Indicazione del consensus meeting FDI 2018 su perimplantite e terapia non chirurgica

DM_il dentista moderno_impianti_perimplantite

Il consensus meeting FDI del 2018 ha fornito diverse indicazioni cliniche riguardo alla patologia emergente del corrente segmento di storia dell'odontoiatria, ossia la perimplantite. Le risposte fanno riferimento a un totale di quattro position paper sull'argomento e recentemente sono comparse su International Dental Journal.

La presente trattazione vuole soffermarsi su alcune di tali risposte.

La diagnosi di perimplantite si basa sulla presenza di sanguinamento e/o suppurazione al sondaggio, di un aumento della profondità di sondaggio rispetto alle precedenti indagini e di una perdita di osseo crestale che trascende quella attesa inizialmente e legata al fisiologico rimodellamento osseo.

In assenza di reperti precedenti, la diagnosi si basa, in aggiunta a sanguinamento e/o suppurazione, su una profondità di sondaggio ≥6 mm e su un livello osseo ≥3 mm apicalmente alla porzione più coronale della parte intraossea dell'impianto.

Si consideri che la rilevazione con la sonda parodontale è influenzata da forza del sondaggio, grado di infiammazione ed edema dei tessuti molli e caratteristiche del restauro: posizione dell'impianto nella cavità orale, differenze di forma e contorno protesico. Gli autori indicano di effettuare il primo sondaggio al momento del carico protesico; nel caso la manovra risultasse impossibile, viene suggerito di intervenire rimuovendo la protesi.

In caso di effettivo stato infiammatorio, una volta ben investigato il compenso dell'igiene domiciliare tenuto dal paziente, il primo intervento consiste proprio nella valutazione della sovrastruttura protesica, al fine di individuare residui di cemento (naturalmente assenti in caso di protesi avvitata), sottosquadri e altri ricettacoli di placca.

Essendo la perimplantite considerata come la condizione equivalente alla parodontite a livello implantare, anche il razionale terapeutico vero e proprio ne risulta influenzato.

Considerando l'efficacia dell'approccio non chirurgico, il solo debridement è indicativamente in grado di ridurre il sanguinamento al sondaggio del 20-50% ed eventualmente la profondità di sondaggio (≤1 mm). La stessa terapia meccanica, abbinata a rinforzo dell'igiene domiciliare, è in grado di portarre la riduzione della profondità di tasca fino a 0,5–1,0 mm.

Tali evidenze indicano come la terapia non chirurgica sia da indicare come prima linea di approccio, soprattutto nella fase di transizione da mucosite perimplantare a perimplantite. Terapie addizionali come antisettici, antibiotici, antimicrobici, laserterapia e probiotici comportano solo miglioramenti minimali: diagnosi e trattamento precoce rimangono gli elementi chiave per il successo clinico.

In caso di perimplantite può essere necessario aggiungere nel piano di cure anche una terapia di tipo chirurgico. Al contrario, nel caso in cui il trattamento di prima linea risulti sufficiente a riportare sotto controllo i parametri parodontali, può essere necessario impostare un mantenimento a cadenza al massimo semestrale.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31478575

Indicazione del consensus meeting FDI 2018 su perimplantite e terapia non chirurgica - Ultima modifica: 2019-10-31T07:12:41+00:00 da redazione
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