Revisione delle evidenze sui protocolli e parametri di successo in implantologia postestrattiva

Revisione delle evidenze sui protocolli e parametri di successo in implantologia postestrattiva

In ambito implantologico, la conoscenza sempre maggiore delle basi e dei processi biologici di guarigione tissutale ha guidato, negli ultimi anni, lo sviluppo delle tecniche e dei protocolli clinici.

A questo proposito, Saito e colleghi hanno pubblicato una lunga review volto a percorrere l'evoluzione dell'approccio implantologico degli ultimi anni, in una realtà di riferimento come quella nordamericana, con particolare interesse per le riabilitazioni a elevato impatto estetico e, in particolare, quelle immediate. Questa breve trattazione, proposta su Periodontology 2000 alla fine del 2019, vuole riflettere su alcuni spunti forniti da tale lavoro.

In primo luogo, gli autori sottolineano come sia stato ridefinito il concetto di stabilità primaria. Lo studio di West del 2007 osservava la mancanza di differenze nel quoziente di stabilità degli impianti inseriti in osso nativo rispetto a quelli postestrattivi. Questi vanno tuttavia incontro a un significativo decremento della stabilità, pari al 15% in meno di quella primaria, nelle prime 4-8 settimane. Parallelamente, il sito postestrattivo è sede di considerevoli fenomeni di rimodellamento osseo nel corso del primo mese.

Norton, in un case series del 2011, ha rilevato un tasso di successo del 95.5% dell'implantologia postestrattiva, con impianti inseriti con un torque di 25 Ncm e, in generale, viene riferita una tendenza alla riduzione delle complicanze, in questi casi, a fronte di un torque di inserimento superiore alla norma.

Per quanto riguarda il design implantare, la preferenza per una forma tapered deriva dai risultati di uno studio, condotto da Kan nel 2015 presso Loma Linda University, che ha rilevato un'incidenza di instabilità rotazionale dell'1.1%, contro il 20.5% delle altre forme. In più, viene indicato come una preparazione del sito postestrattivo con una discrepanza fino a 0.5 mm riduca a sua volta l'instabilità rotazionale, permettendo l'immediata provvisorizzazione.

Tutto questo porta a considerare un aspetto chirurgico fondamentale nell'ambito dell'implantologia immediata, ovvero quel gap marginale che si viene a formare tra fixture implantare e lato vestibolare dell'alveolo postestrattivo. Anche in questo caso le evidenze sono incoraggianti: in presenza di difetti vestibolari eccedenti i 2 millimetri, è richiesta l'aggiunta di procedure di bone augmentation, al fine di raggiungere risultati comparabili all'implantologia ritardata. Sono comunque riportati dati positivi casi anche relativamente a studi che hanno visto omettere l'innesto o in presenza di osso di qualità subottimale.

10 regole per la implantologia postestrattiva in sede estetica

In conclusione, gli autori hanno fornito un decalogo di parametri da seguire al fine di assicurare, nello specifico, il successo nella implantologia postestrattiva in sede estetica:

  1. Valutazione del rischio estetico
  2. Pianificazione su TC cone beam
  3. Estrazione del dente minimamente traumatica
  4. Posizionamento dell'impianto lungo la parete palatale
  5. Scelta di impianti a diametro stretto (da 3.3 a 4.3 mm)
  6. Gestione del gap vestibolare con sostituto osseo a piccole particelle
  7. Innesto connettivale subepiteliale a origine palatina, imbustato vestibolarmente
  8. Gestione immediata del profilo del profilo di emergenza dall'impianto
  9. Stabilita l'estetica dei tessuti molli con il provvisorio, impiego di tecnica di impronta customizzata per trasferire la zona di transizione nel modello di laboratorio
  10. Restauro finale con corona avvitata.
Riferimenti bibliografici
Revisione delle evidenze sui protocolli e parametri di successo in implantologia postestrattiva - Ultima modifica: 2020-01-16T07:09:36+00:00 da redazione
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