Resistenza alla frattura degli intarsi inlay CAD-CAM

In una serie di lavori precedenti è stato ampiamente osservato come la tecnologia CAD-CAM sia oggi un’opzione sempre più percorribile per realtà odontoiatriche anche di medie, se non piccole dimensioni. L’odontoiatria restaurativa è probabilmente la pratica quotidiana che più ne sta beneficiando nell’immediato, sia in termini di snellimento dei tempi alla poltrona, sia per quanto riguarda diverse fasi di laboratorio. Quanto detto vale tanto per la conservativa adesiva, quanto per la restaurativa protesica: a riguardo, alcuni Autori sostengono che l’intarsistica costituisca il settore di passaggio fra queste due discipline basilari. Essa rappresenta a sua volta un importante campo di applicazione per quanto riguarda le metodiche CAD-CAM, sin dall’introduzione della prima sistematica ad uso clinico nel 1985.

Negli ultimi anni, i nuovi materiali a base acrilica hanno mostrato notevoli proprietà in termini di resistenza alla frattura, tanto che ormai l’utilizzo di intarsi inlay in resina ricopre una grossa fetta del mercato. Alcuni Autori, tuttavia, ritenevano insufficienti i dati riguardanti proprio la frattura da carico nei molari restaurati con intarsi inlay in composito, prodotti CAD-CAM e cementati con metodica adesiva. I ricercatori, facenti capo a un’équipe a base svizzera e tedesca, hanno condotto un interessante studio su molari non cariati estratti. Su ogni elemento è stata realizzata una preparazione cavitaria da intarsio mesio-occluso-distale (MOD, sul modello di quella visibile nel video odierno) e successivamente una ricostruzione tramite intarsio, trattato con microabrasione ad aria, quindi cementato tramite cemento composito, secondo le indicazioni del produttore.

Gli elementi dentari venivano sottoposti a quello che si può definire uno stress test masticatorio (progettato ad hoc) e contemporaneamente a una serie di escursioni termiche.

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Sui denti – o, meglio, sulle loro repliche – sono state fatte misurazioni microscopiche dell’adattamento marginale su entrambi i punti dell’interfaccia (fra dente e cemento a base resinosa e fra cemento e restauro). Successivamente, i campioni venivano posti in una ulteriore testing machine (standard), questa volta per le fratture da carico. Le tipologia di frattura considerati (verificate con la microscopia ottica) si riferiscono a questi 5 modelli: frattura dentale, frattura dell’inlay, frattura lungo il margine, frattura di cuspide, frattura severa (che si continua cioè oltre la linea amelo-cementizia).

Per quanto riguarda l’adattamento marginale, nonostante l’impatto evidente del test alla masticazione, gli Autori sostengono che i risultati siano comparabili al substrato in ceramica, ovvero all’alternativa clinica dell’inlay in resina. Gli stessi sembrano poi suggerire come l’utilizzo di un cemento self-adhesive possa ulteriormente minimizzare alcune problematiche riguardanti l’interfaccia.

Anche le modalità di presentazione delle fratture macroscopiche sembrano portare dati incoraggianti. Questa ricerca pare dunque favorire i restauri inlay in materiale resinoso, prodotti CAD-CAM, come opzione terapeutica a lunga durata, indicati a fronte di preparazioni cavitarie strette.

Resistenza alla frattura degli intarsi inlay CAD-CAM - Ultima modifica: 2016-08-24T07:30:50+00:00 da redazione

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