparecchi, sia per potenziarne l’efficacia nel confronto con lo standard terapeutico (la CPAP), sia per contenerne gli effetti collaterali a livello stomatognatico.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6909077/

Ruolo dell’odontoiatra nel trattamento dell’OSAS: revisione di revisioni sistematiche - Ultima modifica: 2020-06-24T07:50:57+00:00 da redazione
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