Le pavimentazioni dello studio

Uno dei temi principali nella progettazione di uno studio odontoiatrico è quello riguardante i materiali da utilizzare per l’allestimento dei locali. Le caratteristiche  di ambiente medico ad alto traffico impongono al progettista una serie di scelte  ben definite, e il compito più difficile è quello di coniugare necessità tecniche e normative con le esigenze funzionali e, perché no, estetiche del medico.

Pavimento galleggiante

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I materiali con cui realizzare una ristrutturazione possono essere divisi in due sottogruppi: le strutture e le finiture. Al primo insieme appartengono tutti i sistemi costruttivi che interessano la costruzione dell’ossatura fisica dell’ambiente medico, quali per esempio murature, pavimentazioni (in senso strutturale), controsoffittature ecc. Al secondo gruppo fanno invece riferimento tutte quelle finiture che costituiscono la «pelle» superficiale degli ambienti: pavimenti, vernici e rivestimenti, soffitti di arredo, porte ecc. Nell’articolo proviamo a esaminare le differenze tra le varie proposte che il mercato offre ai progettisti in campo strutturale, analizzandone qualità, pregi e difetti dal punto di vista dell’utilizzabilità in un ambiente medico.

Murature e cartongessi

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Quando si affronta un progetto, uno dei primi problemi che si pongono riguarda la scelta dei divisori e delle pavimentazioni. Le pareti dello studio possono essere realizzate con diverse tecniche. La più tradizionale è il classico muro in mattoni, intonacato e rasato a gesso. Tale sistema costruttivo ha il grande vantaggio di essere estremamente robusto, facile da realizzare da maestranze non particolarmente specializzate, estremamente versatile nella possibilità di realizzare misure o forme a piacere. Il muro in mattoni, inoltre, ha la caratteristica di possedere una discreta protezione alle radiazioni: comunemente i periti Rx considerano un muro in forati da 8 cm sufficiente alla schermatura degli apparecchi endorali, mentre per un ortopantomografo di solito pretendono uno spessore di almeno 15 cm. Inoltre, una parete in mattoni permetterà in qualsiasi momento l’affissione di mensole o pensili, mediante appositi tasselli.

Il muro in forato, infine, possiede una discreta capacità di insonorizzazione acustica tra gli ambienti. Un accorgimento che vorrei suggerire è quello di pretendere dall’impresa il tradizionale intonaco seguito da rasatura a gesso: oggi esistono dei sistemi costruttivi, nati per velocizzare e quindi rendere più economica la costruzione degli edifici, che consistono nello stendere un’unica miscela (chiamata «pronto») e lisciarla direttamente, eliminando un passaggio di lavorazione. Questa tecnica, valida per la velocità di esecuzione e per il costo leggermente inferiore, presenta però, a mio giudizio ed esperienza, un maggiore rischio di fessurazioni, o microcrepe, che potrebbero sorgere a distanza di qualche mese. Solitamente è buona norma aspettarsi una fisiologica apparizione di leggere cavillature sulle pareti in muratura (ma questo vale anche per i cartongessi) al primo ciclo caldo/freddo stagionale, in quanto i materiali hanno tempo per seguire il loro naturale assestamento dovuto alle dilatazioni termiche. Dopo il primo anno, quindi, è normale mettere in preventivo una stuccatura e un ritocco di verniciatura degli ambienti, di solito soprattutto in corrispondenza di porte o architravi.

Non mettete in croce, quindi, la vostra impresa alla prima crepa: la sua apparizione fa parte del normale evolversi dei materiali. La capacità e l’esperienza aiuteranno l’impresario a prendere gli accorgimenti necessari per minimizzare tale inconveniente, ma pretendere di eliminarlo al 100% mi sembra abbastanza utopistico. È possibile utilizzare anche il Gasbeton, un sistema costruttivo composto da mattoni di calcestruzzo cellulare espanso, estremamente leggeri e veloci da assemblare mediante l’uso di particolari collanti. Questo sistema presenta altri vantaggi, che consistono in un buon grado di isolamento termico e acustico e nella velocità di realizzazione delle tracce per l’impiantistica. Le caratteristiche negative, per poter soppesare vantaggi e svantaggi di questa tecnica, sono quelle di essere meno resistente all’applicazione di mensole o pensili, o radiografici, che necessiteranno di apposite predisposizioni. Inoltre, non tutte le imprese sono in grado di utilizzare questo sistema costruttivo. Per quanto riguarda la schermatura degli endorali bisogna valutare col vostro perito Rx se tale divisorio viene considerato sufficiente. Più diffuso è invece l’utilizzo del cartongesso, un sistema di divisori interni costituito da una armatura metallica placcata da due lastre, successivamente stuccate e rasate. La principale caratteristica di questo sistema è la pulizia della lavorazione, necessitante solo di trapano, seghetto, avvitatore e rasante. È un sistema ideale per intervenire in ambienti abitati, data la sua bassa invasività di sporco e rumore. I lati negativi sono però da valutare con attenzione: innanzitutto è necessario inserire un materassino insonorizzante, per garantire un minimo di privacy tra gli ambienti. Stessa necessità vale per le eventuali caratteristiche di isolamento termico degli ambienti.

