La prima impronta in protesi totale

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Come illustrato in un precedente lavoro, il successo clinico di una protesi totale rimovibile dipende da una moltitudine di fattori, soprattutto fisici. Per quanto esistano effettivamente conformazioni di cresta più ricettive ed altre che sfavoriscono il trattamento, non esistono tavolati ossei che, se sufficientemente ampi, impediscono del tutto la realizzazione di un manufatto stabile. Sarà fondamentale però osservare tutti i criteri che garantiscano la massima congruità, di modo da garantire il migliore affrontamento tra mascellare e protesi, con interposizione di un velo sottile, ma regolare di liquido salivare. È chiaro che la realizzazione di un prodotto raffinato non potrà non iniziare con la riproduzione precisa dei tessuti attraverso l’esecuzione di una buona importa; al contrario, qualsiasi errore iniziale si ripercuoterà nelle fasi successive.

Più di 20 video reperibili a questo link illustrano step by step la realizzazione di una protesi totale in paziente totalmente edentulo

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La prima impronta serve alla realizzazione della base della protesi e deve tenere conto di alcuni criteri; in particolare, dovrà riprendere al meglio il letto protesico in sezione trasversale, approfondendosi nel vestibolo e, inferiormente, nell’area sublinguale senza iperestendere la muscolatura, come spesso accade quando si utilizzano portaimpronte per dentuli. A tal proposito, la maggior parte dei protocolli suggerisce di iniziare con portaimpronte del commercio indicati in maniera specifica per i pazienti edentuli. Alcuni di essi riprendono proprio la forma del margine di una protesi e sono disponibili in una varietà tale da permettere di avvicinarsi molto ai margini ideali; vengono solitamente commercializzati con strumenti, simili a compassi, atti a guidare il clinico nella scelta del cucchiaio maggiormente indicato. Il bordo potrà essere ulteriormente corretto in eccesso con l’aggiunta di cera o silicone.

Le aree di riferimento più importanti, in questa fase, sono probabilmente le tuberosità dei mascellari e, inferiormente, il trigono retromolare e l’area sublinguale.

I materiali più frequentemente utilizzati in questa fase sono forse gli alginati e i polisolfuri: pur essendo assai diversi, permettono entrambi una resa notevole, oltre che l’eventuale rettifica dell’impronta.

Il clinico potrà scegliere di utilizzare una delle tecniche d’impronta, divise essenzialmente in due grosse categorie. L’impronta funzionale, che rileva il margine attraverso l’effettuazione di movimenti precisi con le labbra e la lingua. Se si utilizza, al contrario, un’impronta non funzionale, i tessuti marginali vengono sottoposti a carichi inferiori. Le due tecniche, comunque, se seguite correttamente, sono ugualmente efficaci.

Lo sviluppo dei modelli permette poi la delimitazione dei margini sui quali verrà modellato il portaimpronte individuale. I materiali di scelta sono le resine acriliche e quelle fotopolimerizzabili. Si tratta di un passaggio in cui la comunicazione fra odontoiatra e tecnico è di massima importanza. Idealmente, il cucchiaio ideale non dovrà presentare sottosquadri, dovrà mantenere uno spessore costante, subire una minimale contrazione da polimerizzazione e, una volta in bocca, dovrà risultare stabile; nella maggior parte dei casi, verrà corretto comunque.

Nel caso dell’impronta definitiva, può essere utilizzata solitamente una varietà più ampia di materiali: polieteri, siliconi per addizione, paste allo zinco eugenolo, oltre ai già citati polisolfuri

La prima impronta in protesi totale - Ultima modifica: 2016-01-17T08:30:29+00:00 da redazione

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