Proprietà e caratteristiche delle superfici implantari macchinate e ruvide a confronto

Negli ultimi anni il dibattito sulla superficie implantare più corretta da utilizzare si è sempre più intensificato; una delle principali ragioni del contendere è stata, ed è ancora oggi, il confronto tra i tassi d’incidenza della perimplantite a carico di impianti realizzati con una superficie dal collo ruvido e quelli dotati di una superficie macchinata. In questo clima di fervente dibattito, sono stati effettuati molti studi volti a indagare le proprietà e gli outcome delle diverse superfici implantari.

A cura di Davide Battaglia

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L’ampiezza biologica di impianti caricati con superficie ruvida e liscia nel cane

Biologic width adjacent to loaded implants with machined and rough collars in the dog. Cochran DL, Obrecht M, Weber K, Dard M, Bosshardt D, Higginbottom FL, Wilson TG, Jones AA. The Int J Periodontics Restorative Dent 2014 Nov-Dec;34(6):773-9.

Questo studio si è proposto di misurare l’ampiezza biologica formata a ridosso di superfici implantari lisce e ruvide; il confronto è stato svolto in vivo, tramite il posizionamento di 36 fixture.

Le caratteristiche delle superfici implantari hanno diverse implicazioni nell’integrazione che sarà possibile ottenere, nel corso della riabilitazione, tanto con i tessuti duri quanto con quelli molli. Per esempio, è affermato da diversi studi in letteratura come un impianto ruvido consenta maggiori tassi di osteointegrazione rispetto a uno a superficie liscia. Altrettanto importante è la gestione dei tessuti molli e della porzione transmucosa dell’impianto.

Lo studio in campo implantare ha portato nel tempo un viraggio da superfici lisce macchinate a superfici irruvidite al fine di migliorare l’osteointegrazione grazie alle proprietà osteoconduttive di questo tipo di texture. Studi recenti suggeriscono che tessuti perimplantari infiammati con associata perdita progressiva di osso stiano diventando una situazione sempre più frequente. Una delle possibili spiegazioni al fenomeno sembra derivare dal fatto che impianti ruvidi possano favorire la formazione e il deposito di placca batterica, che poi potrà dare inizio al processo infiammatorio nei tessuti perimplantari.

Per questo motivo lo studio in questione valuta 36 impianti con tragitto transmucoso liscio e li mette a confronto con 36 impianti con un collo implantare irruvidito. L’esperimento è stato condotto su cani.

Dall’analisi dei risultati si evince che tutti i 72 impianti si sono osteointegrati e sono risultati clinicamente immobili; all’analisi radiografica e istologica è stato possibile notare come impianti con tragitto transmucoso attivo garantiscano una migliore stabilità dei livelli ossei rispetto agli impianti lisci, differenza evidenziata come statisticamente significativa.

Il livello di BIC, bone-implant contact, è risultato equivalente nei tipi di impianto in oggetto di valutazione. La stabilità secondaria dell’impianto aumenta nel tempo nel rispetto della curva di Wolf in entrambi i casi, ma i livelli raggiunti dagli impianti con collo irruvidito sono risultati di poco superiori.

L’analisi istologica ha evidenziato che i tessuti molli perimplantari hanno raggiunto livelli di infiammazione superiore negli impianti ruvidi, ma questa differenza si è appianata dopo 3 mesi e ha toccato medesimi risultati dopo 12 mesi.

Gli impianti, valutati istologicamente e istomorfologicamente, hanno fatto riscontrare un simile contatto con il connettivo da parte dei due impianti, ma l’epitelio giunzionale e l’ampiezza biologica hanno raggiunto dimensioni superiori intorno agli impianti con tragitto macchinato

implicazioni cliniche

Pur presentando maggiore accumulo di placca, la superficie implantare ruvida non fa rivelare livelli di infiammazione o di perdita ossea, tali da provocare risvolti clinicamente significativi, grazie alle sue proprietà osteoconduttive.

Riabilitazioni con impianti singoli dotati di differenti texture di superficie: uno studio clinico randomizzato valuta i risultati estetici ottenuti

Single-tooth implants with different neck designs: a randomized clinical trial evaluating the aesthetic outcome. Den Hartog L, Raghoebar GM, Slater JJ, Stellingsma K, Vissink A, Meijer HJ. Clin Implant Dent Relat Res 2013 Jun;15(3):311-21.

