Prevenzione in età pediatrica, le frecce nelle mani dell’odontoiatra

“La prevenzione in età pediatrica va attuata usando tutte le frecce a nostra disposizione”, dice Gianmaria Fabrizio Ferrazzano, docente di Odontoiatria pediatrica presso diversi Atenei, italiani e stranieri, e presso la Cattedra Unesco in Medicina dell’Università Federico II di Napoli, nonché presidente della Società italiana di odontoiatria infantile (Sioi) per il biennio 2020-2021, “perché rappresentano un unicum dove i vari fattori funzionano bene in chiave sinergica”.

Come sta cambiando, in una parola, il concetto di prevenzione in età pediatrica

“In questo ambito”, spiega Ferrazzano, “ormai è acquisito il concetto di prevenzione mirata, individualizzata, quasi su misura, in grado di valutare concretamente e ripetutamente nel tempo il rischio reale del singolo paziente e calibrare su di esso il programma preventivo più adatto”.

Diversi fattori rivestono un ruolo importante nel campo della prevenzione delle patologie del cavo orale. “Innanzitutto, proprio il concetto di rischio e la necessità di un’attenta valutazione che va “ricalcolata ripetutamente nel tempo”, ricorda il presidente della Sioi, “perché le variabili da cui dipende “il rischio” (ad esempio il rischio carie) variano rapidamente in un soggetto “in evoluzione” continua come sono il bambino o l’adolescente”.

Tante frecce per un unico obiettivo

Gianmaria Fabrizio Ferrazzano, presidente della Società italiana di odontoiatria infantile (Sioi) per il biennio 2020-2021

Tutte le “frecce” a disposizione in campo preventivo sono importanti, assicura Ferrazzano, perché rappresentano un unicum dove i vari fattori funzionano bene se attuati in chiave sinergica.
“Penso, ad esempio, all’importanza della precocizzazione della prima visita odontoiatrica”, spiega Ferrazzano, “che andrebbe effettuata già allo spuntare del primo dentino e, comunque, non oltre i 18/24 mesi d’età e in Italia siamo lontanissimi da tale valore”.

Che dire, invece, dell’efficacia delle sigillature dentali? “Tutti gli studi scientifici”, sottolinea Ferrazzano, “propendono per l’assoluta validità di una metodica in grado di proteggere al 100% le superfici occlusali dei settori latero-posteriori, dove si manifesta quasi il 90% dei processi cariosi in età evolutiva. Purtroppo, le indagini dicono che si tratta di una metodica ancora poco praticata dai dentisti nel nostro Paese e nulla si sa sulla reale conoscenza da parte dei genitori italiani”.

Per Ferrazzano, da non trascurare è anche il controllo dell’alimentazione ed il tema dell’assunzione di alimenti ricchi in zuccheri aggiunti, dannosissimi non solo per la bocca, ma per l’intero organismo.
“Se, poi, l’uso del fluoro per via sistemica è ormai essenzialmente tramontato”, dice Ferrazzano, “è invece fondamentale l’utilizzo per via topica, attraverso l’igiene orale domiciliare o l’applicazione professionale in specifiche categorie di soggetti a rischio”.

Sigillatura, quando è utile e come va eseguita

La sigillatura funziona benissimo e va consigliata, sia in dentatura decidua che permanente, a tutti i soggetti considerati a rischio carie. “Un rischio che scaturisce per motivi legati allo stile di vita (alimentazione, igiene orale)”, spiega Ferrazzano, “per l’appartenenza a fasce di popolazione in condizioni di disagio economico e/o culturale, per problematiche di disabilità o per caratteristiche anatomiche particolarmente “ritentive” delle superfici dentarie anfrattuose”. Il protocollo operativo è semplice, veramente alla portata di tutti gli operatori, assicura Ferrazzano, ma va eseguito scrupolosamente, sempre con un efficace isolamento del campo operatorio.

“I sigillanti resinosi, magari i più recenti con funzione bio-attiva”, spiega il docente universitario, “sono sicuramente la scelta elettiva e limiterei l’uso dei CVI nel caso di impossibilità di un corretto isolamento.
Circa l’apprensione manifestata da alcuni genitori per la presenza nelle resine composite del bisfenolo , la letteratura scientifica rassicura che, alle dosi utilizzate per la sigillatura, non vi sono rischi per la salute dei nostri bambini”.

Tanto è vero che Ferrazzano considera la sigillatura una sorta di “vaccino” contro la carie occlusale. “Non mancano Scuole nel mondo che consigliano l’applicazione dei sigillanti “a tappeto”, cioè a tutti”, ricorda Ferrazzano, “proprio come un vaccino, a prescindere dalla valutazione del rischio”.

Cosa c’è di nuovo nell’ambito dell’alimentazione e degli zuccheri aggiunti

Oltre ai concetti acquisiti e ben noti da decenni, si è scoperta l’esistenza di  alimenti altamente cario protettivi, ricorda Ferrazzano. “Per esempio”, spiega il presidente della Sioi, “quelli naturalmente ricchi in polifenoli come il cacao o in caseinofosfopeptidi (CPP) come i formaggi a grana dura (Parmigiano Reggiano e Grana Padano) che hanno il potere di inibire la flora cariogena (polifenoli) o favorire il processo di remineralizzazione dello smalto (CPP). Insomma, è un po’ come se in natura esistessero dei meccanismi di protezione naturale dalla carie attraverso l’alimentazione che, nel tempo, però, abbiamo indebolito a causa dell’assunzione di alimenti sempre più industrializzati e sofisticati”.

E il problema degli zuccheri aggiunti ne è l’esempio ormai più eclatante, fa notare Ferrazzano. “L’industria alimentare, per motivi organolettici e quindi di vendita”, spiega, “da anni propone sul mercato cibi e bevande che piacciono tanto ai bambini perché arricchiti di zuccheri, a volte in forme “mascherate” che sfuggono anche all’occhio dei genitori più attenti. L’OMS ha da tempo segnalato il problema invitando tutti, autorità, operatori e genitori ad impegnarsi nella riduzione drastica del consumo di alimenti ricchi in zuccheri aggiunti che rischiano di diventare, e forse ormai lo sono già, al di là del cavo orale, un problema di salute gravissimo e planetario per i bambini e gli adulti di domani”.

C’è ancora molto da fare anche per i piccoli pazienti con bisogni speciali

Un tema che sta particolarmente a cuore a Gianmaria Fabrizio Ferrazzano. “Credo che il livello di civiltà di una nazione”, spiega, “si misuri proprio dalla capacità di prendersi cura dei soggetti più deboli.
Purtroppo, per motivi che non possiamo considerare in questo spazio, la necessità di curare le patologie del cavo orale in bambini affetti da gravi/gravissime patologie sistemiche e/o disabilità è sempre maggiore. E a causa del quadro sistemico di questi pazienti, le cure orali vanno spessissimo effettuate in sedazione, in ambiente controllato, se non addirittura in anestesia generale”.

In Italia sono poche le realtà pubbliche o private in grado di erogare tali prestazioni, soprattutto in chiave preventiva e conservativa. “Il risultato sono lunghe liste d’attesa”, denuncia Ferrazzano, “difficoltà di crescita generale del bambino, eccessivo ricorso alle bonifiche estrattive per le obiettive difficoltà operative che, soprattutto nel passato, hanno poi consegnato, troppo spesso, il paziente edentulo all’età adulta.
Il mio sogno è che in Italia si sviluppi un adeguato numero di centri di eccellenza, specializzati in tale ambito, in grado di curare tutti i bambini “non collaboranti” e ridare veramente il sorriso a loro e alle loro famiglie, già molto provate dalle patologie sistemiche e dalle problematiche a loro connesse”.

Prevenzione in età pediatrica, le frecce nelle mani dell’odontoiatra - Ultima modifica: 2020-01-08T16:53:18+00:00 da redazione

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