Prevalenza dell’iposalivazione nella popolazione anziana

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Fisiologia e conoscenza empirica vogliono che il soggetto in età pediatrica e giovanile presenti, generalmente, una spiccata attività delle ghiandoli salivari, destinata a decrescere nel corso degli anni. Se dal punto di vista dell’odontoiatra, lavorare in un campo non invaso dal fluido salivare costituisce un vantaggio, così non si può dire per il paziente, che ne perde, almeno parzialmente, l’azione protettiva. La saliva ha infatti numerose funzioni: lubrificazione, regolazione del pH, difesa antimicrobica. Un deficit di tali attività espone il soggetto a rischi aumentati di carie, mucositi, stomatiti e candidosi, alitosi problematiche tipiche dell’anziano, come la mancata ritenzione protesica e a problematiche che, nell’anziano, diventano particolarmente pericolose, come le disfagie. Al normale e graduale processo di senescenza tissutale si aggiungono tutte quelle condizioni, patologiche e non, in grado di causare vera e propria iposalivazione: diabete mellito, autoimmunità come la sindrome di Sjögren, o ancora radioterapia nella regione testa-collo.

Come noto, il termine xerostomia definisce la sensazione soggettiva di secchezza delle fauci, mentre il vero e proprio deficit del flusso salivare viene detto appunto iposalivazione o iposcialia. Questo concetto richiederebbe pertanto un’oggettivazione, sulla quale, al momento, non si riscontra consenso nella letteratura scientifica. L’esame di riferimento è la scialometria: generalmente, gli autori parlano di iposalivazione a fronte di un flusso salivare non stimolato non superiore a 0.1-0.2 mL/min e uno stimolato inferiore a 0.7 mL/min.

Sorge spontaneo, a questo punto, domandarsi quale sia l’effettiva prevalenza, nella popolazione anziana, della vera iposcialia: le stime sono comprese tra l’11 e il 64%. Recentemente, Souza Pina e colleghi hanno condotto una revisione sistematica della letteratura, volta a stimare, appunto, la prevalenza del deficit di salivazione nella popolazione di età pari o superiore ai 60 anni. Questa età, assolutamente arbitraria, costituisce la soglia minima, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, della fascia "older adult".

L’indagine ha coinvolto, al netto dei doppioni, un totale di 3172 fonti, provenienti dalle banche dati Embase, LILACS, Medline, PubMed, Web of Science e Abstracts in Social Gerodontology, aggiornate a febbraio 2019. I risultati sono stati da poco pubblicati su Gerodontology. Dal pool originario, sono stati selezionati 72 lavori di cui valutare il testo integrale. Alla meta-analisi, infine, sono stati portati 13 studi, facenti riferimento a un campione complessivo di 3885 soggetti.

La prevalenza rilevata è risultata pari al 33.37% sulla base del flusso salivare non stimolato. Considerando le rilevazioni effettuate con flusso stimolato, il dato scende leggermente (30.47%).

In conclusione, i risultati dello studio sono da considerare di assoluto interesse: l’iposalivazione coinvolgerebbe, infatti, circa un terzo della popolazione anziana, nonostante i numerosi fattori di rischio a cui questa fascia d’età si trova esposta.

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32965067/

Riferimenti bibliografici

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32965067/

Prevalenza dell’iposalivazione nella popolazione anziana - Ultima modifica: 2020-11-27T06:46:45+00:00 da redazione

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