Lo studio si propone di indagare la percezione dei risultati estetici ottenuti tramite riabilitazione implantare utilizzando 3 diverse superfici nella porzione del collo implantare, valutando tanto le impressioni del clinico quanto quelle del paziente.

Nella moderna implantologia il focus dell’attenzione si sta progressivamente spostando dall’ottenimento della sopravvivenza implantare allo studio di qualità atte a migliorare la percezione estetica del risultato in maniera duratura nel tempo.

All’estetica contribuiscono ugualmente la realizzazione di un corretto manufatto protesico, quanto la gestione dei tessuti molli perimplantari.

È assodato che dopo il posizionamento implantare sussista una perdita ossea che conseguentemente si riflette sulla mucosa perimplantare, rischiando di minare il raggiungimento dell’estetica prefissata.

Il design del collo implantare è ritenuto un fattore importante per preservare l’osso marginale; è stato infatti riportato come un impianto con superficie attiva possa ridurre il tasso di riassorbimento osseo rispetto a uno dotato di collo a superficie liscia. Inoltre, è stato proposto da alcuni studi che un impianto irruvidito e “scalloped” è in grado di minimizzare la perdita ossea dopo l’inserzione e, conseguentemente, guidare una guarigione dei tessuti molli stabile e improntata a un’estetica soddisfacente.

La sua forma mima la curvatura della cresta marginale, più bassa in superficie vestibolare e linguale ma più alta in direzione mesio-distale. Al fine di indagare la percezione estetica del risultato ottenuto, nello studio in questione sono state valutate l’opinione del paziente e del clinico per riabilitazioni eseguite su impianti singoli a distanza di 1 anno dall’intervento.

Per fare ciò 93 pazienti con edentulia singola nel settore anteriore sono stati assegnati in maniera casuale a un gruppo di impianti con determinate caratteristiche per il successivo trattamento riabilitativo; i tre gruppi erano costituiti da impianti lisci, irruviditi con ritenzioni e irruviditi “scalloped”

Da: “Preservazione dell’estetica in paziente esigente: impianto post-estrattivo a carico differito, case report”, D Fumagalli, A A Orsina, P M Pasini, E Pionati, M Farronato, D Farronato, Il Dentista Moderno, 2015, 5:88-96
Da: “Preservazione dell’estetica in paziente esigente: impianto post-estrattivo a carico differito, case report”, D Fumagalli, A A Orsina, P M Pasini,
E Pionati, M Farronato, D Farronato, Il Dentista Moderno, 2015, 5:88-96

Gli impianti sono stati posizionati e un anno dopo la protesizzazione definitiva, 18 mesi dall’inserimento della fixture, sono state eseguite delle fotografie del sito e due aspetti dell’estetica sono stati indagati: quelli dei tessuti molli e della corona. I pazienti hanno compilato dunque un questionario e delle radiografie endorali sono state eseguite per misurare la perdita d’osso attorno all’impianto.

Dai risultati si può notare che un impianto è stato perso. È stata riscontrata una differenza statisticamente significativa nella perdita ossea tra i diversi design implantari (collo liscio 1,19±0,82 mm, collo ruvido 0,90±0,57 mm, “scalloped” 2,01±0,77 mm), ma nonostante questo non si è rilevata nessuna diversità tra le tre superfici a livello estetico. Infatti, i questionari rivolti tanto ai professionisti quanto ai pazienti hanno riportato risultati simili nella valutazione dell’estetica raggiunta dai diversi design.

Rimane comunque evidente come i livelli di apprezzamento espressi dai clinici siano risultati più bassi rispetto a quelli dei pazienti, evidenziando inoltre come i reali problemi estetici si siano incontrati quando si sono rese necessarie procedure di rigenerativa, precedenti o contestuali, rispetto all’inserimento implantare.

implicazioni cliniche

Questo studio mostra che l’estetica raggiunta nella riabilitazione di un’edentulia singola nel settore anteriore non dipende dal fatto che la superficie del collo implantare sia irruvidita o meno, ma dalla necessità di restituire al paziente tessuti molli o duri sufficienti per eseguire correttamente la riabilitazione.

Proprietà e caratteristiche delle superfici implantari macchinate e ruvide a confronto - Ultima modifica: 2016-01-08T12:54:43+01:00 da Redazione
Proprietà e caratteristiche delle superfici implantari macchinate e ruvide a confronto - Ultima modifica: 2016-01-08T12:54:43+01:00 da Redazione