In secondo luogo, qualora necessitassimo di una schermatura ai raggi X, dovremmo utilizzare le lastre accoppiate a una lamina di piombo, normalmente disponibili in commercio, ma la cosa va prevista in sede costruttiva. Infine, e questo è forse il lato più negativo di tale sistema, ogni applicazione alla parete, pensili, mensole, radiografici o mobili sospesi, va prevista in anticipo, per poter predisporre gli adeguati rinforzi alla struttura. Infatti, su una parete priva di rinforzi è possibile appendere solo quadri dal peso contenuto. Il cartongesso, però, si rivela vincente in caso di divisioni che possono essere soggette a modifiche o spostamenti futuri. Il loro smantellamento e il loro riposizionamento, come già detto, sono estremamente soft per quanto attiene all’impatto sugli ambienti abitati. Da ultimo possiamo citare le pareti mobili. Il mercato propone una vasta gamma di pareti in arredo, estremamente raffinate e attrezzate, coordinate con vetrate, porte, armadierie e arredi in genere, la cui caratteristica principale è la qualità estetica. Il loro montaggio è estremamente pulito e il risultato in termini di look è spesso molto curato.

Il rovescio della medaglia risiede però dapprima nel loro costo, sicuramente più elevato di quello di tutti i sistemi costruttivi sopra citati, e specialmente nella loro ridotta modularità. In realtà i cataloghi presentano una vasta gamma di misure e moduli, ma se andiamo a calare questa tecnica negli spazi necessari a un normale ambulatorio odontoiatrico, notiamo che il preciso e pignolo sfruttamento degli spazi cui siamo spesso obbligati viene estremamente limitato dai moduli in commercio. In una struttura di grandi dimensioni, una clinica o un ospedale, ovviamente non avremo questi problemi, ma nella grande maggioranza dei casi questo sistema costruttivo raramente si rivela vincente. Riassumendo, quindi, possiamo suggerire che, salvo particolari situazioni, il tradizionale muro in mattoni si rivela spesso la migliore scelta, per costo, robustezza e semplicità di realizzazione. Qualora ci trovassimo in un cantiere «pulito» il cartongesso ci risolverà moltissimi problemi, a patto però di curare estremamente la predisposizione dell’allestimento degli arredi e degli impianti sulle pareti.

I pavimenti

I pavimenti sono il secondo importante capitolo di scelta preliminare di una progettazione. E ci riferiamo non alla finitura superficiale, di cui ci occuperemo in seguito, ma alla struttura con cui sono realizzati. Il primo problema da esaminare quando si affronta una progettazione caratterizzata da un’impiantistica così complessa e articolata, quale quella di uno studio odontoiatrico, consiste nel valutare se la struttura dell’unità immobiliare consente il transito a pavimento di tutte le tubazioni necessarie. Come accennato in un precedente articolo, l’impiantistica idraulica a pavimento rappresenta spesso il grande limite progettuale, che può in casi estremi portare a scartare un immobile a favore di un altro. E da qui la necessità di un’analisi preliminare dell’alloggio di concerto col vostro architetto prima di procedere all’acquisto o all’affitto dei locali. Il sistema tradizionale costruttivo consente nel far transitare nel sottofondo del pavimento tutte le tubazioni, elettriche e idrauliche, convogliando queste ultime alla rete fognaria e alla sala motori. Particolare attenzione in questo caso va posta a livello costruttivo alle pendenze degli impianti, ma specialmente alla qualità dell’impasto del sottofondo e alla sua stesura. In caso di tubazioni idrauliche o elettriche affioranti nello spessore del sottofondo sarà bene procedere alla stesura di una rete elettrosaldata per poter creare un corpo legante che elimini il pericolo di cedimenti della pavimentazione in seguito.

E questo è tanto più delicato e importante in presenza di solai particolarmente elastici o nel caso si utilizzino successivamente pavimentazioni viniliche, più morbide e di conseguenza più sensibili a marcare a vista cedimenti o assestamenti del sottofondo.Il secondo accorgimento, in caso di stesura del sottofondo in mesi caldi, consiste nel raccomandare ai muratori di mantenere umido il sottofondo gettato per alcuni giorni, bagnandolo per poter far reagire chimicamente il cemento nei tempi corretti, consentendo una coesione dell’impasto e una sua maggior resistenza nel tempo. Diversamente, un’evaporazione dell’umidità del materiale troppo rapida non garantirà un efficace indurimento del sottofondo, portando a pericolosi assestamenti del pavimento in corrispondenza dei punti maggiormente sollecitati, quali i corridoi o la zona di movimento del seggiolino su ruote del medico o dell’assistente. Il sottofondo quindi necessita di un periodo di maturazione minimo che dipende dal materiale e dalle caratteristiche della finitura che andremo a posare.

Per dare un’idea, senza entrare troppo nel tecnico, un sottofondo di sabbia e cemento richiede un tempo di maturazione di una decina di giorni per procedere alla posa di una ceramica, mentre tale tempo sale a una settimana per ogni centimetro di spessore in caso di posa di parquet o pavimento vinilici. Ovviamente tali tempi possono subire variazioni a seconda del periodo dell’anno, in funzione della temperatura e dell’umidità dell’ambiente. Quando invece si necessita di un tempo di essiccazione rapido si possono usare materiali (più costosi) a elevata velocità di essiccazione, quali il Mapecem o il Topcem, per citare i più usati, che garantiscono la posa di parquet o vinilici in tempi variabili tra le 48 ore e la settimana. Ovviamente però è il posatore della finitura che dovrà analizzare il grado di asciugatura del sottofondo e accettare la sua buona qualità prima di procedere alla posa. Purtroppo non sono infrequenti le contestazioni tra muratore e posatore in caso di inconvenienti al pavimento: il classico «scaricabarile» è all’ordine del giorno. È quindi molto importante far controllare preventivamente al posatore lo stato del sottofondo e farglielo accettare (meglio se per iscritto) come idoneo alla posa.

Il sistema alternativo al classico sottofondo in muratura è il pavimento galleggiante. Si tratta di una struttura composta da piedini e traversi che supporta in modo sopraelevato delle mattonelle della misura di 60 x 60 cm sulle quali viene applicata la finitura (ceramica, vinilici, pietre, parquet ecc.). In questo modo qpossiamo garantire la completa accessibilità al sottofondo per ispezione, manutenzione o modifiche alla rete impiantistica. Tale soluzione si rivela vincente in alcuni casi: il più frequente è l’assenza di spessore del sottofondo e quindi l’impossibilità di creare pendenze tali da garantire il buon funzionamento degli impianti idraulici. Il secondo caso riguarda la presenza di pavimentazioni di pregio che, se siamo per esempio in affitto, non ci è consentito di danneggiare con le tracce per l’impiantistica.

Oppure abbiamo una necessità di versatilità impiantistica e di modifiche previste per cui la completa accessibilità della pavimentazione per integrazioni alla rete idraulica o elettrica rappresenta per noi una priorità. O, infine, siamo a un piano alto di un edificio, e il costo della rimozione del pavimento e del sottofondo, della calata dei materiali e della sua successiva ricostruzione, non sono economicamente convenienti rispetto al costo del galleggiante; oppure i tempi di tali operazioni non sono compatibili con quelli della pianificazione della ristrutturazione.  E il lato economico è uno dei aspetti negativi di tale possibilità tecnica.

Infatti la struttura del galleggiante ha un costo, e tale cifra va soppesata nel budget della ristrutturazione per valutare se risulta conveniente o meno. In secondo luogo saremo obbligati a creare un gradino in qualche zona dello studio, e non sempre è possibile evitare tale inconveniente in sede di progetto. Infine bisogna valutare se l’altezza interna dell’alloggio, e la quota delle porte e dei davanzali delle finestre, consentono tale rialzo della pavimentazione. Da ultimo è opportuno informarsi se la vostra A.S.L. di zona ammetta tale materiale nelle aree operative: non tutti i funzionari sono infatti disposti ad accettare tale presenza, adducendo potenziali rischi di igienizzabilità degli ambienti.

Le pavimentazioni dello studio - Ultima modifica: 2008-03-01T11:30:00+00:00 da Enrico Colnaghi

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