La masticazione e l'attività cerebrale sono strettamente correlate. Masticare infatti non coinvolge solo denti e muscoli, ma produce stimoli che raggiungono il cervello. Un gruppo di ricercatori della Meiji University di Kawasaki e della Niigata University, in Giappone, insieme ad altri centri universitari, ha studiato gli effetti cerebrali di un aumento abituale e consapevole degli atti masticatori. I risultati mostrano che modificare per un mese il proprio modo di masticare durante i pasti può aumentare l'attività di alcune aree della corteccia cerebrale durante la masticazione.
Masticazione e attività cerebrale
Diversi studi hanno suggerito una relazione tra funzione masticatoria e attività del sistema nervoso centrale. La masticazione determina infatti una serie di stimoli sensoriali e motori che raggiungono il cervello e può produrre, almeno temporaneamente, un aumento dell'attività della corteccia prefrontale. Rimaneva però da chiarire un altro aspetto. Gli effetti cerebrali si manifestano soltanto durante o immediatamente dopo la masticazione oppure è possibile modificare la risposta del cervello intervenendo in modo più stabile sulle abitudini masticatorie? I ricercatori hanno cercato di rispondere a questa domanda valutando gli effetti di un intervento finalizzato ad aumentare consapevolmente il numero degli atti masticatori durante i pasti.
Un mese per modificare l'abitudine
Lo studio ha coinvolto 41 giovani adulti di età compresa tra 21 e 31 anni, assegnati casualmente a due gruppi. I partecipanti del gruppo sperimentale hanno utilizzato per un mese un dispositivo indossabile che li aiutava ad aumentare consapevolmente il numero degli atti masticatori durante i pasti. Il gruppo di controllo non ha invece utilizzato il dispositivo e non ha ricevuto lo stesso intervento. Gli studiosi hanno valutato l'attività corticale durante la masticazione di chewing gum sia all'inizio sia immediatamente dopo il periodo sperimentale. Per effettuare le misurazioni hanno utilizzato la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS), una tecnica non invasiva che permette di rilevare variazioni dell'ossigenazione cerebrale associate all'attività neuronale.
Contare gli atti masticatori
I ricercatori non si sono limitati a osservare il cervello. Hanno anche verificato se l'intervento fosse realmente riuscito a modificare il comportamento dei partecipanti. Per farlo hanno registrato il numero degli atti masticatori compiuti per consumare una porzione standardizzata di riso. La misurazione è stata effettuata prima dell'intervento, subito dopo il mese di sperimentazione e a distanza di tre mesi. Nel gruppo sperimentale il numero degli atti masticatori è aumentato significativamente al termine dell'intervento. Il dato più interessante riguarda però il follow-up: l'aumento risultava ancora presente tre mesi dopo. Nel gruppo di controllo non sono state invece osservate variazioni significative. Il risultato suggerisce quindi che un intervento relativamente breve, basato sull'attenzione consapevole alla masticazione, possa modificare un'abitudine e che il cambiamento possa persistere anche dopo la conclusione dell'esperimento.
Una maggiore attività nella corteccia prefrontale
Le misurazioni mediante fNIRS hanno mostrato anche differenze nell'attività cerebrale. Dopo l'intervento, il gruppo sperimentale presentava durante la masticazione una maggiore attivazione della corteccia prefrontale dorsolaterale e della corteccia premotoria rispetto al gruppo di controllo. Gli autori hanno inoltre rilevato una correlazione positiva tra l'aumento del numero degli atti masticatori e l'attività registrata in queste regioni. In altre parole, nei partecipanti che avevano modificato maggiormente il comportamento masticatorio si osservava anche una maggiore attività delle aree cerebrali considerate.
Perché è interessante la corteccia prefrontale
La corteccia prefrontale dorsolaterale svolge un ruolo importante in diverse funzioni cognitive superiori. Partecipa, tra l'altro, ai processi attentivi, alla memoria di lavoro e alle funzioni esecutive. La corteccia premotoria interviene invece nella preparazione e nel controllo del movimento. I risultati indicano quindi che un cambiamento del comportamento masticatorio può associarsi a modificazioni oggettivamente misurabili dell'attività di queste regioni durante la masticazione. Questo dato non consente però di concludere che masticare più a lungo migliori automaticamente le capacità cognitive. Lo studio ha misurato l'attività corticale durante un compito masticatorio, non un miglioramento generale di memoria, attenzione o altre prestazioni cognitive. La distinzione è importante per evitare di attribuire ai risultati un significato superiore a quello effettivamente dimostrato.
Un possibile interesse anche nell'invecchiamento
Il rapporto tra masticazione e funzione cerebrale assume particolare interesse considerando il progressivo invecchiamento della popolazione. La ricerca sta infatti studiando comportamenti quotidiani che possano contribuire al mantenimento delle funzioni cognitive senza richiedere attività particolarmente impegnative. La masticazione rappresenta da questo punto di vista un comportamento interessante perché fa parte della vita quotidiana. Tuttavia, i partecipanti allo studio avevano soltanto tra 21 e 31 anni. I risultati non possono quindi essere automaticamente trasferiti alla popolazione anziana, nella quale possono intervenire perdita dei denti, riduzione dell'efficienza masticatoria, protesi, condizioni sistemiche e modificazioni neurologiche legate all'età. Saranno necessari studi specifici per verificare se interventi analoghi possano determinare effetti comparabili anche negli anziani e, soprattutto, se le modificazioni dell'attività cerebrale possano associarsi a benefici cognitivi misurabili.
Un legame da approfondire
Lo studio, pubblicato sul Journal of Prosthodontic Research, offre però un dato già di per sé interessante: un mese di masticazione intenzionale, sostenuta da un dispositivo indossabile, ha aumentato il numero degli atti masticatori e ha determinato una maggiore attivazione della corteccia prefrontale dorsolaterale e della corteccia premotoria durante la masticazione. Il lavoro aggiunge quindi un nuovo elemento allo studio delle relazioni tra funzione orale e sistema nervoso centrale. La capacità di modificare stabilmente un'abitudine masticatoria e di rilevarne contemporaneamente gli effetti a livello corticale apre prospettive interessanti. Resta però ancora da dimostrare il passaggio più importante: capire se queste modificazioni cerebrali possano produrre benefici cognitivi duraturi e clinicamente significativi. Fino ad allora, il risultato va interpretato come una nuova evidenza del fatto che masticazione e attività cerebrale sono strettamente connesse, non come la prova che masticare di più renda il cervello più efficiente.



