Micobatteri presenti nella quasi totalità dei campioni analizzati nelle unità odontoiatriche di simulazione. È quanto emerge da uno studio condotto in Germania presso il Department for Operative Dentistry, Periodontology and Preventive Dentistry del Saarland University Hospital. I ricercatori hanno concentrato l'attenzione sui micobatteri non tubercolari (NTM), microrganismi ambientali che possono colonizzare gli impianti idrici e che, in determinate condizioni, possono causare infezioni.

Il problema delle linee idriche

Le linee idriche dei riuniti odontoiatrici rappresentano un ambiente particolarmente favorevole alla formazione del biofilm. Le tubazioni hanno infatti un diametro ridotto e un'ampia superficie interna rispetto al volume d'acqua che contengono. A questo si aggiungono periodi di ristagno, durante i quali i microrganismi possono aderire alle superfici e proliferare. Il problema assume particolare importanza perché l'acqua che attraversa questi circuiti viene utilizzata durante le procedure odontoiatriche. L'impiego di turbine e altri strumenti può trasformarla in aerosol, con una possibile esposizione sia per il paziente sia per gli operatori.

Sotto esame 24 unità di simulazione

Lo studio ha preso in considerazione 24 unità odontoiatriche di simulazione, distribuite in due sale collocate in edifici differenti. Quindici unità si trovavano nella prima sala e nove nella seconda. Tutte erano collegate alla rete idrica municipale. Le postazioni di simulazione vengono utilizzate dagli studenti durante la formazione preclinica e presentano caratteristiche simili a quelle dei normali riuniti. Esiste però una differenza importante: le unità analizzate non disponevano di un programma di disinfezione e venivano utilizzate con minore frequenza rispetto ai riuniti clinici. Questa condizione può determinare periodi più lunghi di stagnazione dell'acqua.

Analizzati acqua e biofilm

I ricercatori hanno prelevato campioni d'acqua dalle siringhe aria-acqua delle 24 postazioni. Hanno inoltre raccolto campioni dai normali rubinetti presenti nelle due sale. Prima del prelievo, le unità non sono state sottoposte a flushing, così da poter valutare le condizioni effettive dell'acqua presente nei circuiti. Nella seconda sala sono stati analizzati anche campioni di biofilm prelevati dalle tubazioni in silicone e dagli ingressi dell'acqua delle nove unità. I campioni sono stati sottoposti a coltura su terreni liquidi e solidi per otto settimane. Successivamente, specifici test molecolari hanno permesso di identificare le specie di micobatteri presenti.

Contaminati 43 campioni su 44

I risultati mostrano una contaminazione estremamente diffusa. I micobatteri sono stati rilevati in 43 dei 44 campioni esaminati. Anche 23 delle 24 unità di simulazione sono risultate positive, così come i campioni provenienti dai normali rubinetti. In totale, i ricercatori hanno registrato 48 rilevamenti e identificato tre diverse specie. Mycobacterium gordonae è risultato il più frequente, con 24 rilevamenti. Seguono Mycobacterium chelonae, individuato 17 volte, e Mycobacterium chimaera, rilevato in tre occasioni. In quattro casi non è stato possibile identificare con precisione la specie.

Specie diverse nelle due sale

La contaminazione complessiva dell'acqua non ha mostrato differenze statisticamente significative tra le due sale. Sono emerse, invece, alcune differenze nella distribuzione delle specie. M. gordonae è stato rilevato con maggiore frequenza nella prima sala, mentre M. chelonae è risultato più comune nella seconda. M. chimaera è stato identificato soltanto nei campioni della prima sala. Anche l'analisi del biofilm ha fornito indicazioni importanti. Tutti i 18 campioni prelevati nella seconda sala hanno mostrato crescita di micobatteri. Il dato conferma la capacità di questi microrganismi di colonizzare stabilmente le superfici interne dei circuiti idrici.

Non tutti i micobatteri hanno la stessa rilevanza

I micobatteri non tubercolari sono ampiamente diffusi nell'ambiente, soprattutto in quello acquatico. La loro presenza non equivale automaticamente a un rischio clinico elevato. Le diverse specie presentano infatti livelli differenti di patogenicità. M. gordonae, la specie più frequentemente individuata nello studio, viene generalmente considerato un micobatterio a bassa patogenicità. Altre specie richiedono maggiore attenzione. Gli autori ricordano, per esempio, che M. chimaera è stato associato in passato a infezioni correlate alla contaminazione di dispositivi utilizzati in ambito cardiochirurgico. Particolare interesse presenta anche M. chelonae, appartenente al gruppo dei micobatteri a crescita rapida. In generale, gli NTM possono causare infezioni soprattutto nei soggetti immunocompromessi. Inoltre, alcune specie riescono a sopravvivere anche in ambienti poveri di nutrienti e possono mostrare resistenza a diversi disinfettanti.

Il ruolo della stagnazione dell'acqua

Uno degli aspetti che meritano ulteriori approfondimenti riguarda proprio il ristagno dell'acqua. Le unità di simulazione vengono utilizzate meno frequentemente rispetto ai riuniti clinici. L'acqua può quindi restare all'interno delle tubazioni per periodi più lunghi, favorendo la formazione e la maturazione del biofilm. I ricercatori non hanno invece osservato differenze complessive significative riconducibili alle caratteristiche strutturali dei due ambienti. L'età differente degli edifici e delle relative tubazioni non sembra quindi sufficiente, sulla base di questi risultati, a spiegare il livello di contaminazione.

Un problema che riguarda anche la pratica clinica

Lo studio ha analizzato unità destinate alla formazione degli studenti e non normali riuniti utilizzati sui pazienti. Tuttavia, le caratteristiche dei circuiti idrici sono comparabili. Gli stessi ricercatori ricordano inoltre che una precedente indagine condotta presso il Saarland University Medical Centre aveva rilevato contaminazione da micobatteri nell'83% dei riuniti clinici esaminati. Il dato invita quindi a mantenere alta l'attenzione sulla gestione microbiologica delle dental unit waterlines. La formazione del biofilm, il ristagno dell'acqua e l'efficacia dei sistemi di disinfezione rappresentano aspetti centrali per limitare la contaminazione.

Servono nuovi protocolli di prevenzione

Lo studio, pubblicato su BMC Microbiology, suona dunque come un monito per gli studi odontoiatrici. Gli autori infatti sottolineano che, mentre esistono indicazioni specifiche per microrganismi come Legionella pneumophila e Pseudomonas aeruginosa, la contaminazione delle linee idriche odontoiatriche da micobatteri non è stata ancora studiata in modo altrettanto sistematico. Mancano quindi raccomandazioni specifiche per la prevenzione delle infezioni da NTM in questo contesto. E i risultati della ricerca qui descritti non permettono di stabilire direttamente il rischio di infezione per pazienti e operatori. Mostrano però quanto facilmente questi microrganismi possano colonizzare le linee idriche e il biofilm di cui queste infrastrutture sono dotate.

Micobatteri nelle linee idriche degli studi odontoiatrici - Ultima modifica: 2026-09-07T14:36:20+02:00 da Pierluigi Altea
Micobatteri nelle linee idriche degli studi odontoiatrici - Ultima modifica: 2026-09-07T14:36:20+02:00 da Pierluigi Altea