Con asimmetria facciale si intende lo sbilanciamento delle proporzioni in termini di dimensioni, forma e posizione delle strutture scheletriche del massiccio facciale. Questa condizione tende a riflettersi su funzionalità ed estetica del viso e, conseguentemente, sulla qualità della vita vegetativa e di quella di relazione del paziente. Si ricordi, a questo proposito, che la presenza di una leggera differenza tra i due emivolti è normale e costituisce, anzi, uno dei tratti caratterizzanti la morfologia della persona.

Parlando di asimmetria della mandibola, questa viene quantificata calcolando la distanza tra i punti centrali Pogonion, Gnathion e Menton. Con uno scarto inferiore ai 2 mm, l’asimmetria mandibolare si dice lieve. Essa diventa moderata nell’intervallo tra i 2 e i 4 mm e, infine, grave oltre i 4 mm di spostamento.

Un’asimmetria vera del ramo o del condilo della mandibola può essere definita, secondo Habets, con un asymmetry index superiore al 3%.

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Il ricorso a esami radiologici tridimensionali, come la TC cone beam, ha permesso una migliore definizione dei parametri delle asimmetrie facciali.

Nell’ambito dell’inquadramento di tali rilevanti problematiche, ribadendo come una minima discrepanza interessi la totalità della popolazione, pare interessante valutare l’aspetto epidemiologico.

Gli studi, condotti principalmente nell’ambito della chirurgia ortognatica, riportano una prevalenza compresa tra il 12 e il 37%, in popolazioni diverse e rispetto a relazioni scheletriche antero-posteriori diverse. Alcuni autori riportano una maggiore prevalenza di asimmetrie nell’ambito delle malocclusioni di III classe, rispetto a II e I classi. È stato pertanto ipotizzato che un'eccessiva crescita della mandibola nei pazienti di III classe possa rappresentare un fattore di rischio per uno sviluppo sbilanciato della mandibola su entrambi i lati.

Recentemente, la revisione sistematica della letteratura, condotta da Evangelista e colleghi e pubblicata su Angle Orthodontist, si è proposta di definire in maniera accurata, allo stato attuale delle conoscenze, la prevalenza delle asimmetrie mandibolari nelle 3 classi di relazione intermascellare.

La ricerca, aggiornata a marzo 2021, ha coinvolto le banche dati PubMed, EMBASE, LILACS, Web of Science, Scopus, LIVIVO. Partendo da una base di più di 5000 record, sono stati inclusi, infine, 5 studi osservazionali, due con rischio di bias basso, uno con rischio moderato e due con alto rischio. Persiste, a tal proposito, una certa eterogeneità.

Prevalenza delle asimmetrie mandibolari

Nel complesso, la prevalenza dell’asimmetria mandibolare varia dal 17.43% al 72.95%: si valuti, tuttavia, come si declinano tali dati. Le malocclusioni di I classe mostrano una prevalenza compresa tra il 17.66% e il 55.6% in termini di deviazione orizzontale del mento e del 68.98% rispetto all’indice di asimmetria verticale. Tali dati passano, rispettivamente, al 10%-25.5% e 71.7% nelle malocclusioni di II classe e al 22.93-78% e 80.4% in quelle di III classe.

In conclusione, la revisione sistematica conferma le precedenti indicazioni, attestanti la massima prevalenza delle asimmetrie mandibolari nei pazienti con malocclusioni di III classe. Per quanto riguarda le altre due classi, la II risulta quella meno frequentemente interessata: tali dati, tuttavia, non possono essere reputati ancora definitivi.

Riferimenti bibliografici a proposito di asimmetrie mandibolari

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34546287/

Le asimmetrie mandibolari: quanti casi ? - Ultima modifica: 2022-01-27T06:12:26+00:00 da redazione

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