Risk management e qualità “oggettiva”

Luigi Paglia

Il “Risk Management” è una metodologia logica e sistematica che consente, attraverso step successivi, di identificare, analizzare, valutare e monitorare i rischi associati a qualsiasi attività o processo, in modo da rendere un’organizzazione capace di minimizzare le perdite e massimizzare le opportunità.

Il primo passo per “gestire il rischio” è conoscere in modo preventivo gli eventi potenzialmente dannosi, con quale frequenza si potranno manifestare e quale impatto potranno avere nella nostra vita professionale. Senza conoscere l’”epidemiologia del rischio”, inteso quest’ultimo come probabilità di eventi che possono comportare perdite o danni (alle strutture, alle persone fisiche, ma anche economici o di immagine), non c’è possibilità di predisporre azioni preventive e correttive.

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Per raggiungere questo obiettivo, nel nostro campo sarebbe desiderabile un forte impegno delle associazioni di categoria: attraverso i loro iscritti si potrebbe monitorare con cura la reale incidenza dei rischi negli studi odontoiatrici e contestualizzarli in un ambito strettamente clinico.

Potremmo sapere quanti sono i rifacimenti e a che tempi si rendono necessari, quanto dura una tal terapia o quale è la percentuale nelle nostre “mani” di riuscita di una cura implantare o chirurgica complessa. Lo sappiamo bene: il grande e vero rischio che il nostro paziente corre, oltre a quello biologico drammaticamente presente in questi difficili tempi, è il rischio clinico, ma parlarne non è mai stato facile. Forse, ora, con la necessità di offrire prestazioni a standard concordati e verificabili, che i gruppi assicurativi richiedono per i loro iscritti, potrebbe diventare una necessità.

Parlare di qualità delle cure oggi significa riferirisi non solo all’efficienza ed efficacia delle prestazioni, ma anche e soprattutto alla sicurezza del servizio offerto. Ed è in questo senso che concordare obiettivi clinici minimi con il paziente, o in alcuni casi con il terzo pagante, è divenuto indispensabile, anche se non sempre “comodo”. I vantaggi offerti da un sistema di gestione del rischio sono molteplici e hanno ricadute positive sia sulla qualità dell’assistenza, riducendo i rischi legati al processo diagnostico, terapeutico-assistenziale, e offrendo maggiori garanzie di sicurezza al paziente, sia sui professionisti, tutelandoli in maniera sostanziale rispetto alle accuse di malpractice.

La prima azione da compiere, dunque, è monitorare il rischio odontoiatrico: con i mezzi informatici/digitali che la tecnologia ci mette a disposizione e con personale adeguato non dovrebbe essere poi così complicato. Certo, al di sotto di un certo fatturato sarà difficile sostenere i costi di corrette procedure che rendano sostenibile un buon rapporto operatore/assistente/ amministratore/tecnologia necessario per questo corretto posizionamento.

Della sicurezza dell’ambiente di lavoro viene ampiamente discusso nel corso ECM "Il rischio biologico in ambito odontoiatrico" che stiamo proponendo in questi mesi; per quanto riguarda il rischio clinico è nella pratica di tutti i giorni che deve essere misurato per poter offrire sempre la prestazione adeguata alle richieste e verificabile nel tempo.

Questo è quello che desidera il nostro paziente e nel futuro ci sceglierà anche in base a questo parametro: insomma, la qualità percepita sarà sempre importante, ma mano a mano che daremo contenuti alla qualità arriveremo alla qualità “oggettiva” verificabile, riproducibile e comunicabile e dovremo essere pronti a questo appuntamento!

Risk management e qualità “oggettiva” - Ultima modifica: 2021-03-01T15:48:04+00:00 da Luigi Paglia

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