L’odontoiatria generale, più viva che mai

È quanto sembra suggerire l’esperienza di Roberto Spreafico, classe 1956, da quasi tre decenni titolare di uno studio monoprofessionale, che alla specializzazione ha preferito un approccio più orientato alla presa in carico del paziente, come gli è stato insegnato alla Scuola svizzera, dove s’è formato ancora in giovane età.

“Per la cura della bocca un dentista è più che sufficiente”. Sembra un aforisma, per di più contrario all’attuale idea dominante in odontoiatria, invece è quanto si sentiva dire dai suoi maestri svizzeri Roberto Spreafico. Nato a Novara nel 1956, ma vissuto a Nosate, in provincia di Milano, Roberto, sin da ragazzo più attratto dalla biologia che non dalle materie umanistiche, nel 1982 si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Torino, quindi inizia a esercitare la professione come medico, per poi trasferirsi in Svizzera, dove, dopo aver frequentato l’Istituto di Medicina Dentale dell’Università di Ginevra dal 1983 al 1986, consegue il titolo di MLD. Socio attivo dell‘Accademia Italiana di Conservativa e dell’European Academy of Esthetic Dentistry, è fondatore e socio attivo anche dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Estetica, nonché Fondatore della Digital Dental Academy. Associate Editor dell’European Journal of Esthetic Dentistry e membro del comitato di lettura del Journal of Adhesive Dentistry, è autore di numerosi articoli scientifici su riviste nazionali e internazionali, oltre che di diversi contributi sull’odontoiatria estetica e adesiva. Co-autore del libro Adhesive Metal-Free Restorations: current concepts for the esthetic treatment of posterior teeth (Quintessenz Verlags-GMBH), tradotto in diverse lingue, ormai da molti anni si divide tra la libera professione che esercita a Busto Arsizio, in provincia di Varese, e la docenza in qualità di relatore presso congressi scientifici in Italia e all’estero, ma anche in ambito universitario.

Dottor Spreafico, perché dopo la laurea in medicina decise di andare a studiare odontoiatria proprio in Svizzera?
Me lo suggerì un amico, Vittorio Foschi, un affermato dentista di Bologna, che negli anni Sessanta aveva studiato con profitto a Zurigo. Seguii il suo consiglio. Feci domanda in diverse sedi universitarie per poi iscrivermi all’Università di Ginevra. Già allora era una scuola molto prestigiosa che, oggi lo posso dire con piena consapevolezza, mi assicurò una formazione tale da poter esercire la professione sin da subito, a partire dal giorno dopo il conseguimento della laurea. E così feci. Il mio primo studio lo aprii a Turbigo, in provincia di Milano.

Pubblicità

Cosa ricorda dei primi anni della professione?
Innanzitutto che ero più giovane e anche solo per questo tutto sembrava più facile, ma in effetti erano anni davvero felici per l’odontoiatria. Allora non si faticava per avere i pazienti in studio, tanto che, dopo qualche anno di lavoro, ebbi la possibilità di trasferirmi in una struttura più grande. Era il 1992 quando aprii il mio nuovo studio a Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove esercito tuttora.

Com’è organizzato il suo ambulatorio?
Come il classico studio monoprofessionale: ho una segretaria, tre assistenti di studio e un’igienista dentale a tempo pieno, oltre a una collaboratrice ortodontista, Francesa Mira, una professionista molto brava alla quale affido i pazienti che necessitano di cure ortodontiche, perché di tutto il resto, implantologia inclusa, me ne occupo io personalmente.

L’odontoiatria generale, dunque, nonostante tutto, continua a esistere e a dare i suoi frutti…
Certo, se si è sufficientemente preparati il lavoro non manca. A Ginevra ho avuto due maestri di grande valore, il professor Jaques Holz e il professor Urs Belser, che mi hanno sempre detto che per curare una bocca un dentista è più che sufficiente. Avendo potuto beneficiare di un’ottima formazione in tutte le branche dell’odontoiatria, ho seguito il loro consiglio.

In questo modo si ha una visione più completa delle problematiche odontoiatriche…
Sì, è questo il vantaggio. Certo, bisogna essere preparati, ma anche tenersi aggiornati. Fortunatamente, grazie all’altra mia attività, quella didattica, incentrata sull’odontoiatria conservativa e in particolare sull’estetica adesiva, se da una parte ho il privilegio di insegnare, dall’altra ho la possibilità di assistere alle lezioni di molti colleghi che operano in altre branche dell’odontoiatria e dunque di acquisire sempre nuove nozioni molto utili alla mia professione.

A proposito, qual è il segreto per condurre con successo la libera professione?
Quello di saper rispondere alle esigenze del paziente.

Oltre all’ortodontista, non ha rinunciato all’igienista dentale: perché?
Perché questa è una figura assolutamente indispensabile in uno studio, non solo perché altrimenti è l’odontoiatra a doversi occupare dell’igiene e questo sottrae tempo alle altre attività di sua pertinenza, ma soprattutto perché l’igienista dentale sa bene e meglio di chiunque altro, grazie alla sua formazione specifica, come motivare il paziente all’igiene domiciliare, pianificando anche le sedute periodiche di igiene e controllo in studio, almeno due all’anno, e questo rappresenta un grande vantaggio, anche per il lavoro dell’odontoiatra.

Qual è oggi, a suo avviso, il principale problema della libera professione?
La crisi economica che ha ridotto la capacità di spesa delle famiglie e dunque dei nostri pazienti. Per uscirne, non credo esistano ricette sicure. Solo una cosa è certa: nel voler andare incontro ai nostri pazienti, non dobbiamo assolutamente ridurre la qualità delle nostre prestazioni, né scendere a compromessi perché la cura di qualità ha un costo al di sotto del quale non si può andare.

In questo scenario, la conservativa è la branca dell’odontoiatria che forse ha risentito meno della crisi…
È vero, la conservativa ha un costo inferiore rispetto a terapie più complesse come quelle protesiche o implantari ed è la branca ancora oggi più esercitata negli studi.

Insomma, è la carta da giocare, insieme alla prevenzione: ma cosa può fare il singolo odontoiatra in questo ambito?
Può fare molto, come dicevo anche grazie all’aiuto dell’igienista dentale che veicola la cultura della prevenzione e consente di mantenere uno stretto legame con i pazienti.

Nei prossimi anni, cosa si aspetta dall’odontoiatria?
Una grande trasformazione, perché quello attuale è un periodo di transizione, influenzato dalla crisi ma non solo. Nei prossimi anni si svilupperà un’odontoiatria che consentirà di erogare alcune cure, sino a ieri dilazionate nel tempo, in un’unica seduta, grazie alla tecnologia CAD-CAM che già oggi ci consente di ottenere restauri di qualità in una sola seduta. Personalmente questa opportunità la sto sfruttando già da due anni con grande soddisfazione da parte mia e del paziente.

Lo stanno facendo in molti?
No, perché in realtà l’odontoiatra in questo momento non è ancora ben aggiornato su questo nuovo tipo di tecnologie digitali che riguardano il CAD-CAM, ma anche la radiologia, ed è per questo che insieme ad alcuni colleghi abbiamo fondato la Digital Dental Accademy, una società scientifica dedicata al tema della tecnologia. Il 28 e 29 marzo a Parma ci sarà il primo congresso di questa nuova associazione in cui verranno trattati tutti questi temi in modo tale da dare l’opportunità a chi parteciperà di capire come sta cambiando il mondo e qual è l’attrezzatura più conveniente da acquistare. Perché bisogna andare vanti, la tecnologia sta modificando la nostra professione e chi non si adeguerà in fretta sarà destinato a rimanere indietro. D’altronde queste nuove apparecchiature sono già molto diffuse all’estero, in particolare negli Stati Uniti, in Germania e in Svizzera.

E i pazienti, come stanno vivendo questa evoluzione?
Molto bene, perché il paziente dall’introduzione di queste nuove tecnologie ha solo vantaggi, innanzitutto nel vedersi ridurre i tempi dei trattamenti, con la garanzia però che la qualità delle cure non è compromessa. Inoltre, ho notato che il paziente è gratificato nel sapere che il proprio dentista si affida all’alta tecnologia e rimane strabiliato nel vedere queste nuove macchine elettroniche installate nello studio che è solito frequentare.

Per concludere, una curiosità: se tornasse indietro, rifarebbe le stesse scelte professionali?
Probabilmente sì, anche perché la libera professione mi ha consentito di decidere, almeno sino a un certo punto, cosa fare, liberalmente, senza alcuna costrizione se non per il senso di responsabilità delle mie scelte. Insomma, essere un dentista mi ha permesso di esercitare una professione davvero liberale che è assoggettata ad un unico “padrone”, il paziente, al quale però noi odontoiatri liberi professionisti siamo molto legati.

 

L’odontoiatria generale, più viva che mai - Ultima modifica: 2014-01-10T16:18:05+00:00 da fabiomaggioni

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome