Diagnosticare e trattare le lesioni osteolitiche a livello di impianti dentali

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Le lesioni osteolitiche perimplantari costituiscono una problematica clinica di rilievo, in ragione dei tassi d’incidenza riportarti in letteratura e viste le possibili conseguenze, che possono condurre alla perdita dell’impianto nel medio periodo. La condizione maggiormente documentata e che ha visto i maggiori sforzi nella definizione di protocolli standardizzati ed efficaci è senza dubbio la perimplantite, patologia che ricalca il quadro clinico della malattia parodontale.

Una complicanza probabilmente meno conosciuta ma di interesse clinico rilevante è invece rappresentata dal complesso delle lesioni periapicali a livello di impianti dentali. Si tratta di un quadro descritto per la prima volta nel 1992 e definibile come un processo infettivo-infiammatorio che interessa la porzione apicale dell’impianto. Il tratto più coronale risulta invece normalmente osteointegrato, almeno nelle fasi iniziali. Autori sostengono infatti che la condizione possa condurre progressivamente alla perdita dell’impianto.

Al momento non esiste pieno consenso nella definizione di patologia. Sono stati effettuati tuttavia dei progressi per quanto riguarda l’orientamento diagnostico e terapeutico nel corso della nona conferenza Mozo-Grau, tenutasi a Quintanilla del 2016. In questa sede sono state proposte anche nomenclature differenti – perimplantite periapicale o retrograda.

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Incidenza ed eziologia delle lesioni periapicali a carico di impianti dentali

L’incidenza della condizione è bassa, anche se alcuni Autori sostengono che sia sottostimata. Si attesta attualmente tra lo 0.26% e il 2.7%, ma può raggiungere il 7.8% nel caso in cui l’impianto sia adiacente ad un dente trattato endodonticamente.

Per quanto riguarda l’eziologia, è stata proposta nel tempo una serie di fattori causali. Il più probabile sembra essere proprio una sofferenza endodontica interessante il dente sostituito dall’impianto – in questo senso va ricordato come l’infezione periapicale costituisca secondo molti Autori una delle principali controindicazioni al posizionamento di un impianto postestrattivo – o, appunto, un elemento adiacente all’impianto. Altri fattori proposti comprendono la contaminazione della superficie implantare, il surriscaldamento osseo durante la preparazione del sito implantare e la permanenza di serbatoi tossinfettivi (ad esempio frammenti radicolari). Il consenso attualmente prevede la distinzione fra due categorie causali: la permanenza di infezione preesistente e la contaminazione durante l’inserimento dell’impianto.

Diagnosi e terapia delle lesioni periapicali a carico di impianti dentali

La diagnosi è sia clinica – dolore, gonfiore e addirittura suppurazione – che radiografica. L’imaging CBCT a FOV ridotto costituisce già una prima scelta. Solitamente si tratta di una condizione precocemente visibile, da diagnosticare il prima possibile nel corso del normale monitoraggio postchirurgico del paziente. Il trattamento prevede semplicemente la prosecuzione del follow-up nel caso di lesioni asintomatiche. Condizioni di maggiore gravità sono indicate per la revisione chirurgica a cielo aperto. La prognosi è solitamente buona, con tassi che vanno dal 73.2% fino al 97.4% e follow-up fino a 10 anni presenti in letteratura.

Diagnosticare e trattare le lesioni osteolitiche a livello di impianti dentali - Ultima modifica: 2017-08-03T10:18:33+00:00 da redazione

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