Indicazioni cliniche in caso di agenesia dell’incisivo laterale

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Se si esclude il terzo molare, l'incisivo laterale superiore rappresenta il secondo elemento dentario più frequentemente soggetto ad agenesia: in tal senso segue, con una prevalenza attestabile a partire dal 4%, solamente il secondo premolare inferiore. Questo dato risulta particolarmente importante se soppesato all'impatto estetico di tale problematica.

Recentemente, Westgate ha pubblicato un interessante articolo su British Dental Journal, illustrando le opzioni cliniche percorribili di fronte al quadro in oggetto.

Alvero decisionale in caso di agenesia

A tale proposito, appare evidente come un approccio efficace e anche “contemporaneo” si giochi sulla programmazione e sulla multidisciplinarità. In questo senso, con le attuali sistematiche digitali è possibile previsualizzare il risultato finale e impostare integralmente il flowchart – alla poltrona e in laboratorio – in forma digitale. Semplificando, l'ausilio di un wax-up diagnostico è particolarmente consigliato.

In primo luogo, la mancata eruzione dell'elemento, per essere confermata come agenesia, deve essere indagata anche radiograficamente. Una possibile spia consiste nell'ectopia del canino omolaterale. Rispetto all'incisivo controlaterale, si osserva la regola dei 6 mesi come cutoff di tolleranza nel ritardo di permuta, prima del riscontro radiografico.

Dal punto di vista pratico, di fronte a un quadro accertato di agenesia, il clinico si trova a poter scegliere tra 3 opzioni principali: (1) mantenere lo spazio con l'elemento deciduo, (2) chiuderlo e adattare gli elementi presenti, (3) oppure allargarlo e protesizzare il sito.

(1) L'opzione di mantenimento viene valutata sulla base del compromesso estetico, considerando la possibile presenza di diastemi o malposizionamenti. di conseguenza, più di tutte richiede la partecipazione attiva del paziente nel processo decisionale. È consigliabile un monitoraggio stretto fino alla completa eruzione del canino permanente, il cui processo eruttivo potrebbe, come detto, essere interessato. La scelta offre comunque la possibilità, entro certi limiti, di differire le due alternative in esame in caso di complicanze a carico del deciduo o di nuove esigenze estetiche da parte del paziente adulto.

(2) La chiusura è una scelta terapeutica essenzialmente basata sull'ortodonzia e che, all'occorrenza, può richiedere degli aggiustamenti restaurativi. Gli scenari clinici che più si prestano a un intervento di questo tipo sono la presenza di diastemi di ampiezza limitata, l'affollamento, i casi di agenesia bilaterale, i profili di II classe divisione 1 e, dal punto di vista protesico, un canino indicato al camouflage e un diastema che non inficia sulla simmetria. Il citato camouflage del canino, adattato a nuovo incisivo laterale, rappresenta un intervento soggetto a quattro variabili principali: colore, dimensioni, forma e aspetto del primo premolare, che a sua volta sostituirà il canino.

(3) Contrariamente a quanto detto per la soluzione ortodontica, la riabilitazione protesica (e in particolare implanto-protesica) dopo allargamento, si presta maggiormente ai casi di agenesia singola e particolarmente ai diastemi più ampi (che coprano almeno i 3/4), oltre a casi particolari come le III classi. La soluzione implantare richiede il rispetto della proporzione rispetto all'incisivo centrale e, in termini di misure, esige una spaziatura centrale canino pari a 7 mm, tanto a livello intercoronale che interradicolare.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30903060

Indicazioni cliniche in caso di agenesia dell’incisivo laterale - Ultima modifica: 2019-05-04T07:18:24+00:00 da redazione
Indicazioni cliniche in caso di agenesia dell’incisivo laterale - Ultima modifica: 2019-05-04T07:18:24+00:00 da redazione
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