Indicazioni da un consensus report sul legame tra parodontopatia e malattie cardiovascolari

DM_il dentista moderno_cardiovascolari

Ai tempi dell’emergenza Coronavirus e, in generale, di un interesse (doverosamente) rinnovato per le patologie infettive, l’opposta categoria delle non-communicable disease merita a sua volta attenzione da parte della comunità medica. Non solo in quanto copre circa il 70% della mortalità globale, ma per il fatto che, nonostante tutto, la prevalenza di tali patologie sia in aumento, soprattutto in virtù dell’invecchiamento della popolazione e dei cambiamenti nello stile di vita.

Al primo posto rimangono le malattie cardiovascolari, che da sola copre quasi la metà della mortalità da patologie non trasmissibili, e causa in Europa quasi 4 milioni di morti l’anno: un trend oggi in discesa, in un periodo di 25 complessivamente di crescita.


 

 

Il termine “patologia cardiovascolare” comprende un insieme di patologie correlate all’aterosclerosi, tra le quali spiccano coronaropatie, accidenti cerebrovascolari e vasculopatie periferiche. A essa sono poi correlate importanti comorbidità, infettive o infiammatorie e immuni: tra le seconde si possono ricordare artrite reumatoide, psoriasi, lupus eritematoso sistemico e anche parodontite.


 

 

Venendo al diretto e primario interesse dell’odontoiatra, la malattia parodontale, malattia infiammatoria dotata anche di una base infettiva, presenta apparentemente pochi tratti comuni con la patologia cardiovascolare: è anch’essa una non-communicable disease, dotata a sua volta di elevata prevalenza globale, attestabile intorno al 45%–50%, l’11% per quanto riguarda la forma più grave. Diverse recenti evidenze, in realtà, supportano oggi l’associazione indipendente tra parodontite severa e, appunto, malattie cardiovascolari. Una prima correlazione epidemiologica venne evidenziata nel corso del workshop condotto nel 2012 da membri della European Federation of Periodontology (EFP) e dell’American Academy of Periodontology (AAP).

EFP: le malattie cardiovascolari e le correlazioni con la parodontite

Lo scorso anno si è tenuto a Madrid un workshop multidisciplinare tra EFP ed esperti della World Heart Federation (WHF). In tale sede, le evidenze epidemiologiche sono state aggiornate e altre 3 revisioni tecniche sono state compiute. Queste verranno qui di seguito riassunte ma si consiglia la lettura dell’articolo recentemente pubblicato sul  a cura di diverse firme prestigiose (Sanz, Jepsen, Tonetti e molti altri), in cui sono indicate anche diverse raccomandazioni cliniche.

Dal punto di vista epidemiologico, vi sono evidenze per quanto riguarda l’associazione della parodontite con le tre principali malattie cardiovascolari sopracitate. La condizione sottostante potrebbe consistere in un aumentato rischio di disfunzione endoteliale, condizione che rappresenta il primum movens dell’aterogenesi.

Tra i meccanismi in grado di spiegare il dato epidemiologico, la batteriemia che normalmente deriva da un intervento odontoiatrico ma anche dalla vita quotidiana potrebbe distinguersi nel parodontopatico per quantità (durata) e qualità (virulenza dei microrganismi). Vi sono indicazioni anche sulla presenza di patogeni parodontali nel microbiota della placca ateromasica. Il filo conduttore è sempre l’infiammazione.

Per quanto riguarda, infine, la prevenzione primaria, la progressione dell’aterosclerosi potrebbe essere influenzata dal successo del trattamento parodontale in maniera indipendentemente rispetto ai fattori di rischio classici della malattie cardiovascolari.

Riferimenti bibliografici
Indicazioni da un consensus report sul legame tra parodontopatia e malattie cardiovascolari - Ultima modifica: 2020-03-13T07:49:20+00:00 da redazione
Indicazioni da un consensus report sul legame tra parodontopatia e malattie cardiovascolari - Ultima modifica: 2020-03-13T07:49:20+00:00 da redazione
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