Pubblicità sanitaria, Ancod non resta a guardare

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Le nuove norme sulla pubblicità sanitaria, contenute nella legge di Bilancio 2019 appena approvata, com’era prevedibile non piacciono all’Associazione nazionale centri odontoiatrici. “Siamo in totale disaccordo con le nuove disposizioni che vietano i messaggi promozionali e che a nostro avviso”, dice Michel Cohen, presidente dell’Associazione nazionale centri odontoiatrici (Ancod), “gettano soltanto confusione normativa in un settore estremamente delicato e comunque già disciplinato dal Decreto Bersani. Ci adegueremo ai nuovi dettami, battendoci però per ritornare a uno stato di legalità”.

Anche la norma che obbliga gli studi odontoiatrici ad avere un direttore sanitario iscritto all’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della città in cui ha sede il centro non piace ad Ancod. “È un’altra disposizione pensata per aggredire le strutture organizzate che hanno medici che vengono un po’ da tutta Italia”, dice Cohen.  “Un’altra legge, a nostro modo di vedere”, spiega il presidente di Ancod, “che viola la normativa europea sulla libera circolazione dei professionisti introducendo un ingiustificato vincolo di natura territoriale”.

Un bliz, secondo Ancod

Le leggi già esistevano”, dice Cohen, “sarebbe stato sufficiente farle rispettare e costruire un tavolo di concertazione come peraltro ci era stato prospettato. Sul punto abbiamo più volte chiesto di poter partecipare al Gruppo tecnico sull’odontoiatria per avviare un dialogo collaborativo e costruttivo con tutti i rappresentati del settore senza, tuttavia, ricevere alcun feedback al riguardo.

Le nuove disposizioni contenute nella legge di bilancio 2019 sono state introdotte con un emendamento di natura ordinamentale, che nulla ha a che vedere con il monitoraggio della spesa sanitaria, e che pertanto avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile. Sono dunque il risultato di un sunto arrangiato di una specifica proposta di legge presentata sull’argomento. Come Ancod e come cittadini avremmo di gran lunga preferito che le nuove disposizioni fossero il risultato del più sano iter legislativo delle proposte di legge, caratterizzato dal dialogo e dal confronto tra le parti. Non il risultato dell’ennesimo bliz emendativo volto unicamente a danneggiare il nostro settore e non di certo ad accrescere la salute dei pazienti”.

La stessa Antitrust, esprimendosi proprio sulle nuove disposizioni, fa sapere Michel Cohen, ha dichiarato l’inesistenza di un nesso causale tra pubblicità e sicurezza delle cure. Queste infatti sono assicurate dalla professionalità e dalla preparazione dei professionisti e non di certo da un annuncio pubblicitario.

Un attacco ingiustificato

“Le altre Associazioni del settore e gli stessi Ordini dei medici e degli odontoiatri“, dice il presidente di Ancod, “con questa legge cercano di attaccare se non addirittura di abbattere la concorrenza nel settore attuata dalle organizzazioni strutturate come lo sono i centri odontoiatrici da noi rappresentati. Questo perché le cliniche odontoiatriche, essendo di dimensioni importanti, ricorrono maggiormente alla leva pubblicitaria”.

Ora, le pubblicità esasperate ci sono state, ammette Cohen, tuttavia qualche volta, fa notare il presidente di Ancod, promosse anche dagli studi tradizionali, solo che quei casi, non avendo avuto rilevanza nazionale, sono passati inosservati.

In ogni caso, Ancod è fermamente contraria alla pubblicità estrema, non trasparente, non credibile e che possa in qualche modo sviare il paziente-cliente-consumatore. “Lo abbiamo dichiarato in tutti i modi anche agli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri locali e nazionali”, dice Cohen, “e lo confermiamo all’interno dei nostri regolamenti sulla comunicazione. Ma lo abbiamo ribadito anche nell’accordo firmato con lo Iap, l’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria che già vigila in modo secondo noi sufficiente a tutelare i cittadini anche nel settore sanitario”.

Un danno per il comparto dentale

I centri odontoiatrici presenti in Italia, fanno sapere i vertici di Ancod, sono circa 800, gestiti da una trentina di società che complessivamente valgono più o meno il 10% del mercato, dando lavoro a circa 7mila impiegati e altrettanti professionisti sanitari, odontoiatri e igienisti dentali. “Eppure si continua a non voler considerare questi numeri”, dice Cohen, “dato che vietare totalmente la pubblicità di carattere promozionale in ambito sanitario significa provocare un grave danno soprattutto alle nostre imprese. Ma anche agli odontoiatri e agli altri operatori del settore impiegati nei nostri centri. Persone ormai stanche di subire aggressioni sul loro presunto modo di operare che non sarebbe conforme alla deontologia professionale. Attacchi infondati che ledono soprattutto la dignità di questi operatori che invece sono professionisti di alto livello. È stato grazie a loro, alle politiche dei centri odontoiatrici, nonché proprio alla comunicazione promossa da queste realtà se negli ultimi 10 anni molti pazienti hanno potuto ricevere cure odontoiatriche che forse diversamente non avrebbero potuto avere”.

La pubblicità sanitaria avvicina i pazienti alle cure

“Crediamo che in questo settore ci sia spazio per tutti”, conclude il presidente di Ancod, “ma anche che la pubblicità sanitaria sia una leva importante, soprattutto in un Paese come l’Italia  dove solo il 50% dei cittadini si cura in maniera regolare. E lo stimolo a farlo può giungere anche dai messaggi promozionali che possono accrescere l’interesse per la salute orale, indurre il cittadino a sottoporsi a una visita preventiva e metterlo nelle condizioni di decidere, in piena libertà, se e dove curarsi”.

Pubblicità sanitaria, Ancod non resta a guardare - Ultima modifica: 2019-01-18T15:03:42+00:00 da Pierluigi Altea